Pontelatone/Vitulazio/Formicola (Carlo Pascarella) – C’è una Campania che non attende riconoscimenti, perché li genera con la forza concreta del lavoro.
C’è un entroterra che non conosce marginalità, ma custodisce tesori agricoli, culturali e imprenditoriali di valore assoluto.
E c’è Pontelatone, dove la terra parla con il linguaggio austero della vite e con quello nobile della storia.
È in questo scenario che si è svolta la giornata conclusiva del trittico di iniziative promosso da Araterra, associazione territoriale guidata da Christian Aurilio, impegnata nella valorizzazione delle eccellenze locali, nella promozione delle filiere produttive, nel sostegno al tessuto economico e nella costruzione di una nuova consapevolezza identitaria dell’Alto Casertano.
Un appuntamento di spessore, capace di riunire amministratori, operatori economici, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e personalità del mondo associativo in un percorso enogastronomico di alto profilo presso le celebri Cantine Alois.
Ad accogliere gli ospiti con competenza elegante e rara capacità divulgativa è stato Michele Alois, export manager dell’azienda, interprete moderno di una famiglia che ha saputo fondere tradizione e innovazione.
Tra i presenti figuravano Antonio Scialdone, alla guida del Comune di Vitulazio e componente del Consiglio Provinciale, Michele Scirocco, primo cittadino di Formicola, Alfonso Izzo, guida amministrativa di Pontelatone, oltre a numerosi esponenti del territorio.
Presenza particolarmente significativa anche quella di Nicola De Lucia, presidente di Asso Artigiani Imprese Caserta, realtà associativa impegnata nella tutela di artigiani, piccole imprese, commercii e comparti produttivi locali, da anni punto di riferimento per il mondo del lavoro autonomo e delle microaziende casertane.L’iniziativa non si è limitata a una visita aziendale.
Ha assunto il valore di un viaggio colto dentro l’identità produttiva di Terra di Lavoro.
Tra vigneti ordinati, scorci collinari e architetture rurali di grande fascino, Michele Alois ha accompagnato il gruppo in una narrazione intensa delle radici familiari e dell’evoluzione aziendale.
«Le Cantine Alois nascono da una cultura del fare tramandata di generazione in generazione. Prima la seta, poi il vino: in entrambi i casi il principio è lo stesso, cercare l’eccellenza senza compromessi», ha spiegato nel corso dell’itinerario.
Un passaggio che sintetizza mirabilmente la storia della dinastia Alois, nome prestigioso legato anche alla tradizione serica di San Leucio, dove la famiglia contribuì alla diffusione internazionale di tessuti d’altissima qualità approdati nei palazzi più autorevoli del mondo.
Da quell’esperienza manifatturiera è scaturita una nuova sfida: trasferire la medesima cura artigianale nell’universo vitivinicolo.
«Mio nonno intuì il valore straordinario di queste colline; mio padre Gianfranco ha poi consolidato quella visione, trasformandola in un progetto strutturato e moderno», ha ricordato Michele Alois con tono partecipe.
Le vigne si estendono su aree caratterizzate da altitudini differenti, da circa 150 metri sino a quasi 400 metri sul livello del mare, condizione che assicura ventilazione costante, importanti escursioni termiche e maturazioni lente, decisive per la qualità finale delle uve.
È questo il segreto profondo di un grande vino: il territorio prima della tecnica, la vocazione naturale prima della cantina.
Non a caso le etichette Alois sono divenute ambasciatrici di vitigni nobili come Pallagrello Bianco, Pallagrello Nero e Casavecchia, varietà identitarie restituite a piena dignità enologica.
«Negli Stati Uniti cercano autenticità, cercano vini che abbiano una storia e un volto riconoscibile. È ciò che il nostro territorio può offrire con forza», ha sottolineato ancora Michele Alois, evidenziando la crescente attenzione del mercato americano verso queste produzioni.
L’itinerario si è poi snodato tra ambienti aziendali, spazi di affinamento e aree dedicate all’accoglienza, dove ogni dettaglio racconta sobrietà, gusto e rispetto delle origini.
Molto apprezzata la regia organizzativa di Christian Aurilio, cui va il merito di aver costruito un momento di confronto autentico tra istituzioni, impresa e società civile. Con Araterra ha dimostrato che la promozione territoriale non nasce da formule astratte, ma da incontri concreti e da una visione condivisa.
Consensi diffusi anche per la partecipazione di Antonio Scialdone, amministratore stimato e sensibile alle dinamiche sovracomunali, così come per la presenza di Scirocco e Izzo, interpreti di una collaborazione istituzionale sempre più necessaria.
L’epilogo conviviale, impreziosito da degustazioni di grande livello, ha suggellato una mattinata densa di contenuti e prospettive.
Quando il sole ha disteso la sua luce sui filari, una verità è apparsa limpida: i territori non chiedono miracoli, chiedono uomini capaci di riconoscerne il valore.
Alle Cantine Alois quel valore esiste da generazioni.
Araterra, con intelligenza e sensibilità, lo ha semplicemente reso visibile.
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2026-05-03

