“Limoni a Varsavia”, l’Italia servita al tavolo dell’Europa: il film di Bruno Colella arriva a Caserta il 4 settembre tra cinema, sapori e radici

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– Dopo la presentazione al Taormina Film Festival, il film inaugura da Napoli il viaggio nelle sale: nel cast Roberto De Francesco, Ninni Bruschetta, Marieta Żukowska, Anna Cieślak e Denise Tantucci

– Dalla Polonia alla Campania, passando per Milano, Umbria e Chianti: tappa anche in Terra di Lavoro per un racconto che intreccia cucina, identità italiana, memoria e una piccola pianta di limoni trasformata in simbolo

Caserta/Napoli (Redazione) – Un limone può contenere una geografia sentimentale. Il profumo di una terra lasciata molti anni prima, il ricordo di una tavola, l’ostinazione delle radici e perfino l’illusione che basti attraversare l’Europa per ritrovare ciò che il tempo sembrava avere disperso. Attorno a questa suggestione Bruno Colella costruisce “Limoni a Varsavia”, commedia che sceglie il cibo come linguaggio universale e il viaggio come strumento per interrogare appartenenza e memoria.

Presentato all’ultimo Taormina Film Festival e distribuito da RS Productions, il lungometraggio prende ora la strada delle sale italiane partendo da Napoli, città che nella vicenda non rappresenta soltanto una tappa geografica, ma una delle matrici culturali dell’intero racconto.

Dopo l’anteprima all’America Hall, il film approda al Metropolitan con il cast, prima di proseguire il 31 agosto all’UCI di Casoria e il primo settembre al Partenio di Avellino. Il 4 settembre sarà quindi la volta di Caserta, mentre il 19 settembre il viaggio toccherà il Teatro De Bernardinis di Vallo della Lucania, preludio alla prosecuzione del tour nazionale.

Colella firma anche la sceneggiatura, realizzata con la collaborazione di Mirco Garrone e l’amichevole contributo del maestro polacco Krzysztof Zanussi. Ne nasce una storia apparentemente lieve, sotto la cui superficie affiora però una riflessione sull’identità italiana esportata, trasformata e talvolta ridotta a marchio.

Al centro della vicenda figurano Nicola e Giuseppe, titolari del ristorante “Dai fratelli Tassi” a Varsavia. Fratelli soltanto nell’insegna, perché nella realtà sono due cugini italiani alle prese con una concorrenza sempre più aggressiva e con un’attività che rischia di perdere terreno.

La soluzione immaginata ha qualcosa di disperato e insieme irresistibilmente cinematografico: tornare in Italia dopo oltre vent’anni e convincere un grande chef televisivo, oppure il re della pizza napoletana, a seguirli in Polonia.

Comincia così una traversata dell’Italia gastronomica e umana nella quale la ricerca del personaggio capace di salvare il locale finisce progressivamente per assumere un significato diverso. Il ritorno diventa confronto con ciò che si era lasciato, con i luoghi mutati e soprattutto con sé stessi.

Alla fine, Nicola e Giuseppe non porteranno a Varsavia il trofeo culinario immaginato. Con loro viaggerà soltanto una piccola, singolare pianta di limoni. Ed è proprio quell’oggetto apparentemente modesto a custodire una delle intuizioni più felici del film: talvolta una radice vale più di una celebrità.

Le riprese attraversano Polonia e Italia, componendo una cartografia che comprende Milano, la campagna umbra, il Chianti, Napoli e il Cilento. Paesaggi differenti diventano altrettante declinazioni di un Paese osservato attraverso il gusto, le contraddizioni e la capacità quasi teatrale di raccontarsi.

Accanto a Roberto De Francesco, Ninni Bruschetta, Marieta Żukowska, Anna Cieślak e Denise Tantucci, Colella convoca un mosaico di interpreti che restituisce al progetto una marcata coralità.

Compaiono Antonella Attili, Nino Frassica, Peppe Lanzetta, Pietra Montecorvino, Totò Onnis, Yeva Sai, Lina Sastri, Mariano Rigillo e Giulio Scarpati, presenze provenienti da esperienze artistiche differenti e riunite dentro una narrazione volutamente contaminata.

Il gioco fra finzione e realtà si completa attraverso alcuni protagonisti autentici della cucina italiana. Gianfranco Vissani, Dario Cecchini, Filippo La Mantia, Gino Sorbillo e Federico Del Monte interpretano infatti sé stessi, trasformando la ricerca dei due ristoratori in un piccolo itinerario dentro l’immaginario gastronomico nazionale.

A dare un’ulteriore impronta mediterranea all’opera intervengono le musiche originali di Eugenio Bennato, chiamate ad accompagnare una storia nella quale il Sud non è semplice sfondo, ma memoria sonora e culturale.

La produzione riunisce Dario Formisano, Gaetano Di Vaio, Giovanna Crispino, Santo Versace, Gianluca Curti, Eduardo Angeloni e Pier Francesco Aiello. L’opera è stata realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e della Regione Campania – Fondo Cinema e Audiovisivo, in collaborazione con Film Commission Regione Campania.

“Limoni a Varsavia” sembra dunque muoversi sul registro della commedia per affrontare qualcosa di meno effimero: che cosa rimane della propria identità quando si vive lontano, quanto di un Paese possa sopravvivere nei sapori e quale distanza separi l’Italia autentica dalla sua rappresentazione all’estero.

Il passaggio a Caserta del 4 settembre assume, in questa prospettiva, il valore di una nuova fermata in un itinerario cinematografico che dal grande schermo torna continuamente alla vita, portando anche nella città della Reggia una storia sospesa fra ironia, nostalgia e appartenenza.

Perché alla fine Colella affida il senso della sua storia non alla fama di uno chef né alla magnificenza di una tavola apparecchiata, ma alla fragilità ostinata di una pianta.

Un limone portato fino a Varsavia può sembrare poca cosa. Eppure le radici, anche quando attraversano migliaia di chilometri, conservano una virtù che nessun confine riesce davvero a cancellare: ricordarci da dove veniamo.