Caserta (Graziana Iadicicco) – La rassegna “Specchi di Musica”, promossa dall’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli in coproduzione con la Fondazione Pietà de’ Turchini, si avvia verso una conclusione di straordinario prestigio con il concerto di Amandine Beyer, violinista francese di fama internazionale e interprete tra le più raffinate del panorama musicale contemporaneo.
L’evento si terrà giovedì 14 maggio alle ore 17.30 nella suggestiva Cappella Palatina della Reggia di Caserta, con ingresso libero previo acquisto del biglietto di accesso agli Appartamenti della Reggia di Caserta al costo simbolico di cinque euro.
La serata rappresenterà un intenso omaggio a Johann Sebastian Bach, tra vertigine solistica, architetture sonore e capolavori concertanti destinati a esaltare la profondità spirituale e la straordinaria modernità del compositore tedesco.
Protagonista assoluta dell’ultimo appuntamento della stagione 2025/2026, magistralmente diretta da Paologiovanni Maione, docente di Musicologia e Storia della Musica presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Vanvitelli, sarà proprio Amandine Beyer, impegnata come violino solo, viola solo e direttrice alla guida del suo ensemble Gli Incogniti.
Il programma attraverserà alcune delle pagine più emblematiche del catalogo bachiano: dal celebre “Concerto per due violini in re minore BWV 1043” al “Concerto per clavicembalo in fa minore BWV 1056”, passando per i “Concerti Brandeburghesi n. 3 e n. 6” fino al “Concerto per tre violini in re maggiore BWV 1064R”.
Il concerto offrirà anche l’occasione per riflettere sul significato profondo delle “Sonate e Partite per violino” composte da Bach intorno al 1720 e accompagnate dal celebre titolo autografo “Sei solo”, espressione sospesa tra enigma numerico e confessione esistenziale. Un riferimento che molti studiosi collegano al drammatico momento della morte improvvisa della prima moglie del compositore, Maria Barbara Bach.
Eppure, proprio in quegli anni, Bach viveva una stagione di straordinaria fertilità creativa presso la corte di Köthen, dove ricopriva il ruolo di Capellmeister sotto la protezione di un principe profondamente legato all’arte musicale.
A questa apparente dimensione di solitudine risponde idealmente il programma scelto per la serata alla Reggia: un Bach luminoso, condiviso e vitale, nel quale il dialogo tra gli strumenti si trasforma in tessuto sonoro, equilibrio perfetto tra rigore formale e slancio emotivo.
Dai giochi imitativi dei Brandeburghesi al lirismo sospeso del BWV 1056, fino agli intrecci virtuosistici dei concerti per più violini, la scrittura bachiana si rivela autentica architettura in movimento, capace di fondere polifonia, armonia e spiritualità in una sintesi di rara intensità.
Il concerto celebrerà così la dimensione collettiva della musica, trasformando il concetto di “solo” in una pluralità sonora che attraversa monodia e sinfonia, inducendo il pubblico a meditare sulla forza trascendente delle note bachiane.
Perché, come suggerisce una celebre riflessione attribuita al compositore, “la musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”.

