All’interno della sociologia contemporanea, Corbisiero è oggi uno dei nomi di maggior spicco. Docente di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio all’Università Federico II di Napoli, Corbisiero va oltre il suo compito accademico, essendo anche l’ideatore e il promotore dell’Osservatorio LGBT+, il primo in Italia, interamente dedicato all’analisi delle identità di genere.
Di Rosalba Moccia
Corbisiero ha esordito giovane come saggista già nel 1999 con la pubblicazione su una rivista scientifica della sua tesi di laurea sui campi di concentramento per ebrei stranieri in Italia.Nel 2005 pubblica “Le Trame della Povertà”, un testo di successo sui redditi minimi di inserimento. Da allora ha ampliato il suo campo tematico e ha pubblicato oltre 20 volumi su welfare, generi e identità sessuali, città e turismo. La sua ricerca ha il pregio di mettere in relazione il territorio e le identità che lo abitano. Questa visione ha valicato i confini nazionali attraverso lezioni e relazioni che Corbisiero ha tenuto in tutto il mondo, da New York a Tangeri.
Nel 2022 pubblica il volume internazionale “Millennials, Generation Z and the Future of Tourism” (Channel viewLondon), tradotto successivamente in lingua giapponese nel 2025 con il titolo: Z世代が変える観光の未来 – Zseidaigakaerukankōno mirai (lett. “Il futuro del turismo cambiato dalla Generazione Z”) pubblicato a Tokyo nel 2025 dalla Chikura Publishing Company. In questo libro, scritto insieme a Salvatore Monaco ed Elisabetta Ruspini, Corbisiero analizza i cambiamenti che descrivono la pratica del viaggio per i giovani, non più intesa come una semplice meta geografica da raggiungere, ma come un’esperienza con un forte valore aggiunto legato a bisogni e a dimensioni identitarie. In un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni, i suoi lavori non sono solo descrittivi, ma offrono strumenti per l’interpretazione dei continui mutamenti sociali.
Dalla Federico II fino alle sue pubblicazioni il suo sguardo resta fisso su un obiettivo chiaro, tracciare un futuro dove l’identità non sia un muro invalicabile, ma un punto di partenza per abitare dovunque in un modo nuovo. Ed è proprio partendo da questa visione del “futuro del viaggio” che iniziamo la nostra conversazione…
Professore Corbisiero, nel suo libro del 2022 analizza il passaggio di consegne dai Millennials alla Gen Z. Guardando indietro dopo quattro anni, qual è il valore non contrattabile che queste generazioni hanno imposto all’industria del turismo globale?
Il valore non contrattabile che le nuove generazioni come Millennials e Gen Z stanno insegnando al vecchio modo di fare turismo è l’etica dell’esperienza “autentica”. Non parlo solo di autenticità nel senso di fare viaggi non massificati e non massificanti, ma di coerenza tra ciò che una destinazione o un brand racconta e ciò che realmente pratica in termini di sostenibilità, inclusione, diritti e responsabilità sociale del viaggiatore. Queste generazioni non si limitano a “consumare” un viaggio: lo valutano, lo condividono, lo giudicano pubblicamente soprattutto attraverso l’uso dei social. Hanno reso impossibile separare il prodotto turistico dai valori che lo sostengono. Se un territorio non è inclusivo, se un’azienda pratica greenwashing o pinkwashing, la sanzione reputazionale è immediata. Il turismo globale ha dovuto accettare che l’esperienza non è più neutra: è sempre anche politica, culturale e identitaria.
Lei parla molto di Turismo Arcobaleno. In che modo pensa che la fluidità dell’identità della Generazione Z stia demolendo le vecchie strategie di vendita turistica che classificavano i viaggiatori in categorie rigide?
La Generazione Z ha incrinato in modo definitivo il paradigma della segmentazione sociale tradizionale e della distinzione simbolica che per anni ha caratterizzato molte destinazioni d’élite. Per decenni il marketing turistico ha operato per compartimenti stagni: famiglie, senior, giovani coppie, turismo gay, turismo femminile, turismo dell’infanzia, turismo silver. Ogni categoria veniva trattata come un target omogeneo, stabile, riconoscibile. Oggi questo schema mostra tutta la sua rigidità. La generazioni di viaggiatori più giovani vivono l’identità come processo e narrazione, non come etichetta fissa. Genere, orientamento, età, stile di vita e appartenenze culturali sono dimensioni fluide, intersezionali, continuamente ridefinite. Anche le stesse categorie dell’industria turistica (silver, gold, rosa…), non possono più essere pensate solo in termini biologici o familiari, ma come esperienze relazionali, ibride, spesso condivise tra generazioni. Un nonno viaggia con il nipote, una giovane coppia senza figli cerca servizi child-friendly per ragioni di accessibilità, un senior digitale desidera esperienze immersive e non assistenziali. In questo contesto diventano obsolete le campagne costruite su categorie chiuse e identità preconfezionate. Quello che da tempo definisco “turismo arcobaleno” non è più soltanto un segmento di mercato rivolto a persone LGBTQIA+ (solo per fare un esempio di etichette), ma un paradigma culturale dell’ospitalità. Non significa aggiungere un’offerta per una minoranza, bensì ripensare strutturalmente spazi, linguaggi, comunicazione, formazione del personale e policy interne affinché l’inclusione sia incorporata nel sistema, non applicata a valle come strategia di targeting. La fluidità identitaria impone dunque al turismo di abbandonare la logica della nicchia per adottare quella dell’ecosistema inclusivo: un ambiente capace di accogliere differenze generazionali, di genere e di condizione non perché segmentate, ma perché riconosciute come parte costitutiva della complessità contemporanea.
All’interno delle pagine del libro emerge il concetto di “tecnologia come parte dell’esperienza”. Con la diffusione dell’Intelligenza Artificiale e della Realtà Aumentata, il viaggio fisico è a rischio di essere sostituito o ne uscirà fortificato?
Non credo alla sostituzione del viaggio fisico. Credo, piuttosto, alla sua ibridazione. Come ho scritto nel mio volume più recente (ndr Sociologia del Turismo. Tra terra, acqua, aria, fuoco, UTET 2025), l’Intelligenza Artificiale e la Realtà Aumentata stanno trasformando il viaggio in un’esperienza aumentata e progressiva, non alternativa. L’IA personalizza l’itinerario, suggerisce percorsi meno battuti, traduce in tempo reale, anticipa bisogni. La Realtà Aumentata stratifica i luoghi, aggiungendo livelli narrativi invisibili. Il viaggio, però, resta un’esperienza corporea e tangibile. È fatto di odori, di clima, di incontri casuali, di imprevisti. La tecnologia non può replicare la dimensione sensoriale e relazionale. Piuttosto, sta cambiando il concetto stesso di “presenza”: oggi viaggiamo fisicamente in un luogo ma siamo simultaneamente connessi a una rete globale. Questo non indebolisce il viaggio, lo rende più complesso e più consapevole.
Le sue ricerche più recenti si stanno spostando “oltre l’urbano” (Queerbeyond the urban, 2026). Cosa le ha fatto sentire la necessità di spostare lo sguardo sociologico dalle grandi metropoli alle periferie e alle aree rurali?
Per troppo tempo abbiamo associato la visibilità e l’emancipazione LGBTQIA+ al vivere in città. Io stesso ho condensato le mie analisi sul tema in un volume intitolato “Città arcobaleno” scritto insieme a Salvatore Monaco. La metropoli è stata narrata come spazio di libertà, mentre le aree rurali sono state rappresentate come luoghi di conservazione. Ma questa è una narrazione incompleta. Le trasformazioni culturali degli ultimi anni mostrano che le soggettività queer abitano e trasformano anche i territori marginali. Inoltre, le dinamiche turistiche stanno riportando attenzione verso borghi, aree interne, paesaggi rurali. Più recentemente mi è sembrato necessario indagare come identità, turismo e territorio si intreccino fuori dalle grandi città. “Oltre l’urbano” significa interrogarsi su come l’inclusione possa diventare pratica diffusa e non privilegio metropolitano.
Qual è la prossima “frontiera invisibile” che la sociologia del territorio deve ancora mappare? C’è un tema o un fenomeno sociale che sta attualmente osservando e che diventerà il suo prossimo libro?
Credo che la prossima frontiera invisibile sia la relazione tra mobilità, solitudine e comunità temporanee. Viviamo in un’epoca di iper-mobilità e di mobilità allungata: nomadismo digitale, remote working, migrazioni climatiche, turismo prolungato in ogni area del mondo. Sempre più persone abitano i territori in modo intermittente. Mi interessa capire come nascano nuove forme di appartenenza non basate sulla stabilità, ma sulla condivisione temporanea di spazi e valori. Quali comunità si costruiscono tra persone che non intendono “restare”? E che impatto hanno sui territori che attraversano? È un tema che sto osservando con attenzione e che, probabilmente, diventerà il cuore del mio prossimo lavoro: una riflessione su come il territorio non sia più solo uno spazio fisico, ma una trama di relazioni in continuo movimento.
Apprezziamo le parole del Professor Corbisiero che ci ricordano che la sociologia non riguarda solo lo studio di ciò che siamo, ma una finestra da cui possiamo vedere ciò che possiamo diventare. Gli siamo grati per la generosità nel condividere la sua visione e per il suo instancabile impegno a tracciare un mondo più inclusivo.
Ascoltare il suo pensiero è stato un autentico privilegio, oltre che un prezioso invito a superare ogni confine, sia geografico che identitario.

