Dal famoso vascio napoletano al Check-in

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Napoli ( Rosalba Moccia) – Napoli è ancora una città o un esclusivo set fotografico? Tra boom turistico e sfratti il paradosso di una città che rischia di perdere la sua identità per accogliere il mondo.

C’è la Napoli che fa rumore, quella del colore, della retorica e dei luoghi comuni. La Napoli delle statistiche sulla criminalità, quella di Gomorra e di Mare Fuori. C’è la Napoli del Vesuvio, del mare e di Maradona, della pizza a portafoglio, degli spaghetti e delle sfogliatelle. E poi esiste una Napoli silenziosa, quella che vive a livello strada, nei famosi vasci, dove la porta di casa non è mai stato un confine e il marciapiede è un’estensione naturale del vascio stesso. Qui sopravvive una forma di welfare spontaneo, informale e gratuito, dove la solidarietà non è una scelta etica, ma una necessità biologica, insita fin dalla nascita. È una città che da secoli si cura da sola, trasformando la povertà in condivisione e l’isolamento in comunità.

Eppure, questa Napoli rischia di scomparire proprio a causa del suo straordinario successo. Senza grandi sforzi, è diventata una delle mete turistiche più ambite al mondo. Quartieri un tempo considerati off-limits oggi sono tappe obbligatorie, riscattati da un flusso immenso di turisti italiani ma soprattutto stranieri che hanno portato ossigeno economico e nuovi posti di lavoro.

Prova è il trend di presenze degli ultimi anni. Dal 2023, anno del terzo scudetto e del boom definitivo, si contano circa 13 milioni di turisti facendo diventare Napoli la prima città italiana per crescita di presenze. Nel 2025 si è raggiunto unpicco storico di 16 milioni di presenze provocando unaumento del 40% di B&B e case vacanza. Ma come ogni medaglia anche questa ha il suo rovescio.

Quegli stessi bassi che per generazioni sono stati centri di mutuo soccorso vengono oggi svuotati della loro essenza e ristrutturati per diventare B&B e case vacanza. La trasformazione è avvenuta in pochissimi anni se si pensa che sia iniziata all’incirca dopo la pandemia di Covid. Un basso che ospitava una famiglia oggi rende in un weekend quanto un intero mese di affitto abitativo. Le case in affittoper abitarci sono diventate quasi un miraggio e, quando si trovano, appartengono a una fascia di lusso proibitiva per i più.

Ma la conseguenza più grave è quella strutturale, ogni volta che una famiglia viene sostituita da un turista, una maglia di quella rete di welfare informale si spezza, creando un vuoto sociale irreversibile. Molte strade si sono trasformate in corridoi redditizi per turisti, tragicamente privi di quel lessico comune che recitava: “Aspetta, adesso ti aiuto io”. Nel tentativo di accogliere tutti, Napoli rischia di trasformarsidavvero in una città-albergo, spingendo i propri abitanti verso le periferie, lontano da quel centro storico che non ha bisogno di essere raccontato perché parla la storia nel bene e nel male.

Oggi Napoli vive un fenomeno di gentrificazione che minaccia la sua vera identità. Basti vedere la sostituzione commerciale che è un altro dei sintomi evidenti, le botteghe artigiane e i piccoli alimentari lasciano il posto a catene internazionali, boutique o a un folto numero di friggitorie, pizzerie, ristoranti etc. Perché se è vero che la riqualificazione urbana, l’indotto economico e l’orgoglio per la considerazione internazionale sono vantaggi certi, è altrettanto vero che l’emergenza abitativa e lo spopolamentorischiano di rendere Napoli spoglia della sua essenza più autentica.

La sfida di Napoli non è certo fermare il progresso economico, ma decidere se quest’ultimo debba essere un processo di sviluppo economico/sociale o solo un prodotto di semplice consumo. Una città che si priva dei propri abitanti, parte di quel capitale sociale che identifica la città,smette di essere tale per diventare solo un enorme e meraviglioso parco da visitare.

Un tema questo molto sentito, infatti proprio per queste ragioni, negli ultimi tempi, molti tra cui artisti, intellettuali, sociologi e politici hanno aperto un dibattito sulla tutela dei quartieri storici, evidenziando come la perdita dei residenti rischi di modificare definitivamente la funzione sociale della città.