Caserta, un «Cantiere dei Tifatini» per salvare le colline: mercoledì incontro pubblico alla Mondadori

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– Appuntamento il 30 settembre alla Mondadori Bookstore di via Crispo 11 per rilanciare il progetto del Parco urbano dei Colli Tifatini. Al centro del confronto cave, recupero ambientale, sentieri e rischi idrogeologici: «Quelle montagne non sono vuoti da sfruttare, ma beni comuni da restituire alle generazioni future»

– L’obiettivo è trasformare una battaglia ambientale che attraversa da decenni il Casertano in un progetto verificabile, coinvolgendo istituzioni, Università, scuole, associazioni e comunità locali. La proposta del Parco ha radici lontane ed è stata prevista anche dalla pianificazione territoriale provinciale come progetto prioritario

Caserta (Redazione) – Restituire alle montagne ciò che decenni di escavazioni, incuria e trasformazioni del territorio hanno progressivamente sottratto. E provare a convertire una ferita ambientale in una prospettiva di rinascita.

Mercoledì 30 settembre, alla Mondadori Bookstore di via Crispo 11, nel centro di Caserta, è in programma un incontro pubblico per rilanciare il progetto del Parco urbano dei Colli Tifatini e riportare al centro del dibattito il futuro della fascia collinare che accompagna il paesaggio casertano da Maddaloni fino a Capua.

L’iniziativa nasce dalla convinzione che non sia più sufficiente denunciare il deterioramento del territorio, ma occorra costruire un percorso capace di indicare obiettivi, responsabilità, tempi e risorse.

Il primo tema è quello delle cave e del loro impatto sul paesaggio.

La questione ha radici profonde. Già nelle osservazioni al preliminare del Puc di Caserta, Legambiente definiva il complesso collinare dei Tifatini un «anfiteatro di inestimabile valore paesaggistico-ambientale» e richiamava la previsione del Parco dei Colli Tifatini contenuta nel Ptcp come Progetto territoriale prioritario P9.

Una prospettiva, dunque, tutt’altro che nuova e sulla quale nel corso degli anni si sono accumulate proposte, studi e iniziative.

Tra i precedenti documentati figurano lo studio di fattibilità «Monte Tifata Riqualificazione Paesistico-Ambientale, Area Pilota» del Comune di Caserta e una proposta per l’istituzione del Parco urbano elaborata già nel 2005 da associazioni ambientaliste e comitati del territorio.

Il confronto di mercoledì intende ripartire da questa lunga storia, ma guardando soprattutto alle condizioni attuali.

Tra gli obiettivi indicati dagli organizzatori figura innanzitutto quello di contrastare ulteriori devastazioni prodotte dalle attività estrattive e impedire nuove forme di speculazione sul territorio.

Altro punto riguarda il recupero dei sentieri e degli itinerari turistici ancora presenti lungo le colline, con particolare attenzione alle borgate casertane.

La valorizzazione dei percorsi potrebbe diventare parte di una più ampia strategia capace di coniugare tutela del paesaggio, turismo sostenibile, cultura e fruizione responsabile delle aree naturali.

Non manca il capitolo della sicurezza idrogeologica.

I promotori chiedono che vengano aggiornati i dati e approfondite le condizioni delle aree interessate dalle attività estrattive, verificando eventuali situazioni di rischio connesse anche all’accumulo delle acque meteoriche.

Su questi aspetti sarà fondamentale distinguere le preoccupazioni e le denunce formulate nel dibattito pubblico dalle valutazioni tecniche, affidando a studi aggiornati la definizione dell’effettivo livello di rischio nelle singole aree.

La necessità di approfondimenti sul dissesto e sulla situazione idrogeologica delle zone di cava è stata peraltro richiamata negli anni anche da associazioni impegnate nella conoscenza del territorio.

La proposta che emerge è quella di costruire una mappa pubblica delle criticità, delle responsabilità amministrative e delle priorità d’intervento.

Fermare le attività estrattive, secondo i promotori, rappresenterebbe infatti soltanto una parte del percorso.

Il passaggio successivo dovrebbe essere la rigenerazione delle aree compromesse e la costruzione di una nuova funzione ambientale, culturale e sociale per l’intero sistema dei Tifatini.

Il Parco urbano potrebbe diventare il contenitore di questa trasformazione.

Una grande infrastruttura verde capace di integrare tutela della biodiversità, recupero paesaggistico, cultura, ricerca scientifica, formazione, turismo sostenibile e nuove opportunità occupazionali.

Una visione che trova precedenti anche nelle proposte avanzate nel corso degli anni: la costituzione del Parco è stata indicata come strumento non soltanto di protezione dell’ecosistema, ma anche di sviluppo legato all’agricoltura di qualità e al turismo naturalistico ed enogastronomico.

Il tema resta attuale. Nel gennaio scorso il Wwf Caserta, denunciando ulteriori fenomeni di degrado sui Tifatini, ricordava come le colline abbiano già subito cave, edilizia, incendi e abbandono di rifiuti, sottolineandone contemporaneamente il rilevante patrimonio di biodiversità.

Da qui l’idea di andare oltre una mobilitazione episodica.

Università, scuole, associazioni e comunità locali, secondo l’appello che accompagna l’incontro, dovrebbero diventare protagoniste permanenti del processo e non essere chiamate in causa soltanto quando si manifesta un’emergenza.

La formula scelta è quella di un vero «Cantiere dei Tifatini»: uno spazio stabile di proposta e verifica, nel quale obiettivi, responsabilità, risorse e scadenze possano essere pubblicamente controllabili.

La sfida non riguarda soltanto ciò che resta delle colline dopo decenni di trasformazioni.

Riguarda soprattutto ciò che quelle montagne potranno ancora diventare.

Il passaggio dall’indignazione al progetto sarà dunque il cuore dell’incontro di mercoledì: non considerare più i Tifatini come spazi residuali sui quali intervenire dopo l’emergenza, ma come un bene comune intorno al quale ricostruire paesaggio, identità e futuro.