Castel Volturno (Lorenzo Torre) – Un no deciso, motivato e che va oltre lo scontro politico. La consigliera comunale Anastasia Petrella si schiera apertamente contro la realizzazione del CPR sul territorio, rilanciando una visione diversa per Castel Volturno.
«Ritengo che il progetto CPR sia sbagliato a prescindere – spiega – per una mia formazione culturale e politica. Le politiche migratorie sono fisiologiche, non patologiche. È questo il punto di partenza».
Ma la posizione della consigliera non si ferma a un rifiuto generale. Va oltre e diventa territoriale.
«Castel Volturno è un unicum nazionale. Un laboratorio di integrazione, di multietnicità, di convivenza sociale costruito negli anni non dalle istituzioni, ma da associazioni, scuole, cittadini. Una rete reale, concreta e oggi tutto questo rischia di essere ignorato».
Sul tema, Petrella si dice in piena sintonia con quanto espresso dal vescovo di Caserta Pietro Lagnese (le dichiarazioni le trovi qui).
«La sua posizione la condivido totalmente, ho apprezzato tantissimo questa presa di posizione, non solo per la mia formazione cattolica, ma perché ha dimostrato una conoscenza profonda delle dinamiche di Castel Volturno. Il suo è stato un gesto importante, umano, ma anche concreto».
Un intervento che, secondo la consigliera, ha dato forza a una protesta già diffusa sul territorio:
«Castel Volturno è una comunità che prova a rialzarsi da anni. Questo progetto rischia di essere uno schiaffo che non merita».
Tra i punti più critici, anche la scelta dell’area individuata:
«Parliamo di una riserva naturale, di un terreno demaniale con laghetti, dune e habitat per uccelli migratori. E mentre si parla di tutela ambientale, si pensa a nuove colate di cemento».
Ma c’è anche un altro nodo, forse ancora più forte: quello delle priorità.
«In un territorio dove mancano servizi essenziali – trasporto scolastico, spazi per i bambini, strutture adeguate – vedere un investimento di 43 milioni di euro per un CPR è qualcosa che fa male. È una beffa, uno schiaffo ai cittadini».
Petrella guarda anche al presente e al futuro della città, partendo dalla scuola.
«Siamo già alla terza generazione di migranti. Ragazzi che crescono qui, studiano qui, si sentono parte di questa comunità, hanno la possibilità poi forse a 18 anni di ottenere la cittadinanza. Eppure, il percorso per il riconoscimento resta complicato, spesso mortificante».
Un sistema che, secondo la consigliera, non tiene conto della realtà quotidiana:
«È normale che anche tra gli immigrati ci sono persone che delinquono come ci sono tra le persone del posto come ci sono tra di linee dall’hinterland napoletano voglio dire anche perché Castel Volturno come cultura non ci sta più questa cosa di temere lo straniero che per tanti anni è stata strumentalizzata quindi è proprio tutto anacronistico».
Sul futuro della vicenda, la linea è chiara: evitare contrapposizioni sterili.
«Lo scontro ideologico non porta soluzioni e diventa irrisolvibile, serve dialogo. Serve coinvolgere le istituzioni locali, la Regione Campania, la Chiesa. Questa decisione non può passare sopra la testa di un territorio».
E l’auspicio resta quello di una svolta:
«Spero che si apra un confronto vero, Castel Volturno merita di essere ascoltata».
Un’intervista che restituisce il senso di una battaglia che va oltre il sì o il no a un progetto. La sensazione è che la partita sia ancora aperta ma questa volta, più che le decisioni dall’alto, conterà la capacità di ascoltare un territorio che da anni prova a costruire, in silenzio, un modello diverso.

