Caserta, due giorni nel segno di Olivetti: Villa Vitrone celebra i 50 anni delle Spille d’Oro e riannoda il filo dell’innovazione, dalla fabbrica di Marcianise a ‘Programma 101’

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– Il 24 e 25 settembre il Museo dinamico della tecnologia A. Olivetti, nel Polo museale della Provincia di Caserta, inaugura un percorso di seminari dedicato al cinquantesimo anniversario delle Spille d’Oro Olivetti Campane. Al centro il modello industriale olivettiano, lo stabilimento di Marcianise, l’architettura e il rapporto tra tecnologia, lavoro e comunità

– La brillante organizzazione di Mauro Nemesio Rossi costruisce una due giorni capace di unire memoria industriale, ricerca e innovazione. Il 25 settembre, per la Notte Europea dei Ricercatori, museo aperto al pubblico e collegamento con Ivrea per la conversazione con Gastone Garziera, protagonista della nascita della Programma 101

Caserta (Redazione) – Prima ancora che l’innovazione diventasse una parola d’ordine, Olivetti aveva intuito che una macchina non avrebbe mai potuto essere separata dall’uomo che la progettava, la costruiva e la utilizzava. È dentro questa idea, industriale e insieme profondamente umanistica, che Caserta si prepara a vivere due giornate nelle quali la memoria non sarà esercizio nostalgico, ma materia viva attraverso cui interrogare il presente.

Il Museo dinamico della tecnologia A. Olivetti, ospitato a Villa Vitrone nell’ambito del Polo museale della Provincia di Caserta, sarà infatti protagonista il 24 e 25 settembre di una due giorni che segnerà l’avvio dei seminari organizzati per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’associazione Spille d’Oro Olivetti Campane.

Una ricorrenza che riporta l’attenzione su una delle esperienze più significative della storia industriale italiana e, soprattutto, sul legame profondo che quella vicenda ha avuto con Terra di Lavoro.

Le Spille d’Oro affondano le proprie radici nel 1913, quando nacquero per celebrare i primi successi della fabbrica, per poi trovare una definizione associativa nel 1946.

Il riconoscimento dei venticinque anni di anzianità aziendale finì con il diventare qualcosa di più di una semplice attestazione professionale: il simbolo di un’appartenenza e di un modello nel quale impresa, persona e comunità erano pensate come parti di una medesima architettura sociale.

Il primo appuntamento è fissato per domani, giovedì 24 settembre, alle ore 16 a Villa Vitrone.

La giornata sarà aperta dai saluti istituzionali del presidente della Provincia di Caserta Anacleto Colombano, del direttore del Polo museale della Provincia di Caserta Giovanni Solino, del presidente del Cun e docente del Distabif dell’Università Vanvitelli Paolo Vincenzo Pedone, della dirigente scolastica e presidente del progetto Rete Caserta Lavoro Antonella Serpico e della sindaca di Marcianise Maria Luigia Iodice.

Il cuore della riflessione sarà lo stabilimento Olivetti di Marcianise, realizzato nel 1970 da Marco Zanuso, con la collaborazione di Eduardo Vittoria e, secondo quanto riportato dagli organizzatori, di un allora giovane Renzo Piano.

Quello stabilimento rappresentò molto più di un insediamento produttivo.

Fu parte di una stagione nella quale l’industrializzazione contribuì a modificare il volto economico e sociale di Terra di Lavoro e nella quale l’architettura industriale cercava di dialogare con una precisa idea della persona e della dignità del lavoro.

All’architetto Raffaele Cutillo sarà affidato un intervento dedicato a Piano e ai rapporti avuti dal grande progettista con lo studio Ermentini di Crema.

Giancarlo Pignataro, referente del progetto Olivetti dell’Ordine degli Architetti, illustrerà invece il programma articolato in cinque appuntamenti dedicati alle costruzioni, agli architetti e ai designer che hanno segnato la presenza di Olivetti nel mondo.

Tra i relatori dei webinar figurano inoltre Gastone Garziera, uno dei protagonisti della straordinaria avventura della Programma 101, e Marco Ermentini, architetto legato alla filosofia del cosiddetto «restauro timido», applicata anche al recupero dello stabilimento Olivetti di Crema, indicato nel comunicato come gemello di quello di Marcianise.

In questa cornice assume particolare rilievo il lavoro di Mauro Nemesio Rossi, da anni impegnato nella valorizzazione della memoria olivettiana e nella vita del Museo casertano.

Alla sua brillante organizzazione si deve un programma capace di mettere in relazione storia industriale, architettura, tecnologia, formazione e memoria, costruendo attorno al cinquantesimo anniversario delle Spille d’Oro Olivetti Campane non una semplice celebrazione, ma un percorso culturale nel quale il passato diventa strumento per comprendere il presente.

Un lavoro accurato, costruito attraverso relazioni, testimonianze e differenti competenze, che restituisce alla manifestazione una dimensione non soltanto commemorativa, ma autenticamente divulgativa.

Rossi sarà inoltre protagonista dell’incontro con l’intervento “Olivetti in Campania. L’utopia che diventa realtà”, tema che racchiude una parte importante del significato dell’intera iniziativa.

L’utopia olivettiana, infatti, non riguardò soltanto le macchine o la capacità di innovare la produzione.

Riguardò un modo di concepire la fabbrica, la comunità, il lavoro, l’architettura e perfino il rapporto tra sviluppo economico e responsabilità sociale.

Ed è proprio questo patrimonio immateriale che il Museo di Villa Vitrone continua a custodire accanto alle testimonianze materiali della tecnologia.

La prima giornata si concluderà con un documentario che ripercorrerà oltre cinquant’anni dello stabilimento di Marcianise, realtà che il comunicato colloca tra quelle che contribuirono all’avvio dell’industrializzazione di Terra di Lavoro.

Il programma proseguirà venerdì 25 settembre, sempre a partire dalle ore 16.

Questa volta il Museo Olivetti aprirà le proprie porte al pubblico intrecciando le celebrazioni con la Notte Europea dei Ricercatori.

Sarà il momento nel quale la memoria delle macchine incontrerà più direttamente il linguaggio dell’innovazione contemporanea.

Sono previste proiezioni e sperimentazioni dedicate all’intelligenza artificiale e all’intelligenza meccanica, con un percorso che richiamerà anche la figura di Natale Capellaro, protagonista della grande stagione della meccanica Olivetti.

La Divisumma 24 e la Tetractys raccontano infatti un’epoca nella quale ingranaggi e soluzioni meccaniche riuscivano a compiere operazioni complesse molto prima che l’elettronica modificasse radicalmente il rapporto tra uomo e calcolo.

Una storia che venerdì verrà idealmente ricongiunta alla Programma 101.

La locandina della Notte dei Ricercatori sintetizza il percorso con una formula particolarmente efficace: «Dalla Pascalina al Programma 101. Dalla macchina meccanica al primo personal computer: una storia tutta italiana».

Particolarmente atteso sarà il collegamento con Ivrea e la conversazione con Garziera, indicato nel programma come progettista della Programma 101.

La sua testimonianza consentirà di attraversare dall’interno una delle pagine più affascinanti dell’innovazione tecnologica italiana, restituendo alla storia delle macchine anche i volti, le intuizioni e il lavoro delle persone che contribuirono a renderle possibili.

Il programma del 25 settembre prevede inoltre un incontro con Talenti srl, società di formazione, allargando la riflessione al rapporto tra conoscenza, competenze, innovazione e mondo del lavoro.

L’ingresso alla Notte dei Ricercatori sarà gratuito, con partecipazione su prenotazione.

A legare idealmente le due giornate è anche il motto voluto dal presidente delle Spille d’Oro Olivetti Matteo Olivetti: «Olivetti siamo noi».

Poche parole che condensano il senso di un’appartenenza capace di sopravvivere alla dimensione strettamente aziendale.

Un’appartenenza che riguarda coloro che hanno dedicato una parte della propria vita alla fabbrica, ma anche quanti continuano a riconoscere valore in una determinata concezione dell’impresa, del lavoro e della comunità.

Il comunicato richiama, non a caso, anche la complessità della figura di Adriano Olivetti, descritto come uomo avveniristico, profetico, eclettico ed emblematico, sottolineando quanto la sua esperienza richieda rigore nello studio e nella ricostruzione storica.

Una precisazione che acquista particolare significato nell’epoca della circolazione rapidissima delle informazioni, quando la memoria rischia talvolta di essere semplificata, deformata o ridotta a slogan.

Studiare Olivetti significa invece confrontarsi con una personalità complessa e con un progetto industriale, culturale e sociale che non può essere separato dal contesto nel quale maturò.

Questa è una delle qualità più interessanti della due giorni organizzata a Villa Vitrone: non trasformare quella vicenda in una fotografia immobile, ma continuare a interrogarla.

Da Marcianise a Ivrea, dalla Divisumma alla Programma 101, dalla meccanica all’intelligenza artificiale, il percorso costruito dal Museo attraversa epoche differenti senza perdere di vista il filo che le unisce.

Un filo che passa inevitabilmente per l’uomo.

Villa Vitrone diventa così il punto d’incontro fra almeno tre tempi: quello della grande meccanica, quello della rivoluzione informatica e quello, ancora tutto da comprendere, dell’intelligenza artificiale.

La brillante regia organizzativa di Mauro Nemesio Rossi contribuisce a dare unità a questi diversi piani, trasformando due giornate celebrative in un’occasione per restituire alla città un pezzo importante della propria memoria industriale.

Ricordare Olivetti non significa soltanto contemplare ciò che è stato.

Significa domandarsi quanto di quella visione sia ancora capace di parlare al nostro tempo: in un’epoca nella quale le macchine diventano ogni giorno più potenti, la lezione più moderna potrebbe essere proprio quella che continua a porre la persona, la sua dignità e la comunità al centro del progresso.