Buenos Aires (di Lorenzo Torre) Non è mai stato solo calcio, non lo è stato allora, non lo è oggi.
Perché Diego Armando Maradona non è stato semplicemente un numero 10, ma un simbolo che ha attraversato generazioni, confini e identità.
Maradona è stato il talento puro delle strade di Buenos Aires, il riscatto degli ultimi, la mano che ha sfidato il mondo e il piede che lo ha incantato.
È stato Napoli, è stato Argentina, è stato tutto e il contrario di tutto. Genio e fragilità, divinità e uomo e forse proprio in questo equilibrio mai davvero trovato si nasconde una parte della sua fine.
Oggi, a distanza di anni dalla sua morte, la sua storia torna dentro un’aula di tribunale. A San Isidro è iniziato il nuovo processo contro i sette imputati accusati di omicidio: i membri dello staff medico che avevano in cura Diego nei suoi ultimi giorni.
In aula c’è la sua famiglia: Le figlie Dalma, Giannina e Jana, l’ex moglie Verónica Ojeda, le sorelle.
C’è un dolore che non si è mai spento, ma soprattutto c’è una richiesta chiara, quasi disperata nella sua semplicità: giustizia.
“La famiglia cerca solo giustizia e che si concluda una volta per tutte il processo”, ha dichiarato, l’avvocato delle figlie, Fernando Burlando.
Il processo riparte dopo il clamoroso annullamento del primo procedimento, tra polemiche e irregolarità. Una nuova occasione, forse l’ultima, per arrivare a una verità definitiva.
Le udienze saranno meno, i testimoni dimezzati, un contesto dove si proverà ad accelerare, ad evitare che tutto si perda ancora tra rinvii e strategie difensive.
Sul banco degli imputati siedono medici, specialisti, figure che avrebbero dovuto proteggere Maradona nel momento più delicato della sua vita, dopo l’intervento alla testa. E allora la domanda, inevitabile, torna a farsi spazio con forza:
Attorno a Diego c’era davvero una struttura pronta ad aiutarlo, o solo un sistema che non ha funzionato?
La morte del 25 novembre 2020, causata da un edema polmonare acuto legato a insufficienza cardiaca, resta il punto finale di una vicenda che però continua a lasciare troppi interrogativi.
Un cuore ingrossato, un corpo provato, un uomo fragile e forse anche troppo solo.
Fuori dal tribunale il silenzio pesa più delle parole. Dentro, ogni testimonianza è un frammento che prova a ricostruire gli ultimi giorni di una leggenda che sembrava immortale.
Ma questo processo non riguarda solo responsabilità mediche, riguarda il modo in cui è stato accompagnato uno degli uomini più amati della storia del calcio verso la sua fine.
Perché finché non arriverà una verità chiara, quella di Maradona resterà una ferita aperta, non solo per la sua famiglia, ma per un intero popolo che in lui aveva trovato qualcosa di irripetibile.
È il tentativo, forse l’ultimo, di restituire dignità alla fine di un “dios” che, nel momento più difficile, aveva bisogno di essere semplicemente un uomo.
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