Caserta (Redazione) – Le vicende giudiziarie che coinvolgono le istituzioni pubbliche finiscono inevitabilmente per riflettersi anche sul dibattito politico e amministrativo di un territorio. A Caserta, città già segnata negli ultimi anni da profonde tensioni istituzionali, il procedimento relativo alla presunta corruzione negli appalti comunali registra ora un nuovo passaggio processuale davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Nel corso dell’udienza celebrata con rito abbreviato, il sostituto procuratore della Repubblica Giacomo Urbano ha formulato tre richieste di condanna e due richieste di assoluzione nei confronti dei cinque imputati coinvolti nel procedimento.
In particolare, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a cinque anni di reclusione per l’ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Caserta, Massimiliano Marzo. Richiesti inoltre due anni e otto mesi per l’imprenditore Pasquale Marotta e un anno per Gennaro Rondinone.
La Procura ha invece sollecitato l’assoluzione per Magdi Khachermi e per il dipendente comunale Gaetano Di Tora.
La prossima udienza è prevista nel mese di settembre, quando interverranno i difensori degli imputati — gli avvocati Gennaro Iannotti, Giuseppe Foglia, Giuseppe Cicala e Dario Pepe — prima della decisione del giudice per l’udienza preliminare.
Lo stesso procedimento riguarda anche altri soggetti che hanno scelto il rito ordinario, tra cui l’ex vicesindaco Emiliano Casale, i dirigenti comunali Franco Biondi e Giovanni Natale, il dipendente comunale Raffaele Porfidia e gli imprenditori Gioacchino Rivetti e Raffaele Nunziante.
L’inchiesta, avviata nel giugno 2024 dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, si inserisce nel più ampio quadro investigativo che ha successivamente portato allo scioglimento del Comune di Caserta per infiltrazioni camorristiche, disposto dal Ministero dell’Interno nell’aprile 2025 dopo il lavoro della commissione d’accesso prefettizia.
L’amministrazione comunale, all’epoca guidata dall’ex sindaco Carlo Marino, venne coinvolta indirettamente nelle conseguenze istituzionali dell’indagine, mentre il Tar del Lazio ha successivamente respinto il ricorso presentato contro il provvedimento di scioglimento.
Resta naturalmente fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Saranno infatti i successivi passaggi giudiziari a chiarire responsabilità e posizioni dei soggetti coinvolti nel procedimento.
La vicenda continua comunque a rappresentare uno dei passaggi più delicati della recente storia amministrativa casertana, in un territorio che cerca oggi di ricostruire fiducia istituzionale, trasparenza e stabilità dopo una fase particolarmente complessa della propria vita pubblica.
