Don Coluccia torna a Pianura: il prete col megafono sfida la camorra e rilancia la speranza per i giovani

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– Don Antonio Coluccia torna a Pianura con il suo inseparabile megafono, simbolo di una battaglia quotidiana contro spaccio, camorra e degrado sociale.

– Il sacerdote richiama l’attenzione sulla necessità di affiancare alla repressione nuovi strumenti di prevenzione, puntando soprattutto su sport, educazione e opportunità per i giovani.

Napoli (Daniele Buonpane) – Nella periferia occidentale di Napoli, il sacerdote da anni impegnato contro le mafie e lo spaccio torna a far sentire la propria voce. Al centro del suo impegno, il contrasto alla criminalità e la necessità di offrire nuove opportunità alle giovani generazioni.

Il suo megafono è diventato il simbolo di una battaglia che non conosce pause: quella contro la camorra, lo spaccio di droga e il degrado sociale. Don Antonio Coluccia, conosciuto come il «prete col megafono», torna a richiamare l’attenzione sulla realtà di Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli, dove la presenza della criminalità organizzata continua a rappresentare una sfida per la comunità e le istituzioni.

Da anni impegnato in prima linea nei contesti più difficili del Paese, il sacerdote ha scelto di portare la propria testimonianza direttamente nelle strade, nei luoghi segnati dallo spaccio e nelle piazze dove il rischio di reclutamento criminale riguarda soprattutto i più giovani. La sua presenza vuole essere un segnale chiaro: non bisogna rassegnarsi all’illegalità né considerare la criminalità un destino inevitabile.

Le iniziative di Don Coluccia si distinguono per il contatto diretto con il territorio. Il megafono diventa uno strumento per rompere il silenzio, richiamare l’attenzione dei residenti e rivolgere un appello a chi vive quotidianamente situazioni di marginalità.

La sua azione punta a contrastare non soltanto lo spaccio, ma anche la cultura della sopraffazione e l’idea che la violenza possa rappresentare una strada per ottenere rispetto o opportunità economiche. Una battaglia che richiede coraggio, presenza sul campo e collaborazione con le istituzioni.

Pianura, come altre periferie metropolitane, ha bisogno di interventi capaci di andare oltre l’emergenza. Il contrasto alle attività criminali resta fondamentale, ma deve accompagnarsi a percorsi educativi, sostegno alle famiglie, spazi di aggregazione e occasioni concrete di crescita personale e professionale.

Tra i temi al centro dell’impegno del sacerdote c’è la necessità di offrire alternative reali ai ragazzi che crescono in contesti difficili. In questa prospettiva si inserisce la proposta di creare spazi sportivi, tra cui campi di calcio e basket, per favorire la socialità, l’inclusione e la partecipazione.

Lo sport può diventare uno strumento importante di prevenzione: insegna il rispetto delle regole, incoraggia il lavoro di squadra e permette ai giovani di riconoscersi in una comunità diversa da quella proposta dai circuiti criminali. Perché questo accada, tuttavia, servono strutture accessibili, attività continuative e adulti capaci di accompagnare i ragazzi nel loro percorso.

Non bastano interventi occasionali: occorre costruire una rete stabile tra scuole, associazioni, parrocchie, famiglie e amministrazioni pubbliche, affinché nessun giovane sia lasciato solo davanti alla scelta tra legalità e illegalità.

La presenza di Don Coluccia riporta al centro una questione che riguarda l’intera Napoli: la necessità di restituire fiducia ai quartieri periferici e rafforzare la presenza dello Stato attraverso sicurezza, servizi e opportunità.

La lotta alle mafie non può essere affidata esclusivamente alle forze dell’ordine. Richiede anche un impegno culturale e sociale capace di sottrarre terreno alla criminalità, valorizzando le energie positive presenti nei territori e sostenendo chi sceglie ogni giorno la strada della legalità.

Il messaggio del sacerdote si inserisce proprio in questa prospettiva: denunciare ciò che non funziona, non voltarsi dall’altra parte e continuare a investire sulle persone.

A Pianura, il megafono di Don Coluccia diventa così il richiamo a una responsabilità collettiva. Perché la risposta alla camorra non può fermarsi alla repressione: deve tradursi anche in diritti, servizi, istruzione e occasioni concrete per costruire un futuro diverso.

La vera sfida è fare in modo che, accanto alla voce di chi denuncia, ci siano istituzioni presenti e una comunità pronta a reagire. Solo così la speranza potrà trasformarsi in un progetto concreto di cambiamento.