Campania, 87 miliardi per cambiare il territorio ma la spesa arranca: Caserta ferma sotto il 29% delle opere concluse

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– I Fondi per lo sviluppo e la coesione disegnano una delle più imponenti stagioni d’investimento degli ultimi anni, ma soltanto il 22% degli interventi regionali è arrivato al traguardo

– In Terra di Lavoro monitorati progetti per circa 100 milioni di euro: il 14% non è mai partito e la capacità realizzativa resta distante dalle province più virtuose

Caserta/Napoli (Redazione) – I miliardi, da soli, non costruiscono strade, non inaugurano ospedali e non restituiscono efficienza alle città. Tra la cifra impressa su un programma finanziario e l’opera consegnata alla collettività esiste una distanza che si misura in progetti, autorizzazioni, gare, cantieri e capacità amministrativa. È precisamente dentro questo spazio che si gioca oggi una delle partite più delicate per la Campania e, con numeri ancora più severi, per la provincia di Caserta.

La fotografia degli investimenti finanziati attraverso i Fondi per lo sviluppo e la coesione restituisce infatti un patrimonio economico imponente: circa 87,5 miliardi di euro di costo pubblico complessivo e oltre 117mila interventi, piccoli e grandi, destinati a incidere sull’assetto infrastrutturale, produttivo e sociale della regione.

Una massa finanziaria capace, almeno sulla carta, di modificare profondamente il volto della Campania. Il problema comincia nel momento in cui dalla disponibilità delle risorse si passa alla loro concreta traduzione sul territorio.

Secondo i dati aggiornati al 30 aprile e pubblicati sul portale governativo OpenCoesione, soltanto il 22% dei progetti monitorati risulta concluso. Oltre la metà, il 55%, si trova ancora in corso, mentre l’8% non è mai stato avviato.

Percentuali che impongono una riflessione lontana tanto dall’allarmismo quanto dalle rassicurazioni di maniera. Il denaro esiste, i programmi pure; ciò che diventa decisivo è la velocità con la quale la macchina pubblica riesce a trasformare quelle disponibilità in servizi, infrastrutture e occasioni di crescita.

Il capitolo più consistente riguarda trasporti e mobilità, settore al quale è destinato circa un quarto degli investimenti, il 25% del totale. Seguono competitività delle imprese con il 19%, ambiente e occupazione-lavoro entrambi al 10%, ricerca e innovazione all’8%, inclusione e salute al 7%. Cultura e turismo assorbono il 5%, istruzione e formazione un’altra quota del 5%, mentre capacità amministrativa, reti e servizi digitali ed energia completano il mosaico degli stanziamenti.

Dietro le percentuali affiorano opere che appartengono da anni al dibattito pubblico meridionale: collegamenti ferroviari e metropolitani, strutture sanitarie, riqualificazioni urbane, interventi ambientali e infrastrutture chiamate a colmare divari accumulati nel corso dei decenni.

Ed è proprio il confronto territoriale a rendere più delicata la posizione di Terra di Lavoro.

Come evidenziato in queste ore dalla stampa cartacea campana nell’analisi dei dati sulla coesione, Caserta presenta progetti monitorati per circa 100 milioni di euro, ma la quota di quelli conclusi rimane al di sotto del 29%, mentre il 14% non risulta ancora avviato.

Un dato che non autorizza semplificazioni, poiché ogni intervento possiede tempi, dimensioni e complessità differenti, ma che rende evidente una questione: reperire i finanziamenti costituisce soltanto il primo movimento di una procedura molto più lunga.

La qualità dell’amministrazione si misura anche nella capacità di progettare, appaltare, superare gli ostacoli burocratici, governare l’esecuzione e arrivare al collaudo senza trasformare ogni investimento in una traversata interminabile.

Il confronto con gli altri territori campani aiuta a comprendere meglio la situazione. Napoli concentra naturalmente la maggiore quantità di risorse, con 16,4 miliardi monitorati, mentre Salerno presenta 2,6 miliardi di progetti e una percentuale di opere concluse del 20%. Benevento, pur con dimensioni finanziarie inferiori, raggiunge invece una quota di completamento indicata intorno al 40%.

Anche questi numeri vanno letti con prudenza: paragonare territori caratterizzati da programmi profondamente diversi può risultare fuorviante. Tuttavia mostrano quanto la capacità di portare a compimento un’opera rappresenti ormai un indicatore politico e amministrativo almeno altrettanto importante dell’ottenimento delle risorse.

Per Caserta la questione assume un peso particolare. Terra di Lavoro continua a misurarsi con deficit infrastrutturali, collegamenti da potenziare, necessità sanitarie, riqualificazione urbana, tutela ambientale e sviluppo delle aree produttive. Ogni finanziamento rimasto troppo a lungo sulla carta non costituisce dunque soltanto una pratica amministrativa incompleta: rappresenta un pezzo di modernizzazione rinviato.

Il paradosso meridionale rischia altrimenti di riproporsi nella sua forma più antica: non più soltanto la scarsità del denaro, ma la difficoltà di spenderlo bene e nei tempi necessari.

Proprio per questo la stagione che si apre non può essere quella degli annunci. Occorre accelerare progettazioni e procedure, individuare gli ostacoli che rallentano gli interventi, rafforzare gli uffici chiamati a gestire programmi complessi e verificare con continuità lo stato di avanzamento delle opere.

La scadenza formale del 2027 aggiunge alla questione una dimensione temporale che non può essere ignorata. Il calendario amministrativo, davanti a investimenti di questa portata, diventa parte stessa della politica economica.

Ottantasette miliardi rappresentano una possibilità gigantesca per una regione che continua a pagare ritardi strutturali rispetto alle aree più sviluppate del Paese. Per Caserta, quei cento milioni monitorati costituiscono una porzione più piccola della medesima sfida, ma non per questo meno importante.

La ricchezza di un territorio, del resto, non si misura dal numero di milioni scritti nelle delibere. Si riconosce nelle opere terminate, nelle strade percorribili, negli ospedali funzionanti, nei collegamenti efficienti, nelle scuole sicure e nei servizi realmente disponibili.

Il finanziamento è una promessa. Il cantiere ne rappresenta la prova. L’opera consegnata ai cittadini, infine, è l’unico momento nel quale quella promessa diventa davvero sviluppo.