Caserta (Rosanna Girella) – Un’operazione della Polizia di Stato, scattata all’alba del 22 aprile 2026 su coordinamento della Procura di Milano, ha portato a perquisizioni anche nel Casertano nei confronti di giovani coinvolti in un gruppo neonazista attivo online, con un 19enne individuato come promotore e diversi partecipanti sparsi in tutta Italia, molti dei quali minorenni.
L’indagine nasce dal monitoraggio di una chat denominata “Terza Posizione”, utilizzata come punto di incontro virtuale per la diffusione di contenuti estremisti, propaganda neofascista, messaggi antisemiti e riferimenti espliciti all’ideologia nazista. In questo spazio digitale, gli indagati condividevano materiali, immagini e conversazioni che esaltavano la violenza e figure legate al terrorismo, alimentando un clima di radicalizzazione crescente.
Le perquisizioni hanno riguardato diversi ragazzi, tra cui alcuni residenti in provincia di Caserta, evidenziando come il fenomeno non sia limitato a una singola area geografica ma si sviluppi in modo capillare grazie alla rete. Gli investigatori hanno sequestrato dispositivi informatici per analizzare nel dettaglio le comunicazioni e ricostruire la struttura del gruppo.
Secondo quanto emerso, non si trattava solo di propaganda: all’interno della chat venivano discussi scenari di azione concreta, con l’idea di organizzare gruppi pronti a intervenire nel mondo reale, anche se al momento non risultano attacchi portati a termine.
L’elemento più preoccupante resta l’età dei coinvolti, spesso giovanissimi, attratti da contenuti estremisti che trovano terreno fertile nei social e nelle piattaforme di messaggistica.
Il caso riaccende così l’attenzione sul ruolo del web nella diffusione dell’odio e sull’urgenza di prevenire percorsi di radicalizzazione tra i più giovani. Caserta, in questo contesto, diventa uno dei tasselli di un’inchiesta più ampia che racconta un fenomeno nazionale, capace di crescere nell’ombra e di manifestarsi improvvisamente con tutta la sua pericolosità.

