Caserta (Carlo Pascarella) – «Abbiamo recuperato circa 30 mila ragazze e ragazzi che non andavano più a scuola». Negli splendidi cortili del Belvedere di San Leucio, davanti a una platea attenta, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha scandito parole destinate a segnare la giornata del 29 aprile 2026 a Caserta. Un annuncio dal forte impatto pubblico, pronunciato durante l’evento conclusivo “La Scuola Italiana per il Made in Italy”, dopo una precedente visita all’Istituto Giannone-De Amicis.
Non una semplice comunicazione statistica, bensì il racconto di una svolta sociale che in Campania assume i contorni di una rinascita educativa. Dal 2023 a oggi, secondo quanto riferito dal ministro, migliaia di giovani sarebbero stati ricondotti nei percorsi formativi dopo averli abbandonati.
Parole che acquistano un valore ancora maggiore se collocate nel contesto meridionale, dove per anni la dispersione scolastica ha rappresentato una delle ferite più profonde. Oggi, invece, la regione si accredita come laboratorio virtuoso, capace di invertire una tendenza che sembrava consolidata.
Valditara ha inoltre evidenziato un altro dato significativo: il tasso regionale sarebbe sceso dal 16 per cento precedente al 2022 al 9 per cento attuale. Una contrazione rilevante che collocherebbe il territorio su livelli persino superiori a quelli di alcune realtà europee tradizionalmente considerate più solide.
Il ministro non ha nascosto la soddisfazione: «Sono queste le cose che i giornali devono raccontare, notizie da prima pagina. Non si possono narrare solo tragedie e disgrazie, bisogna tornare all’ottimismo».
La prima tappa casertana si è svolta nell’Istituto Giannone-De Amicis, storico presidio educativo situato nel cuore urbano, a pochi passi dai palazzi delle istituzioni. Qui il titolare del dicastero è stato accolto dall’entusiasmo degli alunni, che lo hanno salutato con cori affettuosi e spontanei.
L’emozione, in quel frangente, è apparsa sincera. Il ministro ha confidato di aver percepito nei sorrisi dei bambini e nell’energia degli adolescenti un patrimonio umano inestimabile, impossibile da misurare con strumenti statistici.
Davanti agli studenti, Valditara ha poi delineato una visione alta dell’istruzione: «La scuola deve diventare un po’ la seconda casa». Un luogo nel quale crescere, apprendere il rispetto delle regole, consolidare il senso della comunità e coltivare fiducia nel futuro.
Nella medesima prospettiva, i docenti vengono tratteggiati come guide autorevoli, capaci di accompagnare gli allievi lungo il percorso della maturazione personale. In un tempo segnato da fragilità diffuse e smarrimento relazionale, restituire centralità all’aula significa restituire centralità alla persona.
La cornice di San Leucio ha poi offerto un richiamo naturale alla vocazione manifatturiera del territorio. Il complesso borbonico, legato alla tradizione serica e all’innovazione sociale, rappresenta ancora oggi uno dei simboli più alti dell’ingegno campano.
Scenario ideale per l’evento dedicato al Made in Italy, dove istruzione e vocazione produttiva si sono intrecciate in una narrazione coerente e strategica.
Valditara ha richiamato il tratto distintivo del genio nazionale: «Noi italiani abbiamo conquistato il mondo con l’arte, la cucina, la bellezza, la qualità». Un richiamo identitario che a Caserta acquista contorni particolarmente eloquenti.
La provincia custodisce infatti saperi antichi, filiere tessili, tradizioni artigianali, eccellenze agroalimentari e una memoria produttiva che attende soltanto di essere rilanciata attraverso una nuova alleanza tra formazione e impresa.
Il collegamento tra scuola e territorio, evocato dal ministro, non è formula retorica. È la possibilità concreta di offrire ai giovani competenze spendibili, radicamento culturale e occasioni professionali capaci di contrastare emigrazione e marginalità.
Per Caserta, troppo spesso raccontata soltanto attraverso cronache fosche o stereotipi consunti, la visita ministeriale consegna una trama differente: quella di una città che educa, produce, custodisce bellezza e ambisce a trattenere i propri talenti.
Trentamila ritorni non sono soltanto presenze registrate. Sono destini rimessi in cammino, porte riaperte, speranze sottratte al silenzio.
E forse il compito più alto di una comunità non consiste nel commentare le sconfitte, ma nel riconoscere i germogli quando cominciano finalmente a fiorire.

