– Il presidente della Commissione speciale Anticamorra e Beni confiscati della Regione Campania annuncia un’audizione con istituzioni, Agenzia nazionale, Agrorinasce e sindaci: «Dobbiamo capire dove la macchina si inceppa»
– Da La Balzana di Santa Maria La Fossa l’appello durante la visita del ministro Tommaso Foti e della sottosegretaria Wanda Ferro: «Trasformare i santuari della criminalità in avamposti di lavoro, legalità e sviluppo»
Santa Maria la Fossa (Redazione) – Quasi duemila unità immobiliari interessate da provvedimenti di confisca nella provincia di Caserta e, secondo i dati richiamati dal consigliere regionale, oltre la metà ancora non assegnate o ferme nelle maglie della burocrazia. È il quadro tracciato da Vincenzo Santangelo, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione speciale Anticamorra e Beni confiscati della Regione Campania, intervenuto a La Balzana di Santa Maria La Fossa.
«Siamo qui per tracciare una linea di demarcazione netta tra il passato e il futuro della nostra terra», ha dichiarato Santangelo durante l’iniziativa alla quale hanno partecipato il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti e la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro.
Al centro dell’intervento il patrimonio sottratto alla criminalità organizzata e la necessità, indicata dal presidente della Commissione, di ridurre i tempi che separano la confisca dall’effettiva restituzione dei beni alla collettività.
«Quando parliamo di beni confiscati nella provincia di Caserta – ha sottolineato Santangelo – parliamo di una ferita ancora aperta, ma anche della nostra più grande opportunità di riscatto. I dati fotografano una realtà inaccettabile: quasi duemila unità immobiliari colpite da provvedimenti di confisca, con più di mille concentrate nell’Agro Aversano e sul litorale domizio. Eppure oltre la metà di questi immobili risulta ancora non assegnata o bloccata dalla burocrazia».
Santangelo ha annunciato la convocazione di un’audizione speciale con l’Assessorato regionale alla Legalità, l’Agenzia nazionale dei Beni sequestrati e confiscati, i vertici di Agrorinasce e i sindaci dei territori maggiormente interessati dal fenomeno, a partire da Castel Volturno, Trentola Ducenta e Caserta.
L’obiettivo dichiarato è individuare i passaggi nei quali le procedure subiscono rallentamenti e verificare gli strumenti attraverso i quali accelerare l’assegnazione e il riutilizzo del patrimonio confiscato.
«Dobbiamo capire dove la macchina si inceppa e intervenire subito – ha affermato Santangelo –. La sfida si gioca su rapidità e trasparenza».
Un passaggio specifico è stato dedicato anche all’impiego delle risorse europee e alle procedure di affidamento. «Grazie alle Centrali Uniche di Committenza dobbiamo garantire che i fondi europei siano spesi in modo rapido, trasparente e totalmente al riparo da infiltrazioni. Non possiamo permetterci di perdere un solo centesimo».
Il luogo scelto per l’iniziativa assume un particolare valore simbolico. La Balzana, vasto complesso agricolo confiscato alla camorra a Santa Maria La Fossa, è interessata da un progetto di riqualificazione che prevede la realizzazione del Parco agroalimentare dei prodotti tipici della Regione Campania.
«Un tempo simbolo dello strapotere del clan dei Casalesi, oggi si sta trasformando in un parco agroalimentare d’eccellenza e in un’opportunità di lavoro reale. Se vince La Balzana, vince lo Stato», ha dichiarato Santangelo.
Rivolgendosi direttamente al ministro Foti, il consigliere regionale ha quindi chiesto continuità nel sostegno istituzionale: «Il territorio c’è, le idee sono chiare. Abbiamo bisogno che lo Stato continui a sostenere con forza questa transizione».
La Commissione speciale Anticamorra e Beni confiscati, nelle intenzioni del suo presidente, dovrà assumere una funzione di raccordo tra i diversi livelli istituzionali e le realtà impegnate sul territorio.
«La Commissione che mi onoro di presiedere – ha concluso Santangelo – agirà come facilitatore istituzionale, in sinergia con Governo, sindaci e terzo settore, a cominciare dal Comitato Don Peppe Diana e da Libera. Dobbiamo accelerare la spesa dei fondi e azzerare i tempi di assegnazione. Solo così trasformeremo i santuari della criminalità in avamposti di lavoro, legalità e sviluppo per i nostri giovani».
La sfida indicata è dunque quella del tempo: fare in modo che la sottrazione dei patrimoni alla criminalità non rimanga soltanto un atto giudiziario, ma trovi compimento nella loro effettiva restituzione alle comunità. È su questa distanza, tra confisca e riutilizzo, che si misura una parte decisiva della capacità delle istituzioni di trasformare i luoghi un tempo legati al potere criminale in spazi di economia, lavoro e partecipazione civile.

