– Il 10 settembre, nella basilica benedettina, la presentazione del volume curato da Lucinia Speciale, che ricostruisce organicamente cento anni di interventi conservativi su uno dei monumenti medievali più preziosi del Mezzogiorno
– La ricorrenza coincide esattamente con i primi restauri documentati del 1926: durante l’incontro sarà svelato anche un ritrovamento inedito emerso nel corso dei lavori e mai presentato prima al pubblico
Capua (Redazione) – Cento anni possono consumare la pietra oppure insegnare agli uomini come custodirla. A Sant’Angelo in Formis hanno fatto entrambe le cose: il tempo ha lasciato le proprie tracce, mentre generazioni di studiosi, tecnici e restauratori hanno lavorato perché quelle tracce non diventassero ferite irreparabili.
Il prossimo 10 settembre 2026, alle 17.30, la Basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis diventerà il luogo nel quale un secolo di tutela tornerà a raccontarsi attraverso documenti, studi, immagini e testimonianze.
L’occasione è la presentazione della pubblicazione «La priorale benedettina di Sant’Angelo in Formis. Documenti e studi per un secolo di restauri», curata da Lucinia Speciale.
Non una ricorrenza scelta soltanto per il fascino della cifra tonda. La data possiede infatti un preciso valore storico: proprio il 10 settembre 1926 risultano documentati i primi interventi di restauro sulla basilica.
A cento anni esatti di distanza, dunque, il monumento guarda alla propria storia conservativa e la trasforma in materia di conoscenza.
La pubblicazione ricostruisce per la prima volta, in maniera organica e sistematica, un secolo di interventi compiuti su quello che rappresenta uno dei patrimoni più preziosi del Medioevo nel Mezzogiorno.
Documenti d’archivio, rilievi, fotografie, studi specialistici e testimonianze inedite consentono di ripercorrere le principali tappe che hanno accompagnato la conservazione dell’edificio dal 1926 fino ai giorni nostri.
Dietro ogni restauro, del resto, non esiste soltanto una tecnica. Esiste una determinata idea del patrimonio, un modo di leggere il passato e, soprattutto, la consapevolezza maturata nel corso dei decenni su ciò che significhi davvero salvaguardare un bene culturale.
Il volume permette così di osservare anche l’evoluzione delle metodologie di intervento, delle conoscenze scientifiche e della sensibilità culturale che hanno orientato la tutela della basilica.
Sant’Angelo in Formis offre, d’altra parte, materia sufficiente per attraversare quasi mille anni di storia.
Ricostruita nel 1072 per volontà dell’abate Desiderio di Montecassino, destinato a diventare Papa Vittore III, la basilica costituisce una delle testimonianze più alte dell’architettura medievale dell’Italia meridionale.
La sua importanza non risiede esclusivamente nelle forme architettoniche.
All’interno custodisce infatti quello che il comunicato di presentazione definisce il più esteso ciclo di affreschi medievali del Sud Italia, patrimonio figurativo capace di restituire ancora oggi la forza spirituale e culturale del Medioevo benedettino.
Anche la sua posizione contribuisce a conferirle un carattere irripetibile.
Ai piedi del Monte Tifata, sulle vestigia dell’antico santuario dedicato a Diana Tifatina, la basilica domina un paesaggio nel quale archeologia, Medioevo e natura sembrano sovrapporsi senza cancellarsi.
Colonne e capitelli provenienti dall’antichità dialogano con l’architettura cristiana; all’esterno, il sagrato incorniciato dai cipressi apre lo sguardo verso la pianura del Volturno, Capua e, nelle giornate più limpide, fino al mare.
La serata del 10 settembre, tuttavia, non sarà rivolta soltanto all’indietro.
Ad accrescere l’interesse dell’appuntamento sarà infatti la rivelazione di un ritrovamento inedito, emerso durante i lavori di restauro e mai mostrato prima al pubblico.
Il comunicato non anticipa la natura della scoperta, conservando volutamente l’attesa per la presentazione: quel nuovo tassello della storia della basilica sarà svelato esclusivamente nel corso dell’incontro.
Ed è forse questo particolare a conferire all’iniziativa un significato ancora più suggestivo.
Un edificio millenario, studiato da generazioni, continua infatti a conservare qualcosa capace di sorprendere chi lo osserva.
Il centenario diventa così qualcosa di diverso da una semplice celebrazione: un punto di congiunzione fra ciò che gli studiosi hanno già ricostruito e quanto resta ancora da comprendere.
La presentazione del volume assume inoltre il valore di un riconoscimento al lavoro, spesso lontano dai riflettori, di studiosi, tecnici, restauratori e istituzioni che nel corso di cento anni hanno contribuito alla tutela e alla valorizzazione del complesso monumentale.
Proteggere un monumento di questa importanza significa, infatti, impedire che il tempo trasformi la memoria in assenza.
Significa studiare prima di intervenire, documentare prima di modificare, tramandare senza cancellare le stratificazioni che i secoli hanno depositato sulla materia.
Il 10 settembre 2026 Sant’Angelo in Formis celebrerà dunque cento anni di restauri, ma soprattutto cento anni di responsabilità verso la storia.
La presentazione di «La priorale benedettina di Sant’Angelo in Formis. Documenti e studi per un secolo di restauri» offrirà l’occasione per misurare la distanza percorsa dal 1926 e, nello stesso momento, interrogarsi sul futuro di un patrimonio che appartiene ben oltre i confini di Capua.
Perché restaurare non significa riportare indietro le lancette della storia. Significa permettere alla storia di continuare a parlare.
E forse il senso più autentico di questi cento anni è proprio racchiuso nella scoperta che attende di essere svelata: anche dopo un millennio, Sant’Angelo in Formis non ha ancora terminato di raccontarsi.

