Caserta (Graziana Iadicicco) – La Reggia di Caserta inaugura domani, 30 maggio la mostra “Archetipi” di Antonio Biasiucci, curata da Tiziana Maffei con l’organizzazione di Valeria Di Fratta e Paola Servillo. L’esposizione, realizzata dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Opera Laboratori, consolida la sinergica collaborazione con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e conferma l’attenzione preminente della Reggia di Caserta verso la creazione di reti museali con istituzioni italiane e straniere.
I progetti scientifici del museo, come avvenuto per la mostra “Regine. Trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, oltrepassano le mura del Palazzo Reale per costruire importanti partnership con consolidate realtà del panorama culturale nazionale ed europeo. Così il sito Unesco appare oggi, più che mai, una fucina cosmopolita. Non è un caso che, in questo contesto internazionale, si inserisca la mostra “Archetipi”, che presenta il lavoro di Biasiucci: artista e fotografo nativo di Dragoni, in provincia di Caserta, attualmente docente di “Fotografia come linguaggio artistico” presso le Accademie di Belle Arti di Foggia e Napoli.
Biasiucci ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, da Arles a Londra, ed è stato invitato tra gli artisti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2015. Si tratta, dunque, di un autore di fama consolidata, le cui opere fanno parte delle collezioni permanenti di musei e istituzioni in Italia e all’estero, dalla Francia fino al Messico.
La mostra casertana propone circa trecento fotografie e installazioni accomunate dal trinomio uomo, natura e memoria, trasfigurando gli elementi della realtà in archetipi universali capaci di toccare le corde dell’inconscio e risvegliare emozioni primordiali nello spettatore. L’osservatore è chiamato non a guardare fugacemente, ma a osservare meticolosamente: il linguaggio artistico della fotografia diventa così uno strumento propedeutico alla conoscenza e, soprattutto, alla formazione dello sguardo.
L’esposizione completa un articolato percorso che la Reggia di Caserta ha dedicato al mondo della fotografia. Già con la mostra “Visioni”, affidata a Luciano Romano e Luciano D’Inverno, il museo aveva invitato il pubblico a confrontarsi con un linguaggio metafisico, spingendolo a oltrepassare la realtà immediatamente percepibile per immaginare nuovi scenari e ulteriori possibilità di lettura.
Successivamente, con “Prospettive” di Massimo Listri, lo sguardo è stato guidato a riconoscere, attraverso allineamenti, geometrie e inquadrature, l’armonia, l’ordine e la misura degli spazi architettonici della Reggia di Caserta, ma anche delle aree circostanti, come Villa Porfidia a Recale, nata alla fine del Settecento come dominio borbonico e successivamente ceduta ai duchi Guevara di Bovino.
Oggi, con “Archetipi” di Antonio Biasiucci, protagonista torna a essere l’occhio del pubblico, chiamato a scrutare nella profondità della materia e della memoria, compiendo una metamorfosi che trasforma l’esperienza individuale in valore umano universale e condiviso. L’esposizione restituisce alla fotografia la sua funzione più intima: essere mezzo di significazione.
Biasiucci, nelle sale della Gran Galleria, ricostruisce con le sue opere un percorso maturato negli anni, fatto di emersione e rivelazione. Gli antichi corpi delle vacche, il pane, il latte, i vulcani, i riti e la fede – tutti elementi fortemente radicati nel territorio campano – diventano frammenti di un racconto leggibile in ogni luogo e in ogni tempo.
L’artista insegue l’ideale di ricostruire un alfabeto dell’umanità partendo dai suoi elementi primordiali che, inizialmente connotati dal loro contesto di riferimento, vengono poi trasformati in principi transculturali, atemporali e atopici: così il pane diventa meteorite, la mozzarella cosmo, il vulcano creazione, l’uccisione di un animale mitologia.
Egli attua un processo di scarnificazione, riducendo il soggetto all’essenziale e permettendo alla sua sostanza intrinseca e immanente di emergere e comunicare in modo trasversale al grande pubblico.
Il percorso espositivo ha inizio nella Cappella Palatina del Palazzo Reale. La grande navata a pianta rettangolare, i marmi policromi del pavimento, il soffitto rivestito d’oro e le fastose decorazioni disegnate da Luigi Vanvitelli accolgono le immagini di ventisette ex voto: oggetti offerti in dono dai fedeli e presentati come enigmi misteriosi, protagonisti di una sorta di teatro dell’assurdo.
La mostra sviluppa oltre venti diverse tematiche attraverso immagini singole, polittici e installazioni, tra le quali merita una menzione speciale “Corpo latteo”: uno spazio immersivo e multidimensionale che offre un cammino nel cosmo, in un movimento incessante e privo di un preciso punto d’inizio o di fine.
L’esposizione si arricchisce inoltre di dispositivi site-specific, come “Molti”, nato dalle immagini realizzate nel Museo di Antropologia di Napoli dei calchi facciali ripresi dall’antropologo Lidio Cipriani negli anni Trenta in alcuni Paesi del Nord Africa.
Il senso dei due monoliti presenti nella Gran Galleria viene rivelato dai numeri disegnati da Mimmo Paladino che accompagnano le fotografie di Biasiucci: i migranti scomparsi in mare perdono la loro identità personale per trasformarsi in aride cifre, assumendo un forte significato morale e civile.
La mostra propone infine un reportage fotografico dedicato alla colonia serica di San Leucio, in occasione del 250° anniversario della sua fondazione. La lettura illuminata offerta da Biasiucci restituisce una nuova prospettiva capace di cancellare le secolari stratificazioni del tempo sull’utopia realizzata dai sovrani Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Asburgo, affinché diventasse un autentico laboratorio di innovazione culturale ed economica per l’intero territorio.
Il fotografo non si limita a ritrarre la storia: ne evoca le forme latenti. Attraverso il suo obiettivo, i telai, gli ingranaggi metallici e i rocchetti del torcitoio abbandonano la loro natura meccanica per trasformarsi nei protagonisti di una narrazione sospesa. Nel bianco e nero dei suoi scatti, la luce non rappresenta soltanto un elemento illuminante, ma un narratore silenzioso capace di rivelare dettagli nascosti nell’ombra.
Il lavoro di Biasiucci si concentra sulla materia della Real Colonia, facendo riaffiorare i volti delle donne e gli strumenti del lavoro serico come tracce di un’identità mai perduta.

