Caserta (Rosalba Moccia) – Dall’analisi dei dati 2024-2026 emerge il ritratto di una vera e propria emergenza sociale: le cause profonde che spingono migliaia di studenti campani a lasciare gli studi prima del traguardo.
In Campania la scuola non è solo un luogo di istruzione, main alcuni territori è la prima linea di una battaglia che dura da anni. È un presidio di resistenza contro un nemico visibile e concreto, la dispersione scolastica, un’emorragia di menti che troppo spesso sfocia nell’abbandono precoce degli studi.
Secondo i dati Istat 2025, la Regione Campania registra un tasso di uscita anticipata dalla scuola che si aggira intorno al 14-15%, un primato negativo che colloca la regione al primo posto in Italia. Una sorta bizzarria che trova un’amaragiustificazione nei numeri, infatti se nel resto del Paese il fenomeno è in decrescita, riducendo il divario con gli standard europei, in Campania il miglioramento è molto lento. Nonostante i dati siano più incoraggianti rispetto a un decennio fa, la forbice con le regioni del Nord resta purtroppo aperta, anzi si è pericolosamente allargata.
In questo scenario difficile, emerge la passione di quanti la scuola la fanno, dirigenti, docenti e personale ATA. In molti istituti campani, insegnare non è un mestiere, ma una missione vissuta in modo viscerale, che va ben oltre i propri doveri contrattuali. Eppure, questa dedizione instancabile e questo amore si scontrano troppo spesso con un muro di gomma. Lo sforzo del capitale umano, da solo, non può colmare i vuoti che molti ragazzi portano dentro mentrel’entusiasmo dei docenti rischia di bruciarsi contro la mancanza di mezzi e strumenti adeguati.
L’abbandono, di per sè non è un evento improvviso, ma èl’ultimo atto di un processo lento e spesso silente, è una strada lastricata di segnali d’allarme come l’assenteismo cronico, le bocciature ripetute, il disconoscimento dei ruoli,tutti sintomi di un distacco che culmina nell’interruzione definitiva della frequenza scolastica vale a dire nell’abbandono. Un fallimento che si consuma sotto la luce del sole, che riduce il capitale sociale, accresce la fragilità dei territori e la scuola smette di essere un ascensore sociale.
Lo SVIMEZ definisce le cause di questo fenomeno come strutturali. In Campania, la scuola sembra essere un presidio sociale part-time, solo il 18,5% degli alunni può frequentare le lezioni nel pomeriggio, contro una media nazionale del 40%. A questo si aggiunge una scarsità di servizi, le mense sono presenti solo nel 23% degli istituti e le palestre appena nel 21%. Senza infrastrutture, la scuola perde la sua forza attrattiva e il personale scolastico si ritrova a combattere una guerra a mani nude. Parallelamente, Save the Children sottolinea come l’abbandono sia indissolubilmente legato anche alla condizione economica delle famiglie, trasformando la povertà materiale in povertà educativa.
Tutti questi dati hanno come risultato un’Italia spezzata a metà. Mentre le regioni del Nord hanno quasi azzerato l’abbandono precoce scendendo sotto la soglia del 10%, la Campania resta imprigionata in una trappola le cuiconseguenze spesso sono scritte nel futuro lavorativo di questi giovani, come confermano gli ultimi dati Istat che appunto evidenziano che il fallimento scolastico è il preludio di quello occupazionale. La Regione Campania presenta difatti tassi di occupazione tra i più bassi del Paese e il numero più alto di giovani che non studiano e non lavorano i cosiddetti NEET.
L’epicentro del problema lo troviamo nel capoluogo, Napoli, soprattutto nelle aree nord ed est della città, dove la scuola combatte, nel vero senso della parola, quotidianamente con la concorrenza della strada. Caserta segue a ruota, ma con dinamiche differenti, qui la fuga dai banchi colpisce soprattutto gli istituti professionali e tecnici. Sul litorale domizio e nell’agro aversano, il mercato del lavoro informale assorbe i ragazzi troppo presto, alimentando un circolo vizioso di bassa scolarizzazione. Salerno vive invece una situazione duale tra costa e aree interne in sofferenza, mentre Avellino e Benevento si confermano le province più istruite, con una giustificazione d’abbandono dovuto allademotivazione per l’assenza di sbocchi futuri concreti.
In conclusione, l’abbandono scolastico in Campania non è una questione didattica ma è dovuto a debolezze cronicizzate che, senza un intervento a supporto della scuola, ultimo argine al degrado, si condannerà la Campania a restare indietro rispetto alla crescita del Paese, perdendo così la sua risorsa più preziosa, i giovani.

