(Rosalba Moccia) In Italia si è assistito a un evento di straordinaria importanza, il ritorno della principessa Kate Middleton sulla scena pubblica mondiale dopo la malattia.
Un viaggio che non è voluto essere un impegno di rappresentanza, ma per un modo apprendere e orientare il futuro della sua campagna “Shaping Us” (iniziativa della Royal Foundation Centre for Early Childhood, che si riferisce a come i primi cinque anni di vita dei bambini in cui si plasmano gli adulti che diventeranno) cercando nel “Reggio Emilia Approach” una validazione scientifica.
Fondamentale è stato l’incontro tra la principessa e l’eredità intellettuale e pedagogica di Loris Malaguzzi, un confronto tra due visioni che pongono l’infanzia al centro di ogni progettualità sociale. Questa missione ha trasformato la solennità della visita in una ricerca viva, dove il prestigio istituzionale si è messo al servizio di una filosofia educativa dell’ascolto. La risonanza di questo viaggio ha trovato un’eco immediato nell’entusiasmo di tutta la comunità locale, capace di trasformare un evento formale in una vera e propria celebrazione dell’identità territoriale.
Kate Middleton ha ricevuto un’accoglienza incredibile e dove in molti momenti si è azzerato il rigido protocollo che si applica di solito in queste visite eccezionali. Infatti tra tricolori e Union Jack, Kate ha dimostrato che la leadership educativa richiede, innanzitutto, una profonda empatia relazionale. La sua capacità di connettersi con la gente comune ha ridefinito il concetto di prossimità reale attraverso diversi gesti carichi di significato come il concedersi agli obiettivi degli smartphone, abbracciando tante persone e le sue continue soste alle transenne per rendere grazie alle persone che l’aspettavano da ore.
La principessa si è recata presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, centro che ha reso Reggio Emilia un riferimento globale attraverso la sua teoria dei “Cento Linguaggi” in cui viene riconosciuto ai bambini le infinite potenzialità espressive che possiedono e dove l’ambiente cessa di essere contenitore e diventa parte attiva del processo di apprendimento.
Poi c’è stata la visita alla scuola Anna Frank dove Kate si è seduta sui piccoli sgabelli ad altezza bambino chiedendo a ognuno di loro, in un italiano perfetto, il nome ed emozionandosi di fronte alla tanta naturalezza con cui i bambini abitano la bellezza senza alcuna sovrastruttura tipica invece del mondo degli adulti.
Ancora, c’è stato il momento magico dell’omaggio del quaderno di pensieri e disegni che ha rappresentato per la principessa l’incontro con la documentazione pedagogica. Ricevere questo dono ha significato per lei accogliere la memoria di un processo creativo, rendendo visibile l’invisibile lavorio del pensiero infantile. La principessa nella sua immensa spontaneità, ha riconosciuto l’approccio reggiano come un modello di eccellenza per la trasformazione sociale e il benessere delle future generazioni, la valorizzazione del racconto educativo come mezzo per dare voce all’esperienza dei più piccoli. Inoltre ha avuto modo di assaggiare delle eccellenze locali, come il Parmigiano Reggiano, inteso non solo come nutrimento, ma come pedagogia della relazione che lega il bambino alla terra, alla salute e al rito comunitario della tavola. Tutto questo è stato fonte di grande ispirazione per Kate al punto che ha affermato che riporterà nel Regno Unito sia il metodo appreso ma anche una filosofia di vita e che è sua intenzione trasformare gli asili britannici in centri di esperienza viva.
Questo viaggio ha avuto un significato molto profondo per la principessa il cui ambizioso l’obiettivo è il superamento definitivo del concetto di scuola come semplice custodia, per arrivare finalmente a quello di una scuola come luogo di ricerca e di azione. In questa visione, l’ambiente e la relazione non sono più accessori, ma diventano il meccanismo propulsore di una crescita democratica, fondamenta imprescindibili su cui edificare, giorno dopo giorno, una società davvero umana, creativa e consapevole.

