Castel Volturno, il fronte del “No” ai CPR: sindacati, associazioni e territorio contro il progetto del Governo

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Castel Volturno (Redazione) – il dibattito sull’ipotesi di realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio continua ad assumere i contorni di una vera e propria vertenza civile. Non più soltanto una questione amministrativa o di ordine pubblico, ma un confronto profondo sul significato stesso della sicurezza, dell’accoglienza e della tutela della dignità umana.
Nel corso dell’assemblea pubblica organizzata presso il Centro Fernandes, la segretaria regionale della UIL Campania, Camilla Iovino, ha espresso una posizione netta e senza sfumature: «Non vogliamo CPR né a Castel Volturno né altrove». Una dichiarazione che si inserisce nel più ampio movimento di opposizione nato nelle ultime settimane attorno al progetto sostenuto dal Ministero dell’Interno.
La tesi sostenuta dai promotori del “No” ruota attorno a un principio preciso: la sicurezza non può essere edificata attraverso strutture percepite come luoghi di segregazione. Secondo sindacati, associazioni ecclesiali e realtà del terzo settore, la risposta alle fragilità del territorio dovrebbe invece passare attraverso investimenti in lavoro, integrazione, servizi sociali e recupero urbano.
Non è casuale che la contestazione trovi terreno fertile proprio a Castel Volturno, città che da decenni rappresenta uno dei laboratori più complessi dell’Italia contemporanea sul fronte delle migrazioni, della convivenza multiculturale e delle infiltrazioni criminali. Qui il confronto assume inevitabilmente una dimensione simbolica: da una parte la richiesta di maggior controllo, dall’altra il timore che la risposta dello Stato possa tradursi in una nuova marginalizzazione di un territorio già segnato da profonde contraddizioni sociali.
Attorno al dissenso si sono raccolte numerose realtà civiche e religiose. Tra le voci più autorevoli emerge quella del vescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese, presente agli incontri pubblici che hanno animato il dibattito cittadino.
La vicenda, destinata a rimanere al centro dell’agenda politica campana, pone una domanda che supera i confini del litorale domizio: quale equilibrio può esistere tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali? Una questione che continua a dividere il Paese e che a Castel Volturno assume oggi il volto concreto di una comunità chiamata a scegliere quale futuro immaginare per sé stessa.