Caro energia, Federitaly: «Alle Mpmi serve un piano strutturale»

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– La federazione lancia l’allarme sull’impatto dei costi energetici sulle micro, piccole e medie imprese e chiede al Governo un tavolo di confronto su energia e carburanti.

– Secondo Federitaly, in diverse filiere del Made in Italy il costo dell’energia arriva a superare il 10% del fatturato: la richiesta è di una misura nazionale pluriennale per sostenere efficienza e autonomia energetica.

Roma (Redazione) – Il caro energia rischia di trasformarsi in un problema strutturale per la competitività delle micro, piccole e medie imprese italiane, con conseguenze particolarmente pesanti per le filiere del Made in Italy. È l’allarme lanciato da Federitaly, che sollecita il Governo ad aprire un tavolo di confronto sui costi di energia e carburanti e a definire una strategia stabile per ridurre la dipendenza dalla rete.

In diversi comparti dell’agroalimentare, dalla pasta all’olio, dal latte alla frutta fino al vino, la spesa energetica arriva infatti, secondo la federazione, a superare il 10% del fatturato. Una voce che si aggiunge all’aumento dei costi logistici, delle materie prime e del lavoro, comprimendo i margini soprattutto delle realtà di minori dimensioni.

«Quando l’energia arriva ad assorbire oltre il 10% dei ricavi di un’impresa non siamo più davanti a una semplice oscillazione dei costi, ma a un problema di sostenibilità economica del modello produttivo», dichiara Carlo Verdone, presidente di Federitaly. «Il rischio è che molte piccole imprese, già impegnate in una competizione internazionale sempre più difficile, vedano progressivamente erodersi i propri margini fino a mettere in discussione investimenti, occupazione e, nei casi più fragili, la stessa continuità aziendale».

La federazione valuta positivamente gli interventi destinati a contenere nell’immediato il prezzo dei carburanti, ma ritiene che gli strumenti emergenziali non siano sufficienti a fronteggiare una situazione destinata, secondo l’organizzazione, a incidere stabilmente sui bilanci.

«I tetti ai prezzi e gli interventi emergenziali possono dare ossigeno, ma l’ossigeno dura finché resta aperta la bombola. Alle imprese serve una soluzione strutturale», prosegue Verdone. «Non possiamo continuare a rincorrere ogni emergenza con un nuovo bonus, un credito d’imposta temporaneo o un piccolo voucher. Occorre cambiare impostazione».

Il primo intervento indicato è un riordino delle agevolazioni esistenti, oggi distribuite tra strumenti nazionali, regionali e territoriali, con procedure e requisiti differenti. Una frammentazione che può rendere più complesso l’accesso agli incentivi proprio per le aziende più piccole.

Da qui la proposta di una misura nazionale pluriennale per favorire autonomia ed efficienza energetica delle Mpmi, con procedure semplici e tempi rapidi di erogazione. Tra gli investimenti indicati figurano fotovoltaico, sistemi di accumulo, efficientamento degli impianti produttivi, comunità energetiche e altre tecnologie capaci di ridurre il fabbisogno acquistato dalla rete.

«Dobbiamo uscire dalla logica dei mille rivoli», sottolinea Verdone. «Di fronte a un problema di questa portata non servono cento piccoli strumenti da poche migliaia di euro, ciascuno con procedure, scadenze e rendicontazioni differenti. Serve un fiume in piena: una misura nazionale riconoscibile, accessibile e sufficientemente finanziata, che consenta anche alla piccola impresa di programmare oggi gli investimenti che ridurranno domani la sua bolletta energetica».

Per Federitaly, il tema incide anche sulla competitività internazionale. Un’impresa italiana che sostiene costi superiori rispetto ai concorrenti parte infatti da una posizione di svantaggio nella formazione del prezzo finale, con possibili ricadute sulla presenza sui mercati esteri.

Nel comunicato viene richiamata anche una stima secondo cui le micro e piccole imprese italiane sostengono complessivamente un costo dell’elettricità superiore di circa 3,7 miliardi di euro rispetto alla media europea.

«Difendere il Made in Italy significa anche mettere le nostre imprese nelle condizioni di produrre in Italia», conclude Verdone. «La transizione energetica non può essere soltanto un insieme di obblighi da rispettare: deve diventare un’opportunità economica concreta». Da qui la richiesta al Governo di aprire un confronto con le rappresentanze del settore per riorganizzare gli strumenti esistenti e costruire una strategia di lungo periodo su energia e carburanti.