– Il 25 settembre Villa Vitrone ospiterà una serata tra ricerca, tecnologia e cultura: al centro il Museo Olivetti di Caserta, nato da un progetto ideato e promosso da Mauro Nemesio Rossi, che ne ha costruito l’identità culturale e il percorso di valorizzazione
– Dalle 17.30 incontri e visite guidate sull’evoluzione del calcolo, con il contributo dell’Università Vanvitelli e del Sistema Museale Terra di Lavoro. Alle 19.30 il talk dedicato all’eredità sociale di Adriano Olivetti nell’epoca dell’intelligenza artificiale
Caserta (Redazione) – Una macchina Olivetti non è soltanto un oggetto del passato. Dentro i suoi tasti, i circuiti e il disegno industriale sopravvive una precisa idea di futuro: la tecnologia pensata per l’uomo e non l’uomo subordinato alla tecnologia. È lungo questa linea culturale che il Museo Olivetti di Caserta si prepara ad accogliere, venerdì 25 settembre 2026 a Villa Vitrone, la “Notte dei Ricercatori”.
Un appuntamento nel quale memoria industriale, ricerca scientifica, informatica e riflessione sull’intelligenza artificiale contemporanea troveranno un terreno comune.
Al centro della manifestazione emerge anche il lavoro di Mauro Nemesio Rossi, ideatore del Museo Olivetti e del progetto culturale che ne sostiene la presenza a Caserta.
Un’intuizione che ha consentito di trasformare la conservazione di macchine e testimonianze tecnologiche in qualcosa di più ambizioso: un percorso capace di raccontare l’evoluzione del calcolo e, contemporaneamente, la straordinaria modernità della visione olivettiana.
Il museo diventa così non un deposito della memoria, ma uno spazio nel quale il Novecento tecnologico può dialogare con le trasformazioni del presente.
La Notte dei Ricercatori rappresenta precisamente questa vocazione.
Il programma prenderà il via alle 17.30 con la cerimonia di apertura e i saluti istituzionali delle autorità provinciali e dei delegati alla Terza Missione dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Dalle 18 alle 22 sarà possibile partecipare al percorso “L’Evoluzione del Calcolo”, con visite guidate curate dal Sistema Museale Terra di Lavoro.
I ricercatori del Dipartimento di Ingegneria accompagneranno il pubblico alla scoperta del funzionamento dei sistemi Olivetti d’epoca, mettendoli a confronto con le moderne architetture hardware.
Un viaggio che permetterà di misurare materialmente la distanza percorsa dalla tecnologia e, nello stesso momento, di riconoscere quanto alcune intuizioni nate nel mondo Olivetti abbiano anticipato il rapporto contemporaneo tra innovazione, progettazione e società.
Alle 19.30 la riflessione si sposterà su uno dei temi più delicati del nostro presente con il talk “Dall’Informatica Umanistica all’I.A. Responsabile”.
Il dibattito prenderà le mosse dalla visione sociale di Adriano Olivetti per confrontarla con le questioni etiche poste oggi dall’intelligenza artificiale.
Ed è probabilmente proprio questo il punto nel quale il progetto ideato da Mauro Nemesio Rossi rivela con maggiore chiarezza la propria attualità: custodire Olivetti non significa celebrare nostalgicamente una stagione irripetibile dell’industria italiana, ma utilizzare quella lezione per interrogare il futuro.
La manifestazione vede insieme l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, il Comune di Caserta e il Polo Museale della Provincia di Caserta, in una convergenza tra istituzioni, ricerca e divulgazione scientifica.
L’ingresso sarà libero.
Villa Vitrone diventerà così, per una sera, un laboratorio aperto alla città: computer storici e architetture contemporanee, ricercatori e cittadini, memoria industriale e intelligenza artificiale si confronteranno nello stesso spazio.
Dietro questa iniziativa resta l’intuizione originaria di Mauro Nemesio Rossi: fare del Museo Olivetti di Caserta un luogo vivo, capace di conservare il passato proprio per comprendere meglio ciò che verrà.
Il valore autentico di un museo della tecnologia non consiste soltanto nel mostrare quanto velocemente sia cambiato il mondo. Consiste soprattutto nel ricordare che, dietro ogni macchina e ogni rivoluzione digitale, dovrebbe continuare a esserci una domanda essenziale: quale idea di uomo vogliamo affidare al futuro?

