Commissione Vigilanza Rai, dimissioni in blocco di tutti i componenti dopo quasi 2 anni di stallo

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Roma (Redazione) – Si apre una nuova fase di tensione politica attorno alla Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Dopo mesi di paralisi istituzionale, tutti i componenti della Commissione hanno rassegnato le dimissioni, determinando di fatto l’azzeramento dell’organismo bicamerale chiamato a vigilare sul servizio pubblico radiotelevisivo.

A dare il via alla crisi è stata la presidente della Commissione, Barbara Floridia, che ha annunciato le proprie dimissioni, seguita dai 16 parlamentari delle opposizioni. La decisione è stata motivata con l’impossibilità di far funzionare la Commissione, bloccata da quasi due anni da un continuo stallo politico. In un secondo momento anche i componenti della maggioranza hanno formalizzato le dimissioni, azzerando l’intera composizione dell’organismo.

Secondo le opposizioni, la Commissione sarebbe stata resa di fatto ‘non operativa’ dalle continue assenze della maggioranza, che avrebbero impedito il raggiungimento del numero legale necessario per lo svolgimento dei lavori. Al centro dello scontro politico vi è, in particolare, il mancato accordo sulla governance della Rai e sull’elezione del presidente dell’azienda, per la quale è richiesta una maggioranza qualificata dei due terzi in Commissione.

Nel motivare la sua scelta, Floridia ha parlato di una decisione «sofferta ma necessaria», spiegando di aver preso atto che «restare e denunciare non è servito» e definendo il gesto un segnale politico di fronte a quello che considera un utilizzo improprio delle istituzioni parlamentari. Le forze di opposizione hanno sostenuto di aver tentato ogni strada per sbloccare la situazione, rivolgendosi anche ai presidenti di Camera e Senato, senza ottenere risultati concreti.

Adesso i presidenti di Camera e Senato dovranno avviare le procedure per la ricostituzione della Commissione, ma non è chiaro se d’ora in avanti ci sarà una ripresa del confronto tra maggioranza e opposizione o se la questione contribuirà ad alimentare ulteriormente lo scontro politico sulla governance del servizio pubblico.