Dieci ore al giorno per 2 euro: l’inferno nascosto dietro la mozzarella del casertano

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San Tammaro – (Rosanna Girella) Nel cuore della provincia di Caserta e di una delle filiere agroalimentari più identitarie del territorio, quella della mozzarella di bufala, nella giornata del 15 aprile 2026 è emerso un caso che riporta alla luce una realtà scomoda e spesso invisibile: due lavoratori stranieri, di origine marocchina, sono stati trovati all’interno di un allevamento bufalino mentre lavoravano senza contratto, senza tutele e in condizioni di sfruttamento estremo, costretti a turni di circa dieci ore al giorno per una paga che si aggirava intorno ai due euro l’ora, il tutto sotto la gestione di un imprenditore agricolo denunciato dalle autorità per caporalato e impiego di manodopera irregolare.

L’intervento è stato condotto dalla Polizia Provinciale di Caserta, che durante un controllo ha accertato non solo l’assenza totale di regolarizzazione dei lavoratori, ma anche un quadro più ampio di illegalità. Un dettaglio particolarmente significativo, che aggrava ulteriormente la posizione del titolare dell’azienda, riguarda il tentativo di allontanare i lavoratori al momento dell’arrivo degli agenti, un gesto che evidenzia la piena consapevolezza della situazione e la volontà di sottrarsi ai controlli.

I due uomini, privi di documenti e quindi in una condizione di estrema vulnerabilità, erano impiegati senza alcuna forma di tutela: niente contributi, nessuna assicurazione, nessuna garanzia sanitaria o di sicurezza sul lavoro. Un sistema che, secondo gli investigatori, rientra pienamente nelle dinamiche del caporalato, dove il bisogno e la fragilità dei lavoratori vengono sfruttati per abbattere i costi e massimizzare i profitti.

All’imprenditore sono stati contestati i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre all’impiego di lavoratori stranieri irregolari e al favoreggiamento della loro permanenza sul territorio nazionale. Le sanzioni, tra ammende e multe amministrative, superano complessivamente i 19 mila euro, ma il peso più rilevante resta quello penale e sociale di una vicenda che solleva interrogativi profondi sull’intero comparto.

Il caso di San Tammaro, infatti, non appare isolato. Già nei mesi scorsi, nello stesso territorio, erano emerse situazioni simili legate ad allevamenti bufalini, tra irregolarità ambientali e presenza di lavoratori non regolarizzati. Un elemento che lascia intravedere un possibile sistema più ampio, radicato in una zona già fragile e complessa come quella della cosiddetta Terra dei Fuochi, dove le dinamiche illegali spesso si intrecciano tra ambiente, lavoro ed economia.

Ed è proprio questo il punto più delicato: il settore coinvolto non è marginale, ma rappresenta uno dei simboli più forti dell’economia casertana e campana. La filiera della mozzarella di bufala DOP, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, rischia di nascondere al suo interno sacche di sfruttamento che contraddicono l’immagine di eccellenza e qualità che la accompagna.

La notizia, apre quindi uno scenario che va oltre la semplice cronaca giudiziaria e impone una riflessione più ampia: quanto è diffuso questo sistema? E quanto costa davvero, in termini umani, un prodotto simbolo del territorio?
Dietro il latte e la tradizione, in alcuni casi, sembra emergere un’altra verità. E questa volta non può essere ignorata.”