Caserta (Lorenzo Torre) – Ci sono nomi che non appartengono solo allo sport, appartengono a una città, alla sua gente, alla sua anima e Oscar Schmidt è uno di questi.
Oggi, lunedì 20 aprile alle ore 18:00, nel Duomo di Caserta, sarà celebrata una Santa Messa in suffragio su iniziativa della società Paperdi Juvecaserta 2021. Un momento di raccoglimento, ma soprattutto di memoria, perché Oscar, qui, non è stato solo un campione, è stato molto di più.
A Caserta ha lasciato un segno indelebile. Non solo per i punti, per le giocate, per quel talento fuori dal comune che lo ha reso una leggenda del basket mondiale ma per il legame costruito giorno dopo giorno con una piazza che lo ha amato senza condizioni.
Oscar era uno di noi, uno che in campo accendeva il palazzetto ma fuori sapeva farsi voler bene con semplicità, con quel sorriso che non aveva bisogno di traduzioni. Non si è mai sentito una stella distante: era uno che si fermava, parlava, rideva. Uno che aveva capito cosa significasse davvero essere amato da una città.
Perché Oscar Schmidt non è stato solo il simbolo di Caserta, ma uno dei più grandi realizzatori della storia del basket mondiale. Un talento unico, capace di segnare ovunque, contro chiunque, trasformando ogni partita in uno spettacolo di tecnica e istinto puro. Un giocatore che ha lasciato il segno ben oltre i confini di una città, diventando patrimonio di uno sport intero.
E ieri, nella sfida tra la Paperdì Juvecaserta e l’Adamant Ferrara, tutto questo è tornato a galla. In un PalaPiccolo carico di emozione, il suo ricordo ha attraversato ogni possesso, ogni applauso, ogni sguardo.
Le note di “’O surdato ’nnammurato”, il coro che si alza dagli spalti: “Oi vita, oi vita mia…” non è solo una canzone, è un abbraccio collettivo, è Caserta che parla al suo campione. In quel momento il risultato passa in secondo piano, c’è solo lui, solo il ricordo di una città intera che, per qualche istante, è tornata indietro nel tempo.
Perché certi campioni non se ne vanno mai davvero, non appartengono più soltanto alla cronaca o alle statistiche, ma alla memoria viva di chi li ha visti giocare, restano nei palazzetti, nei racconti, nei cori che tornano a galla all’improvviso, restano negli occhi lucidi di una città che, anche a distanza di anni, continua a riconoscersi in loro e a Caserta, il nome di Oscar non sarà mai solo ricordo, sarà sempre casa.

