Caserta (Graziana Iadicicco) – Sulle strade di Vanvitelli: torna la Randonnée Reale Borbonica tra cultura, borghi e ciclismo sostenibile
La Randonnée Reale Borbonica, sulle orme del grande architetto Luigi Vanvitelli, torna domenica 17 maggio 2026. La manifestazione, selezionata nell’ambito del Piano di Valorizzazione Partecipata del Museo Reggia di Caserta, è organizzata dall’ASD Cambia con la collaborazione del Comune di Piana di Monte Verna e della stessa Reggia di Caserta.
Cinque percorsi, borghi in rete e una visione condivisa: non soltanto una randonnée, né esclusivamente ciclismo. Si tratta di un itinerario articolato, scandito da continui richiami tra paesaggio, memoria storica e patrimonio culturale. La cultura diventa infatti il tessuto connettivo che alimenta e conferisce significato all’intero tragitto, trasformando ogni tappa in occasione di scoperta e partecipazione.
Già durante la presentazione ufficiale dell’iniziativa, svoltasi quasi un mese fa nella Sala Terra di Lavoro della Reggia di Caserta, è emersa con forza l’idea del palazzo vanvitelliano quale fulcro di un sistema territoriale ben più ampio, concepito oltre i suoi stessi confini monumentali.
Giunta alla nona edizione, la Randonnée Reale Borbonica propone un modo differente di attraversare i luoghi: interpretarli mentre scorrono sotto le ruote, creando connessioni tra ciò che spesso appare distante o separato — il monumento e il paesaggio, il centro urbano e le aree interne — con partenza e arrivo fissati a Piana di Monte Verna.
La chiave di lettura dell’edizione 2026 consiste nel seguire le tracce della visione di Luigi Vanvitelli senza arrestarsi alla magnificenza della Reggia, ma percorrendone le “diramazioni” vive: l’Acquedotto Carolino, le sorgenti del Fizzo, i ponti e le infrastrutture che ancora oggi collegano territori differenti, rendendoli parte integrante di un’esperienza dinamica e sostenibile.
Tra le novità più significative spicca l’attraversamento del Ponte di Durazzano, secondo ponte dell’Acquedotto Carolino: un passaggio non soltanto tecnico, ma altamente simbolico, perché restituisce centralità a territori spesso considerati marginali, mettendoli in relazione diretta con uno dei complessi monumentali più prestigiosi d’Europa.
A questo percorso si affianca anche il tracciato gravel, pensato per chi desidera un contatto ancora più autentico e immersivo con il territorio. Complessivamente saranno cinque i percorsi previsti, calibrati per coinvolgere fasce differenti di età ed esperienza.
I tracciati da 300 e 200 chilometri, inseriti nei circuiti dell’Audax Club Parisien e dell’Audax Randonneur Italia, rappresentano la dimensione più completa e impegnativa della randonnée. Le distanze da 110 e 60 chilometri ampliano invece la partecipazione a un pubblico più vasto, mentre il percorso gravel da 100 chilometri segue integralmente il tracciato dell’Acquedotto Carolino, offrendo una lettura alternativa e profondamente immersiva del paesaggio.
La vera identità della manifestazione emerge soprattutto nel rapporto con il territorio. Non soltanto punti di controllo, ma comunità coinvolte con la propria storia, la memoria collettiva e l’impegno civile: Giano Vetusto, Gioia Sannitica, Dugenta, Airola, Durazzano, Valle di Maddaloni, l’Oasi WWF Bosco di San Silvestro, Casertavecchia con l’Eremo di San Vitaliano, fino a Villa Santa Croce.
Ogni tappa diventa presidio di accoglienza e partecipazione; persino il ristoro assume un significato culturale e identitario. A Gioia Sannitica sarà Slow Food a curare uno spazio dedicato alle eccellenze gastronomiche locali, mentre alla partenza e all’arrivo l’ospitalità sarà affidata alla Pro Loco Pianese, tra colazioni con prodotti tipici e pasta party conclusivo.
La Randonnée Reale Borbonica continua così a seguire una traiettoria precisa: non limitarsi ad attraversare i luoghi, ma lasciare segni duraturi nel tempo, non soltanto sul piano sportivo, bensì anche culturale e sociale. In un’epoca in cui molti eventi rischiano di consumare e mercificare i territori, questa manifestazione prova ancora a costruire un legame autentico tra Caserta e le aree considerate periferiche, restituendo integrità, connessione e identità ai luoghi, nell’ottica del bonum commune.

