Caserta (Graziana Iadicicco) – C’è un filo rosso, un trait d’union tra Lipari e Caserta sin dai lontani anni Settanta del Settecento, quando una comunità di marinai eoliani fu trasferita, per volontà di Ferdinando IV di Borbone, nel cuore della Reggia di Caserta. I Liparoti — così denominati per la loro provenienza dalle isole Eolie — trovarono dimora soprattutto nel cosiddetto complesso dei Passionisti a Casagiove: un fabbricato di origine settecentesca inizialmente adibito ad alloggio familiare per gli schiavi saraceni impiegati nella costruzione della Reggia casertana.
Dopo questo primo utilizzo, il palazzo casagiovese fu restaurato e ampliato da Carlo Vanvitelli nel 1773 e assegnato al Real Corpo dei Volontari di Marina, detti Liparoti. Questi soldati assistevano il re nelle attività venatorie, nelle esercitazioni navali e nella vigilanza delle reali delizie, assumendo progressivamente un ruolo strategico a supporto delle molteplici attività della corte borbonica. Nel 1786 il corpo venne poi sciolto e, attualmente, il complesso casagiovese è interessato da un’importante fase di recupero grazie a un rigoroso progetto di restauro che punta a trasformare quel luogo storico in un vero e proprio hub culturale.
Presso la sala conferenze dell’Archivio di Stato di Caserta, ubicato nella maestosa Reggia borbonica, si terrà alle ore 11 la presentazione del volume “I Liparoti del Re”, un’intrigante riscoperta di questa pagina poco conosciuta della storia del Regno delle Due Sicilie. Il prezioso volume interrelaziona monumenti e documenti con l’obiettivo di approfondire il secolare legame tra Caserta e Lipari, oggi rinnovato e ribadito anche grazie a un recente protocollo d’intesa, sottoscritto nel marzo 2026 tra l’Archivio di Stato di Caserta e il Comune di Lipari.
Il libro, finanziato dal Comune di Lipari, si arricchisce inoltre dei contributi di Vito Ailara, presidente del Centro Studi dell’isola di Ustica, e di Giuseppe La Greca, storiografo delle Isole Eolie, offrendo un quadro ampio e approfondito del ruolo storico dei Liparoti nel Mediterraneo borbonico.
Un’occasione preziosa per riportare alla memoria e tutelare il ricordo di quelle migrazioni e tradizioni marinare, tra antichi e nuovi legami che conducono alla riscoperta di storie, consuetudini e connessioni storiche capaci di rinnovarsi nel presente e nel futuro.
Dopo i saluti introduttivi della direttrice dell’Archivio, Fortunata Manzi, interverranno Riccardo Gullo, sindaco di Lipari, e gli autori del volume, Vega De Martini e Gianfranco Natoli.
L’iniziativa, completamente gratuita e aperta al pubblico, rappresenta un passo importante per riscoprire, attraverso la ricerca storica, un legame sorprendente tra Lipari, Ustica e la Terra di Lavoro, custodito tra le pieghe della memoria del Regno di Napoli.
Se cultura — come affermò Ranuccio Bianchi Bandinelli nel 1974 — «non significa erudizione, ma significa essenzialmente capacità di comprendere il presente attraverso la conoscenza del passato, e la conoscenza del passato non è solo nozione, ma anche e soprattutto comprensione», allora si rende necessario lo studio di queste vicende storiche per comprendere tutto ciò che riguarda il presente. E «tutto ciò esercita ancora un’attrattiva, talvolta addirittura un fascino, anche sulle nuove generazioni».

