Caserta dà il via al rinato Giro di Campania: Fagúndez trionfa al fotofinish dopo 193 chilometri fino a Napoli

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– Dopo venticinque anni la storica corsa torna sulle strade della regione partendo dalla Reggia di Caserta e attraversando tutte e cinque le province campane prima del traguardo in Piazza del Plebiscito. Decisiva la salita di Agerola, dalla quale prende forma l’azione dei quattro uomini che si contendono la vittoria

– Finale mozzafiato nel cuore di Napoli: l’uruguaiano Eric Antonio Fagúndez e il francese Alexandre Delettre arrivano quasi simultaneamente sulla linea e soltanto l’esame del fotofinish assegna il successo al corridore della Burgos Burpellet BH. Terzo Andrii Ponomar, quarto Einer Rubio, mentre Alessandro Fancellu è il migliore degli italiani

Caserta (Redazione) – Venticinque anni di silenzio sono terminati davanti alla Reggia. Il Giro di Campania è tornato a vivere questa mattina partendo da Caserta e lo ha fatto trasformando le strade della regione in un lungo racconto di ciclismo, paesaggio e memoria sportiva, concluso quasi duecento chilometri più tardi con un fotofinish capace di tenere tutti con il fiato sospeso.

A scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della rinata classica campana è stato Eric Antonio Fagúndez, uruguaiano della Burgos Burpellet BH, vincitore della 64ª edizione al termine di una volata serratissima contro il francese Alexandre Delettre della TotalEnergies.

Una vittoria decisa per una distanza quasi impercettibile.

I due sono piombati praticamente appaiati sulla linea d’arrivo di Piazza del Plebiscito, tanto che nell’immediatezza neppure l’occhio è riuscito a stabilire chi avesse conquistato la corsa.

Durante lo sprint i due corridori sono arrivati persino a toccarsi.

È stata necessaria una minuziosa consultazione delle immagini del fotofinish prima che arrivasse il verdetto definitivo: primo Fagúndez, secondo Delettre.

Un epilogo degno del ritorno di una competizione che mancava dal calendario da un quarto di secolo.

La giornata era cominciata a Caserta, nella monumentalità della Reggia, scelta quale scenario per la partenza di una gara chiamata ad attraversare l’intera Campania prima di raggiungere Napoli.

Un itinerario di 193,1 chilometri che ha unito idealmente le cinque province della regione e restituito alla competizione quella dimensione territoriale che appartiene alla sua stessa storia.

Caserta ha così rappresentato non semplicemente il luogo della partenza, ma la prima immagine di una rinascita attesa per venticinque anni.

L’ultima edizione risaliva infatti al 2001, quando a imporsi era stato il russo Dmitrij Konyšev.

Oggi il testimone è passato all’Uruguay.

La corsa ha progressivamente selezionato i propri protagonisti fino alla salita di Agerola, destinata a diventare il passaggio decisivo della giornata.

È lì che Einer Rubio ha acceso la gara.

Il colombiano ha attaccato lungo l’ascesa ed è transitato per primo allo scollinamento, tentando di trasformare la propria iniziativa in un’azione capace di arrivare fino a Napoli.

Alle sue spalle, tuttavia, la corsa non si è fermata.

In discesa sono riusciti a raggiungerlo Eric Antonio Fagúndez, Alexandre Delettre e Andrii Ponomar.

Quattro uomini al comando e una trentina di chilometri nei quali tattica, energie residue e capacità di collaborazione avrebbero deciso il destino del Giro.

Il quartetto ha trovato l’intesa necessaria per conservare il vantaggio sugli inseguitori e presentarsi compatto nelle strade di Napoli.

Ma l’accordo era inevitabilmente destinato a dissolversi con l’avvicinarsi del traguardo.

A circa 800 metri dall’arrivo è arrivato il tentativo di anticipare lo sprint.

Poi ogni calcolo ha lasciato spazio alla velocità.

Fagúndez e Delettre hanno affrontato gli ultimi metri spalla a spalla.

Nessuno dei due è riuscito a produrre un margine visibile sull’altro e soltanto la tecnologia ha potuto sciogliere il dubbio.

Il fotofinish ha premiato l’uruguaiano.

Per il 28enne della Burgos Burpellet BH si tratta del primo successo stagionale e del sesto della carriera.

Alle spalle dei primi due, il terzo posto è andato all’ucraino Andrii Ponomar, protagonista di una prova generosa, mentre Einer Rubio ha concluso in quarta posizione dopo avere acceso la fase determinante della corsa sull’ascesa di Agerola.

Il primo gruppo degli inseguitori è arrivato con un ritardo di 36 secondi.

Quinto lo spagnolo Gorka Corres, mentre Alessandro Fancellu, sesto, è risultato il migliore degli italiani.

Alle sue spalle Andrea Vendrame, settimo, mentre Ludovico Crescioli ha chiuso in nona posizione.

La vittoria assume per Fagúndez anche un significato personale particolare.

Al traguardo l’uruguaiano ha spiegato di avere fortemente desiderato un successo prima di concludere la propria esperienza quadriennale con la Burgos, dedicando un pensiero alla squadra, alla famiglia e all’Uruguay, Paese che negli ultimi anni sta mostrando una crescente vitalità ciclistica.

Ma al di là della classifica, il Giro di Campania ha celebrato soprattutto il proprio ritorno.

Una corsa appartenuta alla grande tradizione ciclistica italiana è tornata sulle strade dopo venticinque anni, attraversando territori differenti e ricomponendo attraverso lo sport una geografia regionale che dalla Reggia di Caserta ha raggiunto il cuore monumentale di Napoli.

Da una piazza reale a un’altra.

Dalla facciata vanvitelliana di Caserta a Piazza del Plebiscito, passando attraverso salite, discese, centri urbani e paesaggi campani.

Caserta conserverà l’immagine iniziale di questa rinascita.

Quella dei corridori pronti a muoversi dalla Reggia per restituire vita a una competizione rimasta troppo a lungo consegnata agli almanacchi.

Alla fine sono serviti 193 chilometri per attraversare la Campania e appena pochi centimetri per scegliere il vincitore.

Questa è  la sintesi più suggestiva della giornata: una corsa attesa per un quarto di secolo, partita dalla magnificenza immobile della Reggia di Caserta e decisa, a Napoli, nell’infinitesima distanza di un fotofinish.