Caserta/Roma (Rosalba Moccia) – Nel 2022, con il film Siccità, Paolo Virzì immaginava un fiume Tevere ridotto a un rigagnolo fangoso, circondato da una Roma dai colori tipici del deserto del Sahara. In quella visione distopica, le autobotti dell’acqua viaggiavano scortate dalla polizia come fossero convogli di beni preziosi, mentre i condizionatori dei quartieri più ricchi continuavano, impassibili, a diffondere aria fresca.
Sono trascorsi appena quattro anni e ciò che allora sembrava una provocazione cinematografica è diventato, purtroppo, una realtà sempre più concreta. Il caldo record che sta interessando l’Italia e gran parte dell’Europa sembra il naturale sequel di quel film dai colori soffocanti. Le temperature in costante aumento non sono più semplici numeri nelle statistiche, ma il segnale evidente di un cambiamento al quale occorre porre rimedio.
Basta passeggiare lungo le sponde di un qualsiasi fiume per rendersi conto che qualcosa è cambiato. Dove un tempo l’acqua era abbondante, oggi si fatica a trovarne anche solo la metà. I laghi che, fino a pochi anni fa, sembravano piccoli mari, molti dei quali navigabili, mostrano oggi livelli così bassi da far sorgere inevitabili interrogativi sul futuro.
Le temperature registrate nel giugno 2026 hanno superato di diversi gradi le medie degli anni precedenti e le ondate di calore, un tempo considerate eventi eccezionali, sono ormai diventate una consuetudine. L’ONU, spesso irrisa da più di qualche potente della Terra, continua da anni a lanciare l’allarme: il clima è cambiato e lo sta facendo con una rapidità sempre più evidente.
Eppure c’è ancora chi fatica a credere che questa sia una crisi globale. È come se, di fronte all’evidenza, si preferisse continuare a chiudere gli occhi e le orecchie. Gli scienziati continuano a ripetere che gli effetti del cambiamento climatico sono già sotto i nostri occhi, ma in molti li liquidano come una semplice estate più calda del solito, quando invece rappresentano il segnale tangibile di un mondo che sta cambiando e con il quale sarà necessario fare i conti.
Nel frattempo, mentre la scienza continua a chiedere interventi concreti, la politica italiana sembra procedere a due velocità. Da un lato è stato approvato, alla fine del 2023, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, un passo importante per programmare azioni su acqua, agricoltura, biodiversità e salute pubblica. Dall’altro, il Piano Sociale per il Clima, che vale miliardi di euro, resta ancora fermo, nonostante l’urgenza di investimenti per la transizione ecologica e per affrontare le emergenze idriche. Le idee, dunque, ci sono; ciò che manca è la capacità di trasformarle in fatti.
A pagare il prezzo più alto, come sempre, sono le persone più fragili: anziani costretti a vivere in appartamenti roventi, malati cronici e famiglie che non possono permettersi nemmeno un condizionatore. Una parte della società che, oltre alla crisi climatica, si trova a combattere anche contro una crisi di dignità, mentre chi dovrebbe proteggerla troppo spesso sembra voltarsi dall’altra parte.
Anche nel Casertano le conseguenze del cambiamento climatico sono ormai evidenti. Estati sempre più torride, eventi meteorologici estremi, consumo del suolo e progressiva riduzione delle aree verdi stanno modificando il volto del territorio.
Qualcosa, però, si muove. Pur rappresentando ancora un piccolo granello di sabbia in un deserto, associazioni come Legambiente Caserta, WWF, Italia Nostra – Sezione di Caserta e il Gruppo FAI Giovani Caserta promuovono iniziative di sensibilizzazione, pulizia del territorio e tutela ambientale, coinvolgendo cittadini, scuole e amministrazioni locali nel recupero di spazi degradati e nella riduzione dell’impatto ambientale.
Sono inoltre in programma, presso il Campo Laudato Si’ (ex Macrico), diversi tavoli operativi finalizzati alla creazione di una rete locale tra comitati ecologisti, con l’obiettivo di pianificare le prossime manifestazioni estive dedicate alla cittadinanza attiva e all’impegno civico.
In altre parole, mentre la politica nazionale fatica ancora a trasformare gli annunci in azioni concrete, a Caserta iniziano a intravedersi, seppur timidamente, segnali di una crescente consapevolezza e della volontà di agire.
La domanda, però, resta aperta e richiede una risposta, soprattutto da parte delle istituzioni: basterà davvero un granello di sabbia per fermare l’avanzata del deserto?

