Caserta (Angela Cuccaro) – Un ambientalismo responsabile significa farsi carico dei cambiamenti climatici, ma con scelte strategiche capaci di coniugare sviluppo dei territori, competitività delle aziende, necessità energetiche per la qualità della vita e sicurezza delle popolazioni.
È questa la sintesi affidata ai decisori politici del pensiero e dell’azione di un ambientalista “eretico”, come lui stesso ama definirsi.
Organizzatore e promotore di dibattiti culturali e ambientali, il professor Vincenzo Pepe, ordinario di Diritto dell’Ambiente e dell’Energia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Caserta, nonché presidente nazionale di FareAmbiente, il movimento ecologista europeo da lui fondato.
Popolare sui mezzi di informazione nazionali ed europei (lunedì 27 luglio sarà ospite di “Uno Mattina”), ma anche ai tavoli istituzionali, dal Senato della Repubblica alla Camera dei Deputati, dove promuove con continuità dibattiti e confronti sui grandi temi e sulle questioni ambientali.
Nei giorni scorsi, nella sede dell’Unione Industriali di Napoli, ha promosso, con il suo staff nazionale e regionale, in primo luogo il vicepresidente, avvocato Francesco Della Corte, un confronto curato e concreto tra autorevoli esponenti della filiera industriale, dell’università e della politica sul tema dell’energia nucleare di nuova generazione, a sostegno delle necessità energetiche del Paese e del mondo produttivo.
Una tematica sulla quale si innestano pregiudizi e scarsa informazione, retaggio di conoscenze passate legate a tecnologie ormai superate.
Questo lo snodo culturale del convegno.
L’Italia, in definitiva, acquista attualmente energia nucleare da Paesi confinanti che, per questo motivo, risultano più competitivi e con costi ridotti, mentre nel nostro Paese molte industrie scelgono di delocalizzare a causa degli elevati costi energetici.
Con il presidente dell’Unione Industriali, Gennaro Genna, e l’amministratore delegato di Nuclitalia, il consorzio per gli studi di fattibilità con Enel Energia, Luca Mastrantonio, fino ai rappresentanti di Sogin e ai manager di Confindustria Ambiente, si sono confrontati gli esperti del mondo accademico, con i professori Gabriella Di Maio, Carmine Petteruti e Luigi Colella, insieme ai rappresentanti politici, dall’onorevole Maria Stella Gelmini, intervenuta in videoconferenza, agli onorevoli Rostan e Cesaro.
Le competenze necessarie, è stato sottolineato, ci sono e sono pronte per contrastare un ambientalismo “ideologico”, come lo ha definito il professor Pepe, che non affronta le grandi problematiche e le contraddizioni del presente, ma si limita a dire no a priori.
Da un lato il problema energetico non viene risolto esclusivamente dalle fonti rinnovabili, come ha ammesso la stessa Europa; dall’altro, la mancata decarbonizzazione, dopo trent’anni, continua ad alimentare l’inquinamento che produce gravi conseguenze. Parallelamente, in modo contraddittorio, si continua ad acquistare energia nucleare prodotta a poca distanza dai nostri confini.
Il nucleare oggetto dello studio di fattibilità sarebbe costituito da installazioni e piccoli reattori costruiti direttamente sui siti, con probabilità di incidenti paragonabili a quelle dell’impatto di un meteorite su Napoli, come ha affermato l’ingegnere Mastroianni di Nuclitalia, precisando che la sicurezza rappresenta il presupposto fondamentale di ogni progetto.
La crisi internazionale impone una programmazione seria, perché l’Italia oggi dipende da altri Paesi e il futuro deve essere costruito attraverso costi sostenibili e il controllo delle proprie fonti energetiche.
È necessario un cambio di passo culturale che il professor Vincenzo Pepe, da sempre anticipatore e protagonista del dibattito sulle questioni ambientali, immagina in sinergia con tutti i soggetti responsabili, attraverso un confronto indispensabile tra competenze politiche, culturali e tecnologiche, delle quali il nostro Paese è già ampiamente dotato.
La conoscenza e la cultura devono essere al servizio del Paese, per un’economia e uno sviluppo sicuri e sostenibili, orientati al futuro.
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