– Confronto tra esperti, produttori e rappresentanti della rete Slow Food Campania: dai presìdi alla tutela delle varietà locali, fino alla necessità di rendere le eccellenze agroalimentari accessibili a un pubblico sempre più ampio
– Laboratori, Mercato della Terra, scambio dei semi e degustazioni hanno accompagnato la giornata dedicata alla ricchezza agronomica regionale, nel ricordo di Carlo Petrini e della visione culturale che ha trasformato il rapporto tra cibo e territorio
Campagna (Nota Stampa) – Un seme custodito e tramandato non conserva soltanto una varietà agricola. Dentro quella piccola materia vivente sopravvivono paesaggi, gesti contadini, conoscenze, economie familiari e una parte della memoria di una comunità.
È da questa consapevolezza che ha preso forma, presso l’Azienda Agricola Aita, in località Vallegrini a Campagna, l’incontro “Biodiversità, Cibo e Comunità – Aspettando Terra Madre”.
L’appuntamento, promosso in sinergia con Slow Food Campania e diverse realtà associative territoriali, ha riunito esperti, produttori e cittadini attorno a un interrogativo che riguarda sempre più da vicino il futuro dell’agricoltura: come proteggere la biodiversità senza trasformarla in una reliquia e come restituire alle produzioni locali un ruolo concreto nell’alimentazione quotidiana.
L’iniziativa ha offerto anche l’occasione per ricordare Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, nel quarantesimo anniversario della nascita del movimento.
Una figura evocata non soltanto attraverso la memoria personale, ma soprattutto per la visione che ha contribuito ad affermare: considerare il cibo come elemento di relazione fra ambiente, cultura, economia e coesione sociale.
L’incontro, introdotto e moderato da Vito Aita, ha registrato una significativa partecipazione di pubblico e si è sviluppato attraverso contributi dedicati alla tutela delle produzioni tradizionali e alla valorizzazione delle specificità territoriali.
Vito Trotta, già consigliere nazionale Slow Food, ha concentrato l’attenzione sull’importanza dei presìdi quali strumenti capaci di restituire valore economico e culturale a produzioni che rischierebbero altrimenti di essere marginalizzate.
Emblematico il caso della papaccella napoletana.
Un prodotto inizialmente svalutato e commercializzato a prezzi molto bassi che, attraverso il percorso di tutela e valorizzazione promosso dalla rete Slow Food, è riuscito progressivamente a conquistare riconoscibilità e valore.
Il tema dell’accessibilità è stato invece posto al centro dell’intervento di Vincenzo Aita, già assessore regionale all’Agricoltura.
Nel ricordare il suo primo incontro con Carlo Petrini, arrivato in Campania dal Piemonte come volontario in occasione del terremoto del 1980, Aita ha richiamato la necessità di evitare che i prodotti tutelati dai presìdi diventino esclusivamente beni destinati a una ristretta nicchia di consumatori.
Salvaguardare una produzione, secondo questa prospettiva, significa anche costruire le condizioni affinché possa raggiungere un pubblico più vasto e trovare uno spazio economicamente sostenibile sul mercato.
La biodiversità, dunque, non come lusso gastronomico, ma come patrimonio da riportare nella quotidianità.
Alla comunicazione e al rapporto diretto con i produttori è stato dedicato l’intervento di Rosanna Raimondo, responsabile regionale della comunicazione di Slow Food Campania, che ha illustrato l’esperienza maturata attraverso il lavoro condotto nel Vallo di Diano.
Un’altra prospettiva è arrivata da Rosario Giannattasio, dei Missionari Saveriani di Salerno, che ha affrontato il valore culturale della biodiversità richiamando anche le riflessioni contenute nell’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco.
Il rapporto fra ricerca scientifica e agricoltura è stato invece approfondito da Massimo Zaccardelli, dirigente di ricerca CREA e docente dell’Università degli Studi di Salerno, che ha illustrato l’efficacia del Tea Compost nella protezione delle piante dai funghi.
A sottolineare il particolare significato dell’edizione di quest’anno è stato Danilo Gorga, vicepresidente regionale di Slow Food, ricordando come si tratti del primo Terra Madre senza la presenza di Carlo Petrini.
La giornata non si è limitata al confronto teorico.
Uno dei momenti centrali è stato il Laboratorio del Gusto “Il gusto della biodiversità”, curato dalla chef Cristina De Vita, dell’Alleanza Cuochi Slow Food, insieme a Luciana Ponticelli e Cumpanatico Sud.
Il percorso ha consentito ai partecipanti di conoscere e degustare in purezza differenti varietà di legumi: ceci decorticati, pisello centogiorni, fagiolo dente di morto, fagiolo dall’occhio dell’Alto Sele e maracucciata.
Accanto ai legumi sono stati proposti sul pane diversi prodotti appartenenti all’Arca del Gusto e ai Presìdi Slow Food.
Dal Carciofo Bianco di Pertosa alla papaccella napoletana grigliata o sott’olio, dalla confettura di Albicocche Crisommole del Vesuvio al paté di torzella, la degustazione si è trasformata in un itinerario attraverso colture, sapori e territori campani.
Il programma è stato completato dal Mercato della Terra con i produttori regionali, dal Tavolo della Biodiversità dedicato allo scambio dei semi tradizionali e da un laboratorio pratico sul Tea Compost.
A concludere l’iniziativa è stata la degustazione della pasta di grani antichi dell’azienda Cicchetti, accompagnata dai fagioli muso nero di Oliveto Citra e preparata dalla chef Cristina De Vita.
Un ultimo piatto capace di sintetizzare il senso dell’intera giornata.
Tutela della biodiversità, infatti, non significa soltanto catalogare specie, conservare semi o difendere produzioni minori.
Significa mantenere vivo il legame fra ciò che cresce nei campi e ciò che arriva sulle tavole, fra il sapere di chi coltiva e la consapevolezza di chi sceglie cosa mangiare.
Campagna ha provato a raccontarlo attraverso il confronto, la ricerca e il gusto.
Perché una varietà agricola sopravvive davvero non soltanto quando viene protetta.
Sopravvive quando una comunità continua a coltivarla, riconoscerla, sceglierla e tramandarla.

