Libere Professioni, Bonaldi (PD): un questionario nazionale per ascoltare priorità e criticità

Tempo di lettura: 2 minuti

Roma (Domenico Panetta) – Il questionario nazionale lanciato dalla Rete Professioni del Partito Democratico somiglia più a un manifesto d’ascolto, una sonda calata nelle profondità di un’Italia che produce, progetta e rischia, ma che troppo spesso si sente un “fantasma” per il legislatore. Il lavoro autonomo, pur essendo il motore pulsante del tessuto produttivo, si ritrova oggi stretto tra la morsa di una burocrazia asfissiante e un sistema di tutele che sembra scritto per un secolo ormai tramontato.

Stefania Bonaldi, Responsabile Professioni del PD, non usa giri di parole nel presentare l’iniziativa: la distanza tra le necessità reali del settore e le “narrazioni astratte” della politica va colmata immediatamente. L’obiettivo dichiarato è quello di passare dalla solidarietà di facciata a una strategia di rafforzamento dei diritti che sia, finalmente, strutturale.

L’indagine si muove lungo i nervi scoperti della libera professione. Si parte dall’incertezza del reddito, un’altalena che toglie il sonno a migliaia di partite IVA, per arrivare al nodo gordiano del carico fiscale, percepito non come un contributo al bene comune ma come un ostacolo alla sopravvivenza stessa dell’attività. Ma la vera sfida del questionario riguarda la sfera dei diritti umani e sociali: cosa succede a un professionista quando si ammala? Quali paracadute esistono per una madre lavoratrice o per chi deve assistere un familiare anziano?

Il tema del caregiving e della maternità emerge come un punto di rottura fondamentale. In un mondo che corre, chi lavora in proprio non può permettersi di fermarsi, eppure la carenza di welfare trasforma spesso una necessità familiare in una crisi professionale. Il PD, attraverso questa mappatura, intende analizzare anche la domanda di rappresentanza, cercando di capire chi parla davvero a nome di questo esercito di autonomi che chiede solo di poter lavorare con dignità e continuità.

I risultati di questa consultazione non resteranno chiusi in un cassetto o limitati a una tabella statistica. L’ambizione è quella di trasformare ogni risposta in un tassello per una proposta politica mirata. Si tratta di costruire un nuovo patto tra Stato e professionisti, dove il riconoscimento del valore sociale del lavoro autonomo si traduca in agevolazioni concrete e protezioni reali.

Riconoscere le criticità è, come sottolinea Bonaldi, il primo passo per smettere di considerare le libere professioni come un comparto marginale. Se l’ascolto diventerà azione, l’Italia potrebbe finalmente dotarsi di politiche pubbliche capaci di sostenere chi, ogni giorno, sceglie la strada della responsabilità individuale per far crescere l’intero Paese.