Caserta, latte bufalino: crollano del 70% le scorte di concentrato congelato ma scatta l’allarme disdette

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– Le giacenze passano in un anno da 4,7 a 1,4 milioni di chili. Coldiretti Campania attribuisce il risultato alla nuova normativa sulla tracciabilità e parla di «vittoria per la qualità e per il reddito». Cresce però dell’8,35 per cento il latte ritirato, mentre la produzione di Mozzarella di Bufala Campana Dop aumenta soltanto del 3,72 per cento

– Il presidente di Coldiretti Caserta Enrico Amico denuncia una nuova ondata di disdette dei contratti e chiede l’apertura di un tavolo in Prefettura: «Dobbiamo evitare tensioni sociali». L’organizzazione agricola sollecita un accordo quadro contro le pratiche sleali e invita gli allevatori a prestare attenzione ai contratti unilaterali

Caserta (Redazione) – Il primo numero racconta un risultato che Coldiretti considera importante: meno 70,07 per cento. Il secondo, invece, apre un fronte assai più delicato per gli allevatori bufalini della provincia di Caserta e dell’intera Campania: una nuova ondata di disdette contrattuali che rischia di scaricare sulle aziende agricole gli effetti della sovrapproduzione.

La filiera della Mozzarella di Bufala Campana Dop attraversa così una fase segnata da due dinamiche differenti.

Da una parte crollano le giacenze di latte Dop concentrato congelato, passate dai 4,7 milioni di chili dell’anno precedente agli 1,4 milioni registrati ad agosto 2026.

Dall’altra aumenta la quantità complessiva di latte ritirato senza che la produzione di mozzarella cresca allo stesso ritmo, creando un’eccedenza che sta alimentando nuove preoccupazioni tra gli allevatori.

Secondo Coldiretti Campania, la drastica riduzione delle giacenze di concentrato congelato è direttamente collegata alla nuova normativa sulla tracciabilità bufalina approvata nell’aprile 2025, che vieta l’uso e la detenzione del concentrato tanto per le produzioni Dop quanto per quelle non Dop.

Per la Mozzarella di Bufala Campana Dop resta inoltre fermo il principio previsto dal disciplinare: l’utilizzo esclusivo di latte fresco.

Un risultato accolto positivamente dal direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda.

«È una vittoria per la qualità e per il reddito», ha affermato Salvatore Loffreda, indicando adesso nella destagionalizzazione dei parti uno dei passaggi decisivi per riequilibrare la produzione nel corso dell’anno.

Coldiretti e Anasb, dopo il confronto con l’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, stanno infatti predisponendo un piano finalizzato proprio alla destagionalizzazione.

L’obiettivo è consentire agli allevatori di aumentare la disponibilità di latte nei mesi estivi, quando la domanda cresce, riducendo invece quella concentrazione produttiva nei periodi nei quali il mercato riesce con maggiore difficoltà ad assorbire l’offerta.

Ma è osservando gli altri numeri della filiera che emerge la criticità.

Secondo i dati certificati Mbc aggiornati al 31 agosto 2026 — con il dato di agosto ancora provvisorio e tre caseifici mancanti — il latte ritirato ha raggiunto 231,6 milioni di chili contro i 213,7 milioni dello stesso periodo del 2025.

L’aumento è dell’8,35 per cento, equivalente a circa 17,8 milioni di chili in più.

La produzione di Mozzarella di Bufala Campana Dop è invece cresciuta del 3,72 per cento, mentre quella di mozzarella di latte di bufala non Dop ha registrato una diminuzione del 4,47 per cento.

È dunque la diversa velocità tra crescita del latte disponibile e capacità di assorbimento del mercato a rappresentare il nodo della questione.

L’eccedenza si sarebbe infatti riversata sul latte congelato tal quale, cioè sul prodotto che viene congelato perché non assorbito immediatamente dal mercato.

Secondo i dati diffusi da Coldiretti, questa quantità ha raggiunto ad agosto i 19,3 milioni di chili, con un incremento dell’89,06 per cento. Il totale calcolato viene indicato in 31,4 milioni di chili, in crescita del 10,74 per cento.

Ed è proprio qui che la questione economica diventa particolarmente delicata per Terra di Lavoro, territorio nel quale l’allevamento bufalino costituisce una componente rilevante del sistema agroalimentare.

Il presidente di Coldiretti Caserta Enrico Amico collega infatti il congestionamento della produzione alla nuova ondata di disdette contrattuali.

«Questo congestionamento spiega la nuova pioggia di disdette dei contratti», ha denunciato Enrico Amico.

Da qui la richiesta rivolta al Prefetto di Caserta per la convocazione di un tavolo che affronti la situazione prima che le difficoltà economiche possano trasformarsi in tensioni sociali.

Coldiretti sostiene di avere avviato già da marzo un confronto sul tema, proponendo alle organizzazioni dei caseifici un modello contrattuale e sollecitando incontri finalizzati alla definizione di un accordo quadro confederale contro le pratiche commerciali sleali.

L’organizzazione agricola invita quindi gli allevatori a non sottoscrivere contratti unilaterali che non rispettino la normativa sulle pratiche sleali.

Una posizione che viene collegata anche agli effetti attesi dalla progressiva destagionalizzazione dei parti: quando il processo entrerà pienamente a regime, secondo Coldiretti, la disponibilità di latte durante il periodo invernale dovrebbe diminuire, contribuendo a una distribuzione più equilibrata della produzione durante l’anno.

Resta aperto anche il capitolo della tracciabilità.

Salvatore Loffreda ha sollecitato l’adozione del decreto attuativo relativo al Registro unico Sian, dopo la scadenza del 15 settembre prevista per la presentazione delle osservazioni.

Il quadro che emerge è dunque meno lineare di quanto possa suggerire il solo crollo delle giacenze di concentrato congelato.

Quel meno 70,07 per cento rappresenta per Coldiretti un risultato significativo sul terreno della qualità e della trasparenza della filiera. Ma contemporaneamente la crescita della produzione di latte, superiore a quella della Dop, pone nuovamente al centro il rapporto tra allevatori, trasformatori e mercato.

Su questo equilibrio si giocherà una parte importante del futuro della filiera bufalina casertana.

Dietro percentuali e milioni di chili esiste una rete di allevamenti, famiglie e imprese che necessita soprattutto di una prospettiva stabile: produrre qualità non basta, se chi quella qualità rende possibile non dispone di rapporti contrattuali capaci di garantire certezza e continuità.