Caserta (Lorenzo Torre) – Lo strano caso della panchina rossoblù continua a essere uno dei nodi più intriganti e al tempo stesso più silenziosi di questa prima fase di estate in casa Casertana. Perché mentre il mercato dei calciatori inizia a muoversi, mentre i primi nomi circolano , specialmente in uscita, con la naturale frenesia del periodo, sulla guida tecnica regna ancora un’attesa che, a fine giugno, assume contorni sempre meno fisiologici.
Ad oggi, infatti, i falchetti non hanno ancora ufficializzato l’allenatore per la stagione 2026/27. E non si tratta di un semplice ritardo burocratico: è il segnale di un casting lungo, complesso, a tratti anche cambiato in corsa, che ha visto alternarsi idee, contatti, accelerazioni e improvvise frenate.
Un silenzio che fa rumore, soprattutto se letto alla luce delle parole pronunciate nella conferenza di fine stagione dal direttore Alessandro Degli Esposti, che aveva delineato un profilo molto preciso: un allenatore esperto, capace di proporre un calcio offensivo, propositivo, di dominio. Una Casertana che non si limita a competere, ma che prova a comandare. Eppure, tra l’identikit ideale e la realtà del mercato, si è sviluppato un percorso molto meno lineare.
In principio, il nome forte era quello di Devis Mangia. Profilo esperto, curriculum internazionale, capacità di lavorare anche in contesti tecnici complessi. Un allenatore che avrebbe garantito immediata credibilità e struttura. La pista, però, si è interrotta bruscamente con la sua firma al Campobasso, lasciando il club rossoblù costretto a riaprire un dossier già impostato.
Da lì in poi, il casting si è allargato: Federico Guidi è stato uno dei profili più coerenti con la linea societaria. Tecnico cresciuto nel lavoro con i giovani, ex Roma Primavera e Milan Primavera, il fiorentino rappresenta un’idea di calcio codificata: 3-4-2-1 o 4-3-3, costruzione dal basso, valorizzazione del talento, attenzione al gioco posizionale. Un allenatore che lavora più sul campo che sull’episodio, con una chiara identità formativa. Non un gestore puro, ma un costruttore di sistemi e già ex falchetto.
Accanto a lui è emerso Lamberto Zauli, altro profilo profondamente legato al mondo delle giovanili di alto livello. Ex Juventus Next Gen, il romano porta con sé un’impostazione moderna, orientata al possesso e alla rifinitura tra le linee. La sua Juventus U23 ha spesso espresso un calcio tecnico, talvolta anche rischioso, ma sempre coerente con l’idea di dominare il gioco attraverso il palleggio. Una soluzione “ideologica”, più che pragmatica.
Poi il nome di Luciano Zauri, profilo differente: meno teorico, più equilibratore. Da allenatore ha mostrato maggiore attenzione alla fase difensiva e alla compattezza del gruppo, con un approccio più vicino alla gestione della Serie C “classica”. Non un rivoluzionario del gioco, ma un tecnico in grado di dare solidità immediata.
Nel gruppo dei candidati è finito anche Roberto Stellone, forse il nome più “di campo” tra quelli emersi. il romano è un allenatore che conosce bene la categoria, con esperienze importanti tra Serie B e Serie C. Il suo calcio è pragmatico ma non rinunciatario, spesso orientato al 4-3-3 o al 3-5-2, con attenzione alle transizioni e alla verticalità. È il profilo che più di altri garantisce un impatto immediato sul risultato.
Fabio Prosperi e Marco Marchionni rappresentano invece due letture differenti della stessa categoria: conoscenza profonda della Serie C, capacità di lavorare su gruppi giovani e medi, e un’impostazione che varia tra pragmatismo e tentativi di gioco più codificato. Marchionni, in particolare, ha sempre mostrato un’idea di calcio ordinata, meno spettacolare ma funzionale.
Manuel Iori, infine, è il profilo più “interno” al contesto della categoria: tecnico emergente, legato a una visione moderna ma ancora in costruzione, con un approccio che punta sull’intensità e sulla compattezza, anche lui ex falchetto.
Negli ultimi giorni, il nome di Valerio Bertotto ha riaperto scenari differenti. Ex difensore, allenatore con esperienze tra Serie C e Serie B, il torinese porta un’idea di calcio più verticale e organizzata, con una forte attenzione alla fase difensiva e alla gestione dei momenti della partita. Non il profilo più “spettacolare”, ma sicuramente uno dei più strutturati dal punto di vista tattico.
Fino a qui, il quadro era ampio ma coerente con le dichiarazioni iniziali. Poi, però, il casting ha preso una piega più imprevedibile, e quando sembrava che la rosa dei candidati fosse ormai ristretta e indirizzata, ecco il nome che ha cambiato nuovamente il perimetro della discussione: Vinicio Espinal.
Profilo affascinante e meno convenzionale, il dominicano rappresenta una delle figure emergenti più interessanti tra i tecnici di nuova generazione. La sua idea di calcio è moderna, fluida, orientata al possesso dinamico e alla costruzione verticale. Non un semplice “gestore”, ma un allenatore che lavora su principi più che su moduli rigidi. Il suo nome, nelle ultime ore, sembrava aver guadagnato posizione fino a sfiorare una chiusura che avrebbe potuto imprimere una direzione precisa al progetto tecnico.
E invece, proprio quando la sensazione era quella di un’accelerazione definitiva, si è inserito un ulteriore elemento: contatti con Miguel Veloso.
Un nome che sposta completamente il piano della discussione. Non più solo allenatori già rodati o emergenti, ma anche figure ibride, ex calciatori di alto livello che potrebbero iniziare un percorso da tecnico con una struttura societaria pronta ad accompagnarli. Il portoghese, per esperienza internazionale e visione di gioco maturata ai massimi livelli, rappresenterebbe una scommessa totale: affascinante, ma inevitabilmente rischiosa.
Ed è proprio qui che si arriva al punto centrale della vicenda. Perché oggi la Casertana si trova sospesa tra diverse anime calcistiche: da un lato la richiesta di un calcio propositivo e dominante, dall’altro la necessità di non perdere equilibrio in una categoria complessa come la Serie C, dove spesso l’identità deve convivere con la concretezza.
Guidi e Zauli rappresentano la scuola della costruzione e della formazione. Stellone, Bertotto e Zauri incarnano la solidità e la gestione mentre Espinal e, in parte, Veloso, aprono invece a scenari più moderni o sperimentali.
E se è vero che il calcio di giugno vive spesso di attese e scenari fluidi, è altrettanto vero che le squadre che arrivano pronte a luglio sono quasi sempre quelle che hanno perso meno tempo a giugno.
La Casertana, oggi, è ancora dentro questo equilibrio fragile: tra progetto e scelta, tra idee e firme, tra intenzioni e ufficialità. Il prossimo annuncio potrebbe arrivare a ore, o nei prossimi giorni ma a Caserta, più che altrove, non sarà un semplice comunicato, sarà la prima vera scelta della stagione.

