– La Procura di Napoli Nord sollecita la condanna di G. C., accusato di stalking, estorsione e appropriazione indebita ai danni di don Michele Verolla, scomparso nell’agosto 2025. Al centro della vicenda la controversia sulla presidenza del Comitato festeggiamenti
– Il sacerdote aveva disposto nel 2022 la cancellazione del Comitato dal registro dell’Agenzia delle Entrate. Seguirono manifesti, esposti e denunce, successivamente archiviati. Il processo proseguirà l’11 novembre con la discussione della difesa, prima della sentenza
Casaluce (Redazione) – Una tradizione religiosa secolare, profondamente radicata nell’identità di una comunità, trasformata nel terreno di una controversia giudiziaria segnata da accuse di persecuzioni, minacce e pressioni nei confronti di un sacerdote. Una vicenda che intreccia devozione popolare, contrasti sulla gestione dei festeggiamenti e una dolorosa storia umana torna al centro dell’attenzione a Casaluce, dove la Procura della Repubblica di Napoli Nord ha chiesto sei anni di reclusione per un ex maresciallo della Guardia di Finanza.
La richiesta di condanna è stata formulata dalla pubblico ministero Marianna Di Paolo nei confronti di G. C., militare delle Fiamme Gialle in pensione, imputato per stalking, estorsione e appropriazione indebita ai danni di don Michele Verolla, già parroco e rettore del Santuario di Casaluce, appartenente alla parrocchia di Santa Maria ad Nives.
Il sacerdote è deceduto nell’agosto 2025, ma il procedimento giudiziario prosegue davanti al collegio della seconda sezione penale del Tribunale di Napoli Nord, presieduto da Giacinta Santaniello.
A rappresentare in giudizio il sacerdote è stato l’avvocato Raffaele Crisileo, mentre la difesa dell’imputato è affidata all’avvocato Alfonso Quarto.
L’origine della vicenda risale ai primi mesi del 2022, quando esplose il contrasto sulla gestione del Comitato festeggiamenti della Madonna di Casaluce.
Una questione particolarmente delicata per una comunità nella quale la venerazione mariana costituisce da secoli un elemento fondamentale della vita religiosa e delle tradizioni popolari.
La festa raggiunge uno dei suoi momenti più solenni e suggestivi nel mese di giugno, con la traslazione della statua della Madonna dalla chiesa di Casaluce alla Cattedrale di Aversa.
Un rito che attraversa la memoria collettiva del territorio, coinvolgendo fedeli e famiglie e rinnovando un legame spirituale che supera i confini dei singoli comuni.
Proprio attorno all’organizzazione di questa ricorrenza si sarebbe sviluppata la controversia tra il sacerdote e l’ex sottufficiale.
Quest’ultimo ricopriva dal 2020 il ruolo di presidente delegato del Comitato festeggiamenti.
All’inizio del 2022, tuttavia, il parroco adottò un provvedimento con il quale disponeva la cancellazione del Comitato dal registro dell’Agenzia delle Entrate.
Una decisione che avrebbe provocato una profonda frattura tra le parti, dando origine a una lunga contrapposizione.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’ex maresciallo avrebbe reagito attraverso una serie di iniziative rivolte contro il sacerdote, tra cui l’affissione di manifesti nel territorio comunale e la presentazione di esposti e denunce alle autorità.
Le contestazioni formulate dalla Procura riguardano le modalità e le condotte che avrebbero accompagnato questa controversia, ritenute dall’accusa penalmente rilevanti.
La vicenda approdò anche davanti al giudice civile del Tribunale di Napoli Nord.
Nel giugno 2022, il magistrato riconobbe la legittimità del provvedimento adottato dal parroco, chiarendo che il presidente delegato del Comitato non disponeva di autonomi poteri sostanziali o di rappresentanza.
La decisione civile, pertanto, riconobbe al sacerdote la facoltà di procedere allo scioglimento dell’organismo.
Nonostante questo pronunciamento, la controversia proseguì sul piano giudiziario.
Gli esposti presentati dall’ex maresciallo determinarono l’apertura di procedimenti penali nei confronti del parroco, successivamente archiviati.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, quella successione di iniziative e il clima di tensione avrebbero avuto conseguenze significative sulle condizioni psicologiche del sacerdote.
Don Michele Verolla, infatti, avrebbe attraversato un periodo caratterizzato da ansia e sofferenza emotiva, tanto da rivolgersi a medici specialisti e psicologi.
La situazione lo avrebbe inoltre indotto a lasciare temporaneamente la propria abitazione per trasferirsi presso la sorella, residente nel vicino comune di San Marcellino.
Durante il dibattimento sono stati ascoltati anche professionisti sanitari che avevano seguito il sacerdote.
Le testimonianze, secondo quanto riferito, hanno confermato lo stato di ansia e depressione nel quale il parroco versava durante il periodo oggetto delle contestazioni.
Un elemento che assume rilievo nell’impianto accusatorio, poiché il reato di atti persecutori richiede l’accertamento di specifiche conseguenze riconducibili alle condotte contestate.
Sarà tuttavia il collegio giudicante a dover valutare complessivamente le prove, le testimonianze e gli argomenti delle parti, stabilendo se sussistano gli elementi necessari per una pronuncia di responsabilità penale.
La vicenda ha assunto nel tempo anche una dimensione profondamente umana, soprattutto alla luce della successiva scomparsa del sacerdote.
Don Michele Verolla è morto nell’agosto 2025 a seguito di un infarto, lasciando nella comunità il ricordo del proprio ministero pastorale e della lunga controversia che aveva accompagnato gli ultimi anni della sua vita.
Non risultano, sulla base delle informazioni disponibili, accertamenti giudiziari che consentano di attribuire la morte del sacerdote alle condotte contestate nel procedimento.
La distinzione è essenziale per mantenere separati gli aspetti emotivi della vicenda dalle responsabilità penali che il Tribunale è chiamato a esaminare.
L’udienza nella quale la pubblico ministero ha formulato la richiesta di sei anni di reclusione rappresenta un passaggio importante del processo, ma non ne costituisce la conclusione.
La richiesta avanzata dalla rappresentante dell’accusa esprime infatti la valutazione della Procura sulla gravità delle condotte contestate e sulle risultanze dell’istruttoria dibattimentale.
Spetterà ora alla difesa esporre le proprie argomentazioni, contestare eventualmente la ricostruzione accusatoria e sottoporre al collegio gli elementi ritenuti favorevoli all’imputato.
La prossima udienza è stata fissata per l’11 novembre 2026, quando è prevista la discussione dell’avvocato Alfonso Quarto.
Successivamente, il Tribunale sarà chiamato a pronunciarsi sulla vicenda.
La richiesta di condanna non deve pertanto essere confusa con una sentenza: fino all’accertamento definitivo di eventuali responsabilità, l’imputato beneficia pienamente della presunzione di innocenza.
Al di là dei suoi sviluppi giudiziari, la vicenda richiama l’attenzione sul significato delle tradizioni religiose e sulla necessità che la loro organizzazione rimanga un’occasione di partecipazione e condivisione.
A Casaluce, la devozione alla Madonna rappresenta un patrimonio spirituale che appartiene alla storia della comunità, custodito attraverso generazioni di fedeli.
Le celebrazioni, i momenti liturgici e la traslazione dell’immagine sacra costituiscono espressioni di una religiosità popolare che continua a mantenere un ruolo centrale nella vita del territorio.
Proprio per questo, le controversie legate agli organismi incaricati dell’organizzazione dei festeggiamenti possono assumere una particolare risonanza pubblica.
La gestione delle manifestazioni religiose coinvolge infatti responsabilità organizzative, rapporti istituzionali e una sensibilità collettiva che richiede equilibrio e rispetto delle rispettive competenze.
La storia giudiziaria approdata davanti al Tribunale di Napoli Nord dimostra quanto una contrapposizione inizialmente legata a questioni organizzative possa assumere, secondo le contestazioni dell’accusa, una dimensione assai più grave.
La magistratura dovrà ora stabilire se le condotte attribuite all’ex maresciallo abbiano effettivamente integrato i reati contestati, attraverso una valutazione autonoma e rigorosa delle risultanze processuali.
Per Casaluce resta una vicenda che ha profondamente segnato la storia recente della comunità religiosa, anche per la sofferenza riferita dal sacerdote e per la sua successiva scomparsa.
Il processo si avvia verso una fase decisiva, nella quale il confronto tra accusa e difesa precederà il pronunciamento dei giudici.
La devozione autentica, tuttavia, conserva un significato che va oltre ogni controversia: dovrebbe rappresentare un vincolo di fraternità, un patrimonio condiviso e un’occasione per ritrovare ciò che unisce una comunità.
Un principio che assume un valore ancora più profondo davanti a una storia nella quale una celebrazione dedicata alla Madonna è diventata il punto di partenza di una lunga e dolorosa battaglia giudiziaria.

