Capua (Redazione) – Un’eco ancestrale, vibrante e quasi sacrale, riaffiora dalle pagine di un’opera destinata a far discutere: il jazz, spesso relegato a mera espressione musicale, si rivela invece terreno di una tensione primordiale, un campo magnetico in cui forze opposte si attraggono e si respingono con irresistibile intensità. È qui che prende forma il nuovo libro di Carmine Migliore, “Il dionisiaco e l’apollineo nella Musica Jazz”, in uscita nei prossimi giorni per Vertigo Edizioni.
L’autore, musicologo e interprete di comprovata esperienza, intraprende un percorso che affonda le radici nell’antichità classica per poi diramarsi nelle sonorità febbrili del Novecento. Dalla Grecia arcaica al pensiero nietzschiano, il volume costruisce un ponte culturale ambizioso, capace di coniugare filosofia e armonia in un dialogo serrato e suggestivo. Dioniso e Apollo, simboli rispettivamente dell’ebbrezza e della misura, cessano di essere archetipi lontani per incarnarsi nei protagonisti della scena jazzistica.

Attraverso un’analisi puntuale di brani emblematici, Migliore non si limita a descrivere: scandaglia, interpreta, illumina. Il jazz emerge così come linguaggio privilegiato dell’eccesso e della disciplina, una forma espressiva che sublima l’impulso e lo trasfigura in ordine. Ne scaturisce un affresco denso, in cui l’improvvisazione diventa rito e la tecnica si tramuta in strumento di elevazione emotiva.
L’opera, pur nella sua apparente specializzazione, si rivolge a un pubblico trasversale. Non soltanto studiosi o appassionati, ma chiunque desideri comprendere le dinamiche profonde che animano la creazione artistica. Il lessico, curato e preciso, accompagna il lettore senza mai indulgere in compiacimenti sterili, mantenendo un equilibrio raro tra rigore e accessibilità.
Non meno rilevante è il profilo dell’autore. Nato a Capua nel 1967, Migliore vanta una formazione accademica di eccellenza, con titoli conseguiti con lode nei principali conservatori campani. Alla carriera didattica affianca un’intensa attività concertistica e compositiva, culminata nella produzione di opere rock e lavori discografici che testimoniano una ricerca costante e mai appagata.
Il libro si inserisce nella collana “Approdi” con una veste agile ma contenuti di notevole spessore. Centodue pagine che condensano riflessioni articolate e prospettive inedite, offrendo uno sguardo capace di superare le convenzioni critiche più consolidate. Il prezzo contenuto e la disponibilità nei principali canali di vendita ne favoriscono una diffusione ampia, destinata a coinvolgere lettori eterogenei.
In un panorama editoriale spesso dominato da pubblicazioni effimere, Il dionisiaco e l’apollineo nella Musica Jazz si distingue per profondità e ambizione. Non si tratta soltanto di un saggio musicale, ma di una meditazione sull’essenza stessa dell’arte, intesa come spazio di conflitto e sintesi.
E forse è proprio questa la sua forza più autentica: ricordare che, dietro ogni nota, si cela una lotta silenziosa tra istinto e forma, caos e armonia. Una dialettica che non trova soluzione definitiva, ma continua a generare bellezza, rinnovandosi in ogni ascolto, in ogni interpretazione, in ogni respiro sonoro.

