Caserta, sanità nelle carceri sotto pressione: circa 500 detenuti con problemi di tossicodipendenza, si punta a rafforzare medici e assistenza

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– Confronto ai vertici dell’Asl sulla situazione negli istituti di Santa Maria Capua Vetere, Carinola e Aversa: al centro carenza di personale sanitario, dipendenze patologiche e salute mentale. Nell’istituto sammaritano sarebbero circa 326 i detenuti con problematiche legate alle droghe

– Il direttore generale Antonio Limone apre all’individuazione di un responsabile aziendale per la sanità penitenziaria. Il Garante provinciale Salvatore Saggiomo: «La pena è la privazione della libertà, non dei diritti fondamentali». Confronto anche su Rems, servizi psichiatrici e sicurezza degli operatori

Caserta (Redazione) – Dietro le mura di un carcere la libertà può essere limitata, il diritto alla salute no. È intorno a questo principio che si è sviluppato all’Asl di Caserta un confronto istituzionale sulla sanità penitenziaria, chiamato a misurarsi con criticità che riguardano assistenza medica, dipendenze patologiche, disagio psichico e disponibilità di personale negli istituti della provincia.

Al tavolo hanno partecipato il Garante regionale delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello, il Garante provinciale Salvatore Saggiomo, il direttore generale dell’Asl Caserta Antonio Limone, il direttore del Distretto 21 Francesco Frascaria e il direttore del Dipartimento di Salute Mentale Gaetano De Mattia.

L’analisi si è concentrata principalmente sulle condizioni sanitarie nelle strutture penitenziarie di Santa Maria Capua Vetere, Carinola e Aversa, prendendo in esame la presenza e la disponibilità di medici, infermieri, psicologi e tecnici della riabilitazione.

Tra le esigenze rappresentate durante l’incontro emerge quella di rafforzare la presenza medica nelle infermerie della Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere e, più complessivamente, di costruire una programmazione sanitaria stabile che consenta di superare una gestione prevalentemente legata alle emergenze.

Particolarmente significativi i numeri relativi alle dipendenze patologiche. Secondo i dati illustrati nel corso del confronto, sarebbero circa 500 le persone detenute nella provincia di Caserta con problematiche connesse alla tossicodipendenza. Di queste, circa 326 si troverebbero nell’istituto penitenziario di Santa Maria Capua Vetere.

Una consistenza che pone il tema non soltanto sul piano sanitario, ma anche su quello trattamentale e del successivo reinserimento sociale.

L’obiettivo prospettato è costruire percorsi individualizzati di cura e assistenza, rafforzando la collaborazione con i servizi territoriali e il Terzo settore e valutando anche soluzioni specificamente dedicate ai detenuti interessati da dipendenze.

Altro capitolo particolarmente delicato è quello della salute mentale.

Il confronto ha interessato l’articolazione psichiatrica della Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, la Rems di Calvi Risorta e i servizi psichiatrici di diagnosi e cura di Sessa Aurunca e Aversa.

La necessità emersa è quella di affrontare il disagio psichico attraverso un approccio multidisciplinare, rafforzando la componente specialistica e assicurando livelli adeguati di assistenza.

Tra le questioni poste figura anche il potenziamento dei mediatori linguistico-culturali, ritenuti particolarmente importanti all’interno di una popolazione penitenziaria sempre più eterogenea per provenienza, lingua e condizioni personali.

Attenzione specifica è stata dedicata alla Casa di lavoro di Aversa, nella quale risultano presenti circa cinquanta persone, molte delle quali interessate, secondo quanto rappresentato durante l’incontro, da problematiche legate alla salute mentale.

Dal confronto è arrivata anche una possibile novità sul piano organizzativo.

Il direttore generale dell’Asl Caserta Antonio Limone ha manifestato la disponibilità dell’Azienda sanitaria a individuare un responsabile per il sistema penitenziario aziendale. Una figura che avrebbe il compito di rendere maggiormente coordinati e strutturati gli interventi sanitari destinati alle persone detenute.

È stata inoltre prospettata l’apertura di un confronto tra Asl Caserta, Ufficio del Garante e Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria. Sul tavolo non soltanto l’assistenza ai detenuti, ma anche la sicurezza degli operatori sanitari e l’esigenza di un adeguato presidio della Polizia penitenziaria.

Alla riunione hanno preso parte anche MariaRosaria D’Alesio e Lucia Zarrilli, collaboratrici del Garante regionale.

A richiamare l’attenzione sulla necessità di trasformare il confronto istituzionale in una rete stabile è stato infine il Garante provinciale Salvatore Saggiomo.

«La sanità penitenziaria ha bisogno di una programmazione stabile, di personale adeguato e di una maggiore integrazione tra carcere e territorio», ha sottolineato Salvatore Saggiomo, ricordando come le criticità vengano raccolte direttamente durante le visite negli istituti.

Il Garante ha inoltre ringraziato Antonio Limone e i vertici dell’Asl per la disponibilità manifestata, ribadendo la necessità di accompagnare la persona non soltanto durante la detenzione, ma anche nel successivo percorso di reinserimento.

«La pena è la privazione della libertà, non la privazione dei diritti fondamentali», conclude Salvatore Saggiomo.

Una distinzione che racchiude il senso dell’intero confronto: la sanità penitenziaria non può costituire un sistema marginale o separato dall’assistenza territoriale. Garantire cure, continuità terapeutica e tutela della salute anche dentro un carcere significa misurare, proprio nel luogo della restrizione, la concreta universalità di un diritto fondamentale.