– L’intervento del presidente Emilio Iannotta alla manifestazione svoltasi a Sessa Aurunca: «Sessa Aurunca, Piedimonte e Sapri sono accomunate dalla stessa battaglia e dallo stesso diritto: la salute non può dipendere dal codice postale»
– «Non chiediamo deroghe alla sicurezza; chiediamo una nuova istruttoria fondata su sicurezza reale, geografia, distanze, tempi di percorrenza, flussi effettivi delle partorienti e prospettive di riqualificazione dei presìdi»
Sessa Aurunca (Redazione) – Nella giornata di ieri (domenica 25 ottobre) a Sessa Aurunca si è tenuta una manifestazione, promossa dal Comitato San Rocco Bene Comune, contro la chiusura, disposta dall’Asl di Caserta in ossequio a quanto previsto dalla Regione, dei Punti Nascita di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese (più Sapri, nel salernitano) presso gli ospedali “San Rocco” e “Ave Gratia Plena”. Una manifestazione che ha portato in piazza centinaia di persone. Presente anche il Comitato Civico Pro Ave Gratia Plena Bene Comune, con il presidente Emilio Iannotta, impegnato nella difesa e nel potenziamento dell’ospedale di Piedimonte Matese e dei servizi sanitari del Matese e dell’Alto Casertano.
Così il presidente Iannotta nel suo intervento: «Sono qui come pediatra, cittadino del Matese e rappresentante di un Comitato impegnato nella difesa della sanità pubblica. Oggi non siamo comunità che difendono ospedali diversi. Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri sono accomunate dalla stessa battaglia e dallo stesso diritto: la salute non può dipendere dal codice postale. Nel dossier che abbiamo consegnato ai rappresentanti regionali si evidenzia che il Distretto sanitario 15 dell’ASL Caserta comprende 31 Comuni su circa 879 chilometri quadrati, un territorio prevalentemente montano, con viabilità difficile e popolazione dispersa. Nel 1991 aveva 78.203 residenti; nel 2025, 67.126. Oltre undicimila in meno. Ma il dato più drammatico è quello dei giovani: i bambini e ragazzi da 0 a 14 anni sono passati da 14.736 a 7.502, quasi la metà. Gli ultrasessantacinquenni sono cresciuti da 11.864 a 17.102. Oggi si contano 228 anziani per ogni cento giovani sotto i quindici anni. Non parliamo soltanto di denatalità: parliamo di spopolamento e invecchiamento, di famiglie che vanno via e di opportunità che diminuiscono. Se un territorio perde giovani e servizi, chiudere ulteriori presìdi può accelerare quel declino. La programmazione sanitaria dovrebbe interrompere questo circolo vizioso, non accompagnarlo».
Quindi Iannotta sottolinea: «Lo dico da medico, nessuno di noi vuole un punto nascita insicuro. La sicurezza della madre e del neonato viene prima di tutto. Ma non si misura soltanto contando i parti. Conta l’organizzazione, la disponibilità di anestesia e rianimazione, l’assistenza pediatrica e neonatologica, la sala operatoria, i trasporti assistiti e soprattutto gli esiti clinici. A Piedimonte l’Ave Gratia Plena ha la Rianimazione. Nel tempo, però, ha perso la Patologia Neonatale; la Ginecologia-Ostetricia è stata ridotta a Unità Operativa Semplice Dipartimentale e gli organici hanno sofferto. Se un reparto viene progressivamente indebolito, non possiamo poi ignorare che questo ne riduce anche l’attrattività. Chiediamo una valutazione completa, trasparente, confrontabile con quella delle altre strutture pubbliche e private accreditate. La delibera regionale 418 del 2025 ha segnato una svolta pesante. Ma il quadro è cambiato, la Campania è uscita dal Piano di rientro e il 5 ottobre il Consiglio regionale ha approvato la mozione 74 sui punti nascita di Sapri, Sessa e Piedimonte. I tre sindaci hanno chiesto un incontro urgente al Presidente della Regione. Sono passaggi importanti, ma devono diventare atti, personale, investimenti, percorsi verificabili».
E aggiunge: «Non chiediamo deroghe alla sicurezza; chiediamo una nuova istruttoria fondata su sicurezza reale, geografia, distanze, tempi di percorrenza, flussi effettivi delle partorienti e prospettive di riqualificazione dei presìdi. Una mozione non può restare sulla carta. La battaglia, inoltre, non finisce ai punti nascita. Dobbiamo difendere il ruolo complessivo dei nostri ospedali: emergenza-urgenza, specialistica, diagnostica, personale, integrazione ospedale-territorio. A Piedimonte abbiamo proposto un Patto per la Salute del Matese e dell’Alto Casertano. Oggi propongo che i nostri Comitati mantengano un coordinamento stabile, condividano dati, documenti e iniziative e costruiscano insieme proposte da sottoporre alle istituzioni. Non vogliamo contrapporre Sessa a Piedimonte, o Piedimonte a Sapri. Non vogliamo contrapporre sicurezza e prossimità: vogliamo entrambe. Vogliamo che le future madri possano ricevere assistenza sicura senza che una distanza eccessiva diventi un rischio; che le giovani famiglie abbiano ragioni per restare; che nessuna area interna venga considerata marginale. Sessa non è sola. Piedimonte non è sola. Sapri non è sola. Camminiamo insieme, senza protagonismi e senza bandiere di partito, per il diritto alla salute di tutti. Non chiediamo favori, chiediamo diritti».

