Caivano (Carlo Pascarella) – In città la legalità non sarà soltanto una parola da pronunciare in una ricorrenza civile, ma una chiamata pubblica alla responsabilità. Sabato 23 maggio, alle ore 10.30, Palazzo Capece diventerà infatti il luogo di un confronto denso di significato, promosso dall’associazione ODV “Sveglia Caivano” in occasione della Giornata della Legalità e nel ricordo della strage di Capaci.
L’iniziativa nasce per custodire la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi nell’attentato mafioso del 23 maggio 1992, ma anche per rinnovare l’impegno civile nel solco tracciato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della difesa dello Stato di diritto.
La mattinata sarà moderata dal giornalista Franco Buononato e si aprirà con i saluti istituzionali di Nino Navas, presidente dell’associazione “Sveglia Caivano” e vicepresidente del Consorzio Asi Caivano, del sindaco Antonio Angelino e di don Peppino Esposito, presidente dell’associazione San Pietro.
Il cuore dell’appuntamento sarà affidato agli interventi di figure di primo piano del mondo giudiziario, accademico e sociale: Elisabetta Garzo, già presidente del Tribunale di Napoli; Maria Di Mauro, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Napoli Nord; Clara Niola, avvocata specializzata in diritto penale familiare e minorile; Ciro Pizzo, docente di Sociologia giuridica all’Università Suor Orsola Benincasa.
Non si tratta di una semplice cerimonia commemorativa, ma di un laboratorio morale e civile. Caivano, città spesso raccontata attraverso le sue ferite, sceglie di proporsi come spazio di rigenerazione, dove scuole, cittadini, magistratura, mondo associativo e istituzioni possono ritrovarsi attorno a un lessico comune: giustizia, educazione, partecipazione, coraggio.
La scelta di Palazzo Capece conferisce all’evento un valore ulteriore. Un luogo istituzionale e identitario viene chiamato a ospitare una riflessione pubblica che riguarda l’intera comunità, soprattutto le nuove generazioni, alle quali la cultura della legalità deve essere consegnata non come formula astratta, ma come pratica quotidiana.

