Caserta 2030, l’impresa raccoglie l’appello: Menniti pronto a investire 100mila euro per il futuro della città

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– Il presidente della Fondazione Orizzonti aderisce alla proposta lanciata da don Antonello Giannotti dopo la tragica morte del clochard Guido: «È il momento di invertire la rotta e affiancare le istituzioni locali»

– Un fondo iniziale per il quinquennio 2026-2030 e la disponibilità a partecipare al Tavolo Permanente: l’obiettivo è costruire un’alleanza tra istituzioni, Chiesa, Terzo settore, imprese e cittadini

Caserta (Redazione) – Una città comincia davvero a cambiare quando l’indignazione riesce a sopravvivere all’emozione del momento e diventa responsabilità. L’appello lanciato da don Antonello Giannotti dopo la tragica morte del clochard Guido in piazza Sant’Anna comincia a raccogliere adesioni e, soprattutto, a tradursi in disponibilità concrete. A rispondere è ora Giuseppe Menniti, imprenditore e presidente della Fondazione Orizzonti, pronto a sostenere il Manifesto per Caserta 2030 anche attraverso un impegno economico.

La proposta è quella di costituire un fondo iniziale di 100mila euro per il quinquennio 2026-2030, da integrare successivamente sulla base delle determinazioni, dei progetti e delle necessità che emergeranno dal lavoro condiviso.

Un primo segnale che sposta il confronto dalla semplice dichiarazione d’intenti alla possibilità di costruire strumenti operativi.

Il Manifesto per Caserta 2030 nasce dalla volontà di trasformare una drammatica emergenza sociale in un percorso più ampio di responsabilità collettiva e di visione per il futuro della città.

Giuseppe Menniti riconosce innanzitutto il valore dell’iniziativa promossa dal sacerdote, ringraziandolo per la testimonianza e per il costante impegno a favore degli ultimi e di quanti vivono nel bisogno.

Ma è soprattutto l’impianto culturale della proposta a incontrare l’interesse dell’imprenditore.

L’obiettivo non dovrebbe essere quello di rincorrere singole emergenze attraverso interventi episodici, bensì immaginare Caserta dentro un orizzonte di medio e lungo periodo.

Significa prendere atto che i problemi complessi richiedono continuità, programmazione e capacità di mettere insieme soggetti differenti.

Da qui il richiamo a una corresponsabilità che non può gravare esclusivamente sulle istituzioni.

«A nostro avviso è il momento di invertire la rotta e affiancare le istituzioni locali, chiedendoci: cosa possiamo fare noi, insieme, per la nostra città?», è il senso della riflessione affidata da Menniti al dibattito.

La ricchezza sulla quale costruire questo percorso viene individuata innanzitutto nel tessuto civico casertano, composto da realtà associative, professionisti, aziende e singoli cittadini.

Non una somma di iniziative isolate, dunque, ma quella che viene definita una «alleanza corale».

Secondo quanto riportato dall’edizione di Caserta de Il Mattino, la Fondazione Orizzonti ha manifestato la disponibilità a partecipare al nascente Tavolo Permanente mettendo a disposizione risorse, competenze ed esperienza.

L’impegno annunciato assume anche una precisa dimensione economica.

Per imprimere concretezza al percorso, Giuseppe Menniti propone infatti la costituzione di un fondo iniziale di 100mila euro per il quinquennio 2026-2030.

Una base dalla quale partire, con la possibilità di adeguare successivamente l’intervento alle progettualità che verranno definite dal Tavolo.

La Fondazione mette inoltre a disposizione il proprio supporto tecnico e organizzativo per la coprogettazione comunitaria.

L’intenzione è costruire un patrimonio professionale capace di individuare finanziamenti e trasformare le idee in interventi realmente realizzabili.

Il tema dei senzatetto, che ha dato origine alla riflessione dopo la morte di Guido, diventa in questo modo il punto di partenza di un ragionamento molto più vasto sulla città.

Accoglienza, povertà, servizi, rigenerazione sociale, capacità progettuale e responsabilità dell’impresa finiscono per appartenere alla stessa prospettiva.

La visione proposta attribuisce infatti al mondo produttivo un ruolo che non si esaurisce nella creazione di economia.

L’impresa viene chiamata a essere attore responsabile della vita della comunità, investendo anche sul capitale sociale e umano del territorio.

Una concezione che punta a superare tanto l’assistenzialismo occasionale quanto la semplice sponsorizzazione, privilegiando invece progetti condivisi e verificabili.

La Fondazione Orizzonti non rivendica un ruolo di protagonista solitario, ma propone il proprio contributo all’interno di una strategia comune.

È questo uno degli elementi centrali del Manifesto: provare a riunire istituzioni, Chiesa, Terzo settore, imprese e cittadini attorno a obiettivi riconoscibili.

La disponibilità economica annunciata da Menniti rappresenta quindi un primo banco di prova.

Centomila euro non risolvono, da soli, le fragilità di una città, ma possono diventare il punto di partenza di un metodo diverso se accompagnati da competenze, programmazione e responsabilità condivise.

La sfida sarà trasformare l’energia suscitata dalla tragedia in una struttura capace di durare quando l’attenzione emotiva inevitabilmente diminuirà.

Caserta 2030 prova precisamente a guardare oltre l’urgenza.

Non soltanto rispondere a ciò che accade oggi, ma chiedersi quale città si voglia consegnare fra qualche anno a chi la abita, lavora, studia e cresce.

La morte di un uomo senza dimora ha posto una domanda dolorosa alla comunità. La risposta più difficile sarà evitare che quella domanda venga dimenticata.

Il fondo proposto da Giuseppe Menniti segna un primo passaggio dalla riflessione all’impegno. Ora occorrerà costruire intorno a quella disponibilità un progetto capace di unire energie differenti.

Perché il valore di Caserta 2030 non si misurerà soltanto nei fondi raccolti, ma nella capacità di trasformare una ferita della città in una responsabilità comune e una promessa in risultati destinati a rimanere.