Caserta (Carlo Pascarella) – Il cambiamento climatico non è soltanto un fenomeno globale. Ha un volto locale, si manifesta nelle strade che percorriamo ogni giorno e, soprattutto, non colpisce tutti allo stesso modo. Vivere nello stesso Comune non significa necessariamente vivere lo stesso clima. È questa la principale evidenza che emerge dal dossier di Legambiente “Caldo senza confini: diseguaglianze climatiche nei capoluoghi di provincia in Campania”, uno studio che analizza come la crisi climatica stia accentuando le differenze ambientali e sociali all’interno delle città campane.
Tra i cinque capoluoghi presi in esame figura anche Caserta, dove la temperatura media estiva al suolo raggiunge circa 38 gradi. Un dato che, tuttavia, rappresenta soltanto una media statistica e non racconta le profonde differenze esistenti tra le varie aree urbane. La pianura, caratterizzata da una forte urbanizzazione, dall’ampia presenza di superfici asfaltate e da una limitata copertura arborea, tende infatti ad accumulare molto più calore rispetto alle zone collinari, dove il verde continua a svolgere una naturale funzione di mitigazione climatica.
È il fenomeno delle cosiddette “isole di calore urbane”, ormai sempre più evidente anche nel capoluogo di Terra di Lavoro. Quartieri apparentemente vicini possono registrare condizioni climatiche differenti proprio a causa della diversa presenza di vegetazione, dell’intensità della cementificazione e della conformazione del tessuto urbano.
Il rapporto di Legambiente propone però una lettura ancora più ampia. Il caldo, infatti, non rappresenta soltanto una criticità ambientale, ma diventa una vera questione sociale. Le temperature più elevate si concentrano spesso nelle aree dove vivono le fasce economicamente più fragili della popolazione, in abitazioni poco isolate e in quartieri carenti di alberature, spazi ombreggiati e fontanelle pubbliche. Gli effetti delle ondate di calore finiscono così per gravare soprattutto su anziani, bambini e persone affette da patologie croniche, rendendo la crisi climatica anche una nuova forma di disuguaglianza urbana.
Il quadro regionale conferma la portata del fenomeno. Benevento registra i valori più elevati, con temperature superficiali che nei cosiddetti “punti caldi” arrivano fino a 50 gradi. Napoli presenta una temperatura media estiva al suolo compresa tra 41 e 42 gradi e una differenza superiore ai 7 gradi tra le aree collinari e i quartieri maggiormente urbanizzati. Salerno evidenzia il più ampio divario termico interno della Campania, pari a circa 6 gradi, mentre Avellino, pur mantenendo una media cittadina di circa 36 gradi, raggiunge punte di 44 gradi nelle aree centrali e produttive.
Secondo il dossier, durante le ondate di calore le temperature superficiali nelle città campane possono superare di 5-7 gradi le medie stagionali. Nelle aree costiere, inoltre, l’umidità serale compresa tra il 70 e il 90 per cento aumenta ulteriormente il disagio fisiologico e i rischi per la salute pubblica.
Per Legambiente è ormai necessario affrontare il cambiamento climatico anche attraverso una diversa pianificazione delle città. L’associazione propone l’adozione del primo Piano Sociale regionale per il clima, fondato sull’incremento del verde urbano, sulla realizzazione di corridoi ecologici, sulla creazione di rifugi climatici e sulla progettazione bioclimatica delle opere pubbliche.
Il messaggio che emerge dal dossier è chiaro: il caldo non rappresenta più soltanto un’emergenza estiva, ma un indicatore della qualità urbana e della capacità delle città di proteggere i cittadini più vulnerabili. Anche Caserta, pur senza raggiungere gli estremi di altri capoluoghi campani, è chiamata a ripensare il proprio sviluppo urbano, perché la sfida climatica si gioca ormai nelle piazze, nei quartieri e negli spazi pubblici, là dove il benessere ambientale coincide sempre più con la qualità della vita.

