di Domenico Panetta
Roma – Piccoli segnali di risveglio per l’industria italiana. Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Istat, nel mese di febbraio 2026 l’indice della produzione industriale ha registrato un timido incremento dello 0,1% rispetto a gennaio, consolidando una crescita tendenziale dello 0,5% su base annua.
Sebbene il dato mensile appaia quasi stazionario, il confronto con il 2025 restituisce un’immagine di resilienza, pur in un contesto che rimane complesso: la media del trimestre dicembre-febbraio mostra infatti ancora una flessione dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti.
A trainare la risalita sono i beni strumentali, che segnano un balzo del +4,4% rispetto allo scorso anno. È il segnale di un sistema produttivo che continua a investire in macchinari e tecnologie, nonostante l’incertezza economica.
Analizzando i singoli settori, spiccano performance d’eccellenza:
• Mezzi di trasporto: +10,0%
• Computer, elettronica e ottica: +7,8%
• Macchinari e attrezzature: in crescita costante.
Non tutto il comparto industriale viaggia però alla stessa velocità. Se l’alta tecnologia e la meccanica corrono, i beni di consumo arrancano, segnando un -2,2% che riflette la prudenza delle famiglie italiane negli acquisti. Stessa sorte per il comparto dell’energia, anch’esso in calo del 2,2%.
Le note più dolenti arrivano dai settori legati alle materie prime e alla raffinazione: la fabbricazione di prodotti chimici crolla del 6,8%, seguita a breve distanza dal settore coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%).
Il dato odierno dell’Istat fotografa un’Italia “a due marce”.
Da una parte, un’industria manifatturiera avanzata capace di aggredire i mercati con beni ad alto valore aggiunto; dall’altra, settori energivori e beni di largo consumo che risentono ancora del rallentamento della domanda interna e dei costi operativi. “Il recupero dello 0,5% su base annua è un punto di partenza positivo, ma il calo nel trimestre segnala che la fase di stagnazione non è ancora del tutto superata.”
In attesa dei dati di marzo, il governo e gli analisti guardano con attenzione alla tenuta dell’automotive e dell’elettronica, veri motori di questa frazionaria ma significativa crescita primaverile.

