Teheran (Redazione) – La crisi tra Stati Uniti e Iran torna a infiammare il Medio Oriente e riporta al centro dello scenario internazionale lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio del petrolio.
Le forze statunitensi hanno condotto nuovi raid contro obiettivi iraniani, spiegando che l’operazione aveva l’obiettivo di indebolire la capacità di Teheran di colpire le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. La risposta iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha lanciato attacchi contro basi militari americane situate in altri Paesi arabi.
A destare particolare preoccupazione è la situazione nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito dalla BBC, sulla base dei dati del sistema di monitoraggio navale MarineTraffic, dalla serata di ieri (12 luglio) i transiti delle navi commerciali risultano di fatto azzerati. Alcune imbarcazioni avrebbero inoltre attraversato l’area con i transponder disattivati, una pratica utilizzata in contesti ad alto rischio per evitare di essere individuate.
Del resto ieri il governo iraniano aveva dichiarato che il passaggio attraverso lo Stretto non era temporaneamente possibile, accusando le forze armate statunitensi di condurre “movimenti illegali” nella regione. La chiusura di fatto della principale via di transito per una quota significativa del petrolio mondiale ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici. Il prezzo del greggio è infatti balzato oltre il 4%, con forti rialzi sia per il Brent sia per il Wti, alimentando le preoccupazioni per possibili effetti sull’economia globale e sui costi dell’energia.
Sul piano diplomatico, l’Iran ha inoltre alzato il livello dello scontro. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che Teheran non si riterrà più vincolata al memorandum d’intesa sottoscritto con Washington qualora gli Stati Uniti continueranno a violarne gli impegni: «Il nostro impegno sarà confermato in relazione a quello della controparte», sostenendo che siano stati gli Stati Uniti a infrangere l’accordo e ad aver compromesso l’attuazione del memorandum composto da 14 articoli.

