Legge elettorale, i ‘franchi tiratori’ bocciano l’emendamento di Fdi sul ritorno delle preferenze. Tensione alla Camera

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Roma (Redazione) – Va avanti l’iter alla Camera dei Deputati per l’approvazione della nuova Legge elettorale ma non si placano le tensioni dopo il voto di ieri che ha portato alla bocciatura dell’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc. Il voto segreto ha permesso ai ‘franchi tiratori’ di non approvare l’emendamento che avrebbe portato all’inserimento delle preferenze sulle schede elettorali per le prossime Politiche.

Un voto segreto che, nonostante il ‘sì’ all’emendamento annunciato anche da Lega e Forza Italia, nei fatti ha permesso a tanti deputati, anche di maggioranza, di votare contro il reinserimento delle preferenze.

Una mancata approvazione che ha scatenato subito le opposizioni che hanno iniziato a parlare di una maggioranza ormai spaccata, chiedendo le dimissioni dell’esecutivo e invocando il ritorno alle urne. «Avete fallito, andate a casa», è stato il messaggio lanciato dai banchi del centrosinistra.

Nonostante la pesante battuta d’arresto, il governo esclude qualsiasi ipotesi di crisi. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha ribadito che l’esecutivo intende portare a termine la legislatura, rivendicando la stabilità garantita al Paese. L’obiettivo resta quello di concludere l’esame del provvedimento alla Camera per poi trasmetterlo al Senato, dove il testo arriverà senza la norma sulle preferenze. Ciriani non esclude che Palazzo Madama possa intervenire con ulteriori modifiche, precisando che il disegno di legge sarà tra i primi provvedimenti all’ordine del giorno dopo la pausa estiva, qualora non si riuscisse ad approvarlo prima di agosto.

Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha minimizzato le ricadute politiche del voto, sottolineando che non esistono timori sulla tenuta del governo e affermando che «ci sono cose peggiori», facendo riferimento allo scenario internazionale segnato dai conflitti in corso.

Dal fronte delle opposizioni, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha interpretato il voto come la prova della fragilità della maggioranza. Secondo la leader dem, la vera notizia emersa dall’Aula è il crollo della narrazione di un centrodestra compatto. Schlein ha assicurato che le opposizioni sarebbero pronte ad affrontare eventuali elezioni anticipate «in qualsiasi momento», accusando il governo di voler modificare la legge elettorale esclusivamente per consolidare il proprio potere.

La segretaria del Pd ha inoltre criticato duramente il contenuto della riforma, definendola caratterizzata da un premio di maggioranza eccessivo e sostenendo che rappresenti un tassello del percorso verso il premierato. Ha poi puntato il dito contro l’emendamento bocciato, affermando che avrebbe eliminato la parità di genere tra i capilista e sostenendo che Giorgia Meloni fosse pronta a sacrificare tale principio per difendere la propria strategia politica.

Proprio il Presidente del Consiglio, tuttavia, ha evitato di intervenire direttamente sul voto alla Camera. Sui social ha invece rilanciato l’azione dell’esecutivo, pubblicando un videomessaggio dedicato al disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri e ribadendo l’impegno del governo a «riportare lo Stato dalla parte delle persone perbene».