– Operazione della Polizia provinciale di Caserta, con il supporto dell’Esercito e dell’Arpac: scoperto un sistema di smaltimento illecito delle acque reflue direttamente nel corso d’acqua. L’impianto di depurazione sarebbe stato modificato per eludere i controlli
– Riscontrate anche irregolarità urbanistiche ed edilizie. Identificati quattro lavoratori, uno dei quali risultato privo di permesso di soggiorno. Denunciato il titolare dell’attività nell’ambito dei controlli ambientali intensificati dal presidente della Provincia Anacleto Colombiano
Cancello ed Arnone (Redazione) – Le acque reflue e i residui delle lavorazioni di un autolavaggio finivano direttamente nell’alveo del fiume Agnena, attraverso un sistema di scarico abusivo che avrebbe consentito di aggirare i controlli ambientali. È quanto emerso da un’operazione della Polizia provinciale di Caserta, conclusasi con il sequestro giudiziario di un’attività di circa 600 metri quadrati nel territorio comunale di Cancello ed Arnone e con la denuncia del titolare.
L’intervento, condotto con il supporto dei militari dell’Esercito Italiano appartenenti al XIX Reggimento e dei tecnici dell’Arpac, rientra nell’intensificazione delle attività di vigilanza disposta dal presidente della Provincia di Caserta, Anacleto Colombiano, per contrastare i reati ambientali e le altre forme di illegalità sul territorio.
L’autolavaggio, gestito da un cittadino di nazionalità pakistana, era da tempo sotto osservazione da parte degli agenti della Polizia provinciale, diretti dal comandante Biagio Chiariello. Un’attività di monitoraggio che ha preceduto l’ispezione e consentito di approfondire le modalità di funzionamento dell’impianto.
Durante il sopralluogo, i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale hanno effettuato una serie di rilievi, individuando un sistema attraverso il quale le acque reflue e i residui delle operazioni di lavaggio venivano convogliati direttamente nel fiume Agnena, senza le necessarie autorizzazioni.
Una circostanza particolarmente significativa sotto il profilo ambientale, considerando che le acque provenienti dagli autolavaggi possono contenere detergenti, oli, idrocarburi e altre sostanze derivanti dalla pulizia dei veicoli, per le quali sono previste specifiche procedure di trattamento e smaltimento.
Gli approfondimenti hanno inoltre permesso di accertare, secondo quanto riferito dalla Provincia, una modifica artigianale dell’impianto di depurazione, che sarebbe stata realizzata proprio per eludere i controlli e consentire lo scarico irregolare.
Un elemento che conferisce particolare rilievo all’indagine, poiché non si tratterebbe soltanto di una gestione non conforme delle acque reflue, ma di un sistema modificato per aggirare le disposizioni poste a tutela dell’ambiente.
Le verifiche hanno fatto emergere anche difformità e abusi di natura urbanistico-edilizia, ampliando il quadro delle irregolarità riscontrate all’interno della struttura.
L’operazione ha riguardato, inoltre, la posizione dei lavoratori presenti nell’autolavaggio al momento dell’accesso degli agenti.
Sono stati identificati quattro operai intenti a svolgere la propria attività. Uno di loro, risultato privo di permesso di soggiorno, è stato accompagnato presso la Questura per le procedure di identificazione e fotosegnalamento.
I successivi accertamenti hanno evidenziato la sua permanenza irregolare sul territorio nazionale, circostanza che ha determinato ulteriori contestazioni nei confronti del titolare dell’esercizio.
Al termine delle operazioni, gli agenti hanno disposto il sequestro giudiziario dell’intera area, delle attrezzature utilizzate per l’attività e della tubazione attraverso la quale sarebbe avvenuto lo scarico illecito nel corso d’acqua.
Il provvedimento interessa quindi non soltanto la struttura, ma anche gli strumenti e gli impianti ritenuti rilevanti ai fini degli accertamenti.
Il titolare dell’autolavaggio è stato denunciato all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di reato contestate in materia di scarichi illeciti, ai sensi del Codice dell’Ambiente, violazioni urbanistico-edilizie e sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
Le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
L’operazione rappresenta un ulteriore intervento nell’ambito della strategia di controllo ambientale promossa dall’amministrazione provinciale guidata da Anacleto Colombiano, con particolare attenzione alle attività produttive e commerciali potenzialmente responsabili di scarichi non autorizzati.
Il coordinamento operativo della Polizia provinciale, sotto la direzione del comandante Biagio Chiariello, e la collaborazione con l’Esercito e l’Arpac hanno consentito di affrontare contemporaneamente diversi aspetti della vicenda, dalla tutela delle acque alla regolarità edilizia, fino alla verifica delle condizioni amministrative dei lavoratori.
Il caso assume particolare rilievo anche per la natura del luogo interessato. Il fiume Agnena costituisce parte del sistema idrografico del territorio e la sua salvaguardia richiede un’attenta vigilanza sulle attività che possono incidere sulla qualità delle acque.
Lo scarico non autorizzato di reflui industriali o provenienti da attività commerciali rappresenta infatti una violazione delle regole predisposte per prevenire l’alterazione degli ecosistemi acquatici e proteggere le risorse naturali.
Resta da verificare, attraverso gli eventuali ulteriori accertamenti tecnici, l’effettiva entità delle conseguenze ambientali riconducibili agli scarichi individuati. Il sequestro e le irregolarità contestate non consentono, da soli, di quantificare un eventuale danno al corso d’acqua.
La vicenda richiama anche la necessità di garantire condizioni di legalità nell’organizzazione del lavoro, affinché il rispetto delle norme ambientali proceda di pari passo con quello delle disposizioni urbanistiche e della disciplina sull’impiego dei lavoratori stranieri.
L’intensificazione dei controlli annunciata dalla Provincia di Caserta si traduce così in un’attività che mira non soltanto a individuare le violazioni, ma anche a prevenire comportamenti capaci di compromettere il patrimonio naturale e il corretto funzionamento delle attività economiche.
La tutela del territorio, soprattutto in aree attraversate da corsi d’acqua e caratterizzate dalla presenza di insediamenti produttivi, richiede un impegno costante delle istituzioni e degli organismi di vigilanza.
Il sequestro dell’autolavaggio di Cancello ed Arnone pone ancora una volta al centro dell’attenzione il rapporto tra attività economiche, rispetto delle regole e responsabilità ambientale. Una questione che riguarda non soltanto l’applicazione delle norme, ma anche il diritto delle comunità a vivere in un territorio nel quale le risorse naturali siano preservate e la legalità rappresenti una condizione imprescindibile dello sviluppo.

