Caserta (Graziana Iadicicco) – «Si è realizzato un sogno». Con queste parole la direttrice della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei, ha inaugurato una panchina rossa a forma di camelia collocata lungo la Via dell’Acqua del Parco Reale.
L’eloquente iniziativa, organizzata dalla Reggia di Caserta con il contributo della cooperativa sociale EVA e della Fondazione Una Nessuna Centomila, si è svolta il 13 maggio alle ore 11.30 presso l’ex Casa di Guardia di Ercole. A causa delle avverse condizioni meteorologiche, la manifestazione è poi proseguita nella Sala Terra di Lavoro del Palazzo Reale.
La scelta della data non è stata casuale. Il 13 maggio ricorrono infatti eventi storici particolarmente significativi: l’arrivo, nel 1768, di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena nel Regno di Napoli e il dono, nel 1784, della prima camelia “Rubra simplex”, destinata a diffondersi nei giardini italiani come simbolo duraturo di bellezza e memoria condivisa. Nello stesso giorno si celebra inoltre il compleanno di Maria Teresa d’Asburgo, imperatrice d’Austria e madre di Maria Carolina.
Il Museo del Ministero della Cultura, in linea con la campagna del Dipartimento per la Valorizzazione del MiC “Panchine Rosse”, ha presentato così l’installazione artistica Camellia japonica “Rubra simplex”.
L’opera è stata ideata, disegnata e progettata dalla Reggia di Caserta e realizzata dal fabbro Giuseppe Mallardo, artigiano con oltre vent’anni di esperienza e una solida tradizione familiare alle spalle, autentica espressione dell’eccellenza manifatturiera italiana.
Il manufatto, frutto del talento e dell’artigianato casertano, si presenta come un’opera di design raffinata e curata nei minimi dettagli: dai petali della camelia ai pistilli interni, fino alla splendida farfalla dorata che reca impressa la data di inaugurazione e la frase «La Reggia di Caserta contro la violenza di genere». Nella parte inferiore della farfalla compare inoltre il titolo dell’iniziativa: «La libertà fiorisce dove non c’è violenza».
L’installazione suscita meraviglia nello spettatore ma, oltre al valore estetico, rappresenta soprattutto uno spazio di riflessione, pausa e armonia, un luogo di otium capace di contrapporsi simbolicamente alla brutalità della violenza contemporanea.
La panchina non è soltanto una creazione artistica, ma anche una seduta funzionale pensata per invitare il visitatore a fermarsi, sostare e osservare il Parco da una prospettiva nuova, contrastando il fenomeno della cosiddetta “museum fatigue”. Un oggetto dunque bello, utile e al tempo stesso “semioforo”, ovvero portatore di un messaggio di straordinaria rilevanza sociale e culturale.
La violenza contro le donne resta una piaga drammatica e apparentemente inarrestabile, ma solo attraverso azioni concrete e condivise dall’intera comunità quella farfalla potrà continuare a volare libera, soprattutto in un territorio nel quale — è stato ribadito più volte — diventa fondamentale riaffermare quotidianamente questi principi.
Presenti all’iniziativa anche le attrici Cristina Donadio e Giovanna Sannino, che hanno ripercorso la storia del femminicidio interpretando con grande intensità emotiva un brano incentrato sul patrimonio lessicale utilizzato per ferire le donne. «La mancanza di linguaggio ci condanna e ci uccide», hanno affermato durante la performance.
Le due interpreti hanno inoltre denunciato quella che hanno definito una «cecità sociale», responsabile di aver contribuito, nel corso degli anni e nel mondo, all’assassinio di milioni di donne.
Nel corso della giornata è stato annunciato anche un nuovo progetto della cooperativa EVA insieme a Terra Felix: l’apertura imminente di un bistrot destinato a diventare una vera e propria fucina di eventi culturali e ambientali. Il nuovo spazio offrirà opportunità lavorative concrete alle donne vittime di violenza, riconoscendo nel lavoro uno strumento fondamentale di indipendenza, autodeterminazione ed empowerment.
La Reggia di Caserta conferma così la volontà di rinnovare la propria immagine: non soltanto luogo deputato alla conservazione e alla tutela del patrimonio storico-artistico, ma anche spazio partecipato di elaborazione culturale, laboratorio sociale e terreno fertile per l’artigianato produttivo e l’impegno civile.

