_ In autunno arriverà nelle sale “Cry to Heaven” di Tom Ford, mentre il 4 marzo 2027 sarà la volta de “Il caso Thomas Crown” diretto da Michael B. Jordan: entrambi hanno scelto il monumento vanvitelliano come set
– Da “I due orfanelli” con Totò ai kolossal internazionali, da “Mission: Impossible III” a “Star Wars”: il direttore Antonio Tarasco sottolinea anche le ricadute economiche delle produzioni cinematografiche sul Museo e sulla città
Caserta (Redazione) – Il cinema possiede il privilegio di trasformare i luoghi senza cancellarne l’identità. Li osserva, li reinventa, qualche volta li conduce in epoche e geografie lontanissime. Alla Reggia di Caserta questo accade da oltre settant’anni: le architetture vanvitelliane sono diventate palazzi pontifici, dimore aristocratiche, scenari fantastici e quinte monumentali per produzioni italiane e internazionali. Una vocazione che continua a rinnovarsi e che presto riporterà il complesso borbonico sul grande schermo.
Sono infatti due le nuove produzioni girate nella Reggia destinate ad arrivare nelle sale cinematografiche.
La prima è “Cry to Heaven”, nuovo film di Tom Ford, atteso in autunno.
La seconda è “Il caso Thomas Crown”, diretto da Michael B. Jordan, la cui uscita nelle sale è indicata per il 4 marzo 2027.
“Cry to Heaven” è tratto dall’omonimo romanzo di Anne Rice, pubblicato nel 1982 e ambientato tra Venezia e Napoli nel XVIII secolo, nel mondo dell’opera e dei castrati.
Per Ford si tratta del terzo lungometraggio da regista, dopo una carriera cinematografica costruita parallelamente alla sua affermazione internazionale nel mondo della moda.
La Reggia, con la monumentalità delle sue sale e la ricchezza delle prospettive architettoniche, ha offerto ancora una volta uno scenario particolarmente adatto a una produzione che richiede eleganza, rigore estetico e una forte identità visiva.
Nel cast figurano, tra gli altri, Adele, al suo esordio come attrice, Nicholas Hoult, Aaron Taylor-Johnson, Colin Firth e Owen Cooper.
Di carattere completamente differente è invece “Il caso Thomas Crown”, diretto e interpretato da Michael B. Jordan.
La pellicola rappresenta una nuova rivisitazione del celebre film del 1968 con Steve McQueen, già riproposto nel 1999 con Pierce Brosnan.
Al centro della storia resta la figura di un miliardario affascinante e annoiato che organizza un audace furto d’arte, dando origine a un sofisticato gioco di seduzione e inganni con un’investigatrice.
Due produzioni molto diverse, dunque, ma accomunate dalla scelta della Reggia quale spazio cinematografico capace di assumere identità differenti senza perdere la propria riconoscibilità.
Ed è proprio questa duttilità a spiegare una relazione tra il monumento casertano e la settima arte che attraversa buona parte della storia del cinema.
La Reggia, infatti, non scopre oggi la propria vocazione di set.
Nel corso dei decenni le sue sale, i suoi cortili, lo Scalone e il Parco hanno ospitato produzioni appartenenti a epoche e generi profondamente differenti.
Una storia che affonda le proprie radici nel cinema italiano del secondo dopoguerra.
Già nel 1947 Mario Mattoli vi girò con Totò alcune scene de “I due orfanelli”.
Nel 1950 Mario Soldati scelse il complesso per “Donne e briganti”, mentre nel 1955 arrivò “La donna più bella del mondo”, diretto da Robert Z. Leonard e interpretato da Gina Lollobrigida.
Nel 1958 fu la volta de “La maja desnuda” di Henry Koster, con Ava Gardner e Anthony Franciosa.
Tre anni più tardi, nel 1961, la Reggia ospitò anche “Madame Sans-Gêne”, diretto da Christian-Jaque e interpretato da Sophia Loren.
Secondo quanto riportato dall’edizione di Caserta de Il Mattino, la vocazione cinematografica della Reggia attraversa dunque oltre settant’anni di storia, dalle produzioni italiane del secondo dopoguerra fino ai grandi kolossal internazionali, facendo del monumento vanvitelliano un set capace di adattarsi a generi, epoche e narrazioni profondamente differenti.
La storia cinematografica del complesso sarebbe poi proseguita attraversando produzioni italiane di grande richiamo.
Tra queste figurano “Lo sbarco di Anzio” di Edward Dmytryk, “Luisa Sanfelice” di Vittorio Taviani e Paolo Taviani e “Ferdinando e Carolina” di Lina Wertmüller.
Anche Paolo Villaggio vi lavorò per “Io speriamo che me la cavo”.
Successivamente la Reggia sarebbe diventata sempre più familiare alle grandi produzioni internazionali.
Le sue architetture hanno dimostrato una caratteristica preziosa per il cinema: poter essere riconoscibili e, contemporaneamente, trasformarsi in qualcos’altro.
Il complesso vanvitelliano è stato scelto anche per alcune produzioni ambientate in Vaticano.
Nel 2003 vi furono girate sequenze de “Il Papa Buono”, mentre nel 2006 arrivò “Giovanni Paolo II”.
Nel 2009 fu invece la volta di “Angeli e Demoni”, con Tom Hanks.
Ma probabilmente è l’incontro con l’immaginario di “Star Wars” ad aver consegnato la Reggia a una delle platee cinematografiche più vaste del pianeta.
Il monumento casertano venne infatti utilizzato come scenario per “Star Wars: La minaccia fantasma” e “Star Wars: L’attacco dei cloni”, diretti da George Lucas.
Un palazzo borbonico del Settecento riuscì così a trasformarsi, attraverso il linguaggio cinematografico, in un luogo appartenente a una galassia lontanissima.
Nel 2006 arrivò inoltre “Mission: Impossible III” con Tom Cruise, ulteriore conferma della capacità del monumento di attrarre produzioni di dimensione internazionale.
Questa lunga relazione non costituisce soltanto una prestigiosa appendice della storia culturale della Reggia.
Le produzioni cinematografiche generano infatti anche conseguenze economiche concrete.
Il direttore del Museo, Antonio Tarasco, evidenzia come i beni culturali possano svolgere una duplice funzione: produrre risorse direttamente per il patrimonio e, contemporaneamente, determinare un indotto sul territorio.
Il canone versato dalle produzioni per l’utilizzo degli ambienti costituisce soltanto una parte della ricaduta economica.
L’arrivo di troupe numerose genera infatti domanda per strutture ricettive, ristorazione, logistica, trasporti, catering e numerosi altri servizi.
Nel corso dell’ultimo triennio, secondo i dati riportati, gli introiti derivanti dalle concessioni degli spazi del Museo hanno superato il milione di euro.
Un risultato che mostra come la tutela del patrimonio possa convivere con una gestione capace di produrre risorse, purché l’utilizzo cinematografico avvenga nel rispetto delle esigenze di conservazione e valorizzazione.
È questa la prospettiva richiamata dallo stesso Tarasco: le grandi pellicole portano nel mondo l’immagine della Reggia, contribuendo a consacrarla come un’icona dal fascino universale.
Il cinema, in questa prospettiva, diventa anche uno straordinario strumento di promozione.
Milioni di spettatori possono conoscere gli ambienti vanvitelliani senza averli mai visitati, incontrandoli sul grande schermo prima ancora di riconoscerne il nome.
Ed è questo uno degli aspetti più affascinanti della lunga relazione tra Caserta e la settima arte.
La Reggia rimane se stessa e contemporaneamente diventa altro: Vaticano, dimora reale, palazzo aristocratico, scenario di intrighi o persino architettura di un universo fantascientifico.
Ora “Cry to Heaven” e “Il caso Thomas Crown” aggiungeranno due nuovi capitoli a questa storia.
Non soltanto due film girati dentro un monumento, dunque, ma altrettante occasioni per portare l’immagine di Caserta nelle sale cinematografiche e davanti a un pubblico internazionale.
La forza di un grande patrimonio culturale, del resto, non risiede soltanto nella memoria che riesce a custodire. Sta anche nella capacità di attraversare il presente, parlare linguaggi differenti e trasformare la propria bellezza in cultura, promozione ed economia.
E la Reggia, dopo oltre settant’anni davanti alla macchina da presa, continua a dimostrare di possedere una qualità rara: essere immediatamente riconoscibile e, nello stesso tempo, poter diventare ogni volta un luogo diverso.

