Maddaloni nel dolore per Sofia Di Vico: lutto cittadino e verità ancora da chiarire

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di Redazione

Maddaloni – La città il tempo sembra essersi fermato. La città casertana, ancora stretta nel lutto per
la morte della giovane cestista Sofia Di Vico, continua a interrogarsi su quanto accaduto la scorsa
settimana a Ostia, dove la quindicenne ha perso la vita in seguito a un violento shock anafilattico.
I funerali, celebrati il 6 aprile in una chiesa gremita, hanno segnato uno dei momenti più intensi del
dolore collettivo: compagni di scuola, amici e compagne di squadra hanno salutato Sofia tra palloni
da basket e maglie simboliche, mentre il Comune proclamava il lutto cittadino. Un tributo corale a
una ragazza descritta da tutti come solare, generosa e profondamente legata ai valori dello sport.
Ma accanto al cordoglio, cresce la richiesta di verità. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per
omicidio colposo e sta indagando su più fronti, senza al momento indagati. Al centro dell’inchiesta
vi sono innanzitutto le circostanze della crisi allergica: Sofia, allergica alle proteine del latte, si è
sentita male subito dopo aver iniziato a mangiare durante una cena con la squadra.
Uno dei nodi cruciali riguarda il possibile malfunzionamento dell’iniettore di adrenalina, il farmaco
salvavita che la ragazza portava con sé. Secondo le prime ricostruzioni, il dispositivo potrebbe non
aver funzionato nel momento decisivo, impedendo un intervento immediato e aggravando
rapidamente le sue condizioni.
Parallelamente, gli inquirenti stanno verificando l’ipotesi di una contaminazione alimentare.
Nonostante le pietanze consumate non contenessero teoricamente latte, non si esclude la presenza
accidentale di allergeni, magari attraverso stoviglie o superfici non adeguatamente sanificate. Per
questo motivo, la cucina e le attrezzature del campeggio dove la giovane alloggiava sono state
sequestrate per accertamenti.
Un ulteriore filone d’indagine riguarda i soccorsi. La prima ambulanza giunta sul posto non
disponeva di un medico rianimatore — circostanza non obbligatoria ma rilevante — mentre una
seconda unità, più attrezzata, è arrivata solo successivamente. Si indaga anche su eventuali ritardi o
fraintendimenti nella comunicazione con il 118, elementi che potrebbero aver inciso sull’esito
finale.
In attesa dei risultati dell’autopsia, che saranno determinanti per chiarire le cause precise del
decesso, la vicenda resta sospesa tra dolore e interrogativi.
Nel frattempo, proprio dal mondo che Sofia amava di più — quello del basket — nasce un segnale
di speranza. Compagni di squadra e amici stanno promuovendo la creazione di una fondazione a lei
intitolata, con l’obiettivo di custodire e diffondere i valori sportivi e umani che la giovane
incarnava: impegno, rispetto, spirito di squadra.
È il tentativo, forse necessario, di trasformare una tragedia in memoria attiva. Perché se la giustizia
farà il suo corso nelle aule giudiziarie, la comunità di Maddaloni sembra aver già scelto un’altra
strada: quella di non lasciare che il nome di Sofia Di Vico si dissolva nel dolore, ma continui a
vivere nel futuro degli altri.