– La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito un’ordinanza del Gip del Tribunale di Napoli Nord nei confronti di due indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state prodotte false attestazioni di avanzamento dei lavori relative a interventi edilizi mai avviati
– L’inchiesta del Gruppo di Giugliano in Campania segue il sequestro preventivo disposto a luglio: oltre ai crediti fiscali per più di 14 milioni di euro erano stati sottoposti a vincolo il complesso aziendale e le quote di due società con sede a Napoli
Aversa (Redazione) – Dietro la complessa architettura delle agevolazioni fiscali destinate alla riqualificazione degli edifici, secondo l’ipotesi formulata dagli investigatori, si sarebbe sviluppato un meccanismo capace di trasformare lavori mai avviati in crediti d’imposta successivamente monetizzati.
È il quadro che emerge dall’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e condotta dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli.
Le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali interdittive emessa dal Gip del Tribunale di Napoli Nord nei confronti di un imprenditore e di un professionista.
I due risultano gravemente indiziati, in concorso, del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Il provvedimento rappresenta un nuovo sviluppo dell’attività investigativa svolta dai finanzieri del Gruppo di Giugliano in Campania.
Le indagini avevano già portato, nello scorso mese di luglio, al sequestro preventivo di crediti d’imposta ritenuti inesistenti per un ammontare superiore a 14 milioni di euro.
Contestualmente erano stati sottoposti a sequestro anche il complesso aziendale e le quote di due società, la “Domus s.r.l.” e la “Gloria Holding s.r.l.”, entrambe con sede a Napoli.
Al centro degli accertamenti figura, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il rappresentante legale di una società incaricata da diversi condomìni quale general contractor.
L’impresa avrebbe dovuto occuparsi della progettazione e dell’esecuzione di interventi di ristrutturazione edilizia beneficiando delle agevolazioni fiscali introdotte dal decreto legge numero 34 del 2020, il cosiddetto “Decreto Rilancio”.
Secondo l’ipotesi investigativa, tuttavia, i lavori edilizi proposti ai condomìni non sarebbero mai stati avviati.
Nonostante ciò, avvalendosi della collaborazione di tecnici che la Procura definisce compiacenti, sarebbero state emesse le relative fatture.
Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere la produzione di asseverazioni relative a stati di avanzamento dei lavori che, secondo gli investigatori, non avrebbero trovato corrispondenza nell’effettiva esecuzione degli interventi.
Il rappresentante dell’impresa avrebbe poi provveduto a trasmettere attraverso l’apposito portale Enea le pratiche relative agli interventi di efficientamento energetico.
Una volta ottenuto il visto di conformità da parte degli asseveratori fiscali, sarebbe stata inoltrata la documentazione che avrebbe consentito di generare, pur in assenza dei presupposti contestati dagli investigatori, crediti d’imposta sui cassetti fiscali dei singoli condomìni.
I crediti sarebbero stati quindi trasferiti all’impresa riconducibile all’indagato.
L’ultimo passaggio del meccanismo ricostruito dagli inquirenti avrebbe riguardato la loro “monetizzazione”, attraverso la cessione a istituti di credito e ad altri soggetti giuridici.
Sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini, il Gip di Napoli Nord ha quindi emesso le misure cautelari interdittive nei confronti dei due indagati.
Per l’imprenditore è stato disposto il divieto di esercitare imprese.
Nei confronti del professionista è stato invece disposto il divieto di esercitare la professione tecnica.
L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari e i provvedimenti cautelari sono suscettibili dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.
Il comunicato della Procura di Napoli Nord, datato 24 settembre 2026, è firmato dal procuratore della Repubblica Domenico Airoma.
L’attività investigativa prosegue dunque attorno a un sistema che, nell’ipotesi accusatoria, avrebbe utilizzato gli strumenti fiscali destinati alla riqualificazione edilizia per produrre crediti privi dei necessari presupposti.
Sarà ora il successivo percorso giudiziario a verificare la fondatezza delle contestazioni e a definire le eventuali responsabilità individuali.

