Cerimonia intensa nell’Alto Casertano tra studenti, cittadini e istituzioni: il Comune rende omaggio al bambino ucciso dalla mafia
Presenti il sindaco Andrea Terranova e Padre Maurizio Patriciello, voce simbolo della battaglia contro criminalità e degrado sociale
Marzano Appio (Carlo Pascarella) – Una comunità raccolta nel segno della memoria, della legalità e della dignità umana ha vissuto a Marzano Appio una delle pagine civili più significative degli ultimi anni. La mattinata di venerdì 8 maggio 2026 ha consegnato al territorio un messaggio destinato a lasciare traccia: la villa comunale del paese dell’Alto Casertano porta ufficialmente il nome di Giuseppe Di Matteo, il bambino assassinato da Cosa Nostra dopo un lunghissimo periodo di prigionia per vendetta mafiosa nei confronti del padre collaboratore di giustizia.
L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione guidata dal sindaco Andrea Terranova, che ha accolto la richiesta avanzata da Padre Maurizio Patriciello, presente alla manifestazione insieme a studenti, cittadini, associazioni e ragazzi diversamente abili.
L’atmosfera ha assunto fin dai primi istanti il tono della riflessione autentica più che quello della semplice commemorazione istituzionale. Volti commossi, applausi discreti e momenti di silenzio hanno accompagnato una cerimonia dal forte valore simbolico, capace di intrecciare memoria storica ed educazione civile.
Padre Maurizio Patriciello, da anni figura di riferimento nazionale nella denuncia della criminalità organizzata e delle devastazioni ambientali nella Terra dei Fuochi, ha espresso parole di gratitudine verso l’amministrazione comunale per la sensibilità mostrata. Il sacerdote di Caivano continua a rappresentare una delle voci più autorevoli e coraggiose del Mezzogiorno nella difesa dei diritti, della giustizia sociale e delle periferie dimenticate. La sua presenza ha conferito ulteriore spessore morale all’iniziativa.
La scelta di dedicare uno spazio pubblico a Giuseppe Di Matteo assume un significato profondo e dolorosamente attuale. Il piccolo, rapito dalla mafia quando aveva appena dodici anni, venne segregato per oltre due anni prima di essere barbaramente assassinato dai sicari di Cosa Nostra. Una vicenda che sconvolse l’Italia intera e che ancora oggi rappresenta una delle espressioni più feroci della crudeltà mafiosa.
Il sindaco Terranova ha sottolineato l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria e della responsabilità collettiva, rimarcando come la legalità debba diventare patrimonio quotidiano delle comunità locali. La presenza degli studenti ha reso ancora più incisivo il significato dell’evento, trasformando la cerimonia in una lezione civile a cielo aperto.
Particolarmente significativa anche la partecipazione dei fratelli e delle sorelle diversamente abili, accolti con affetto dai presenti in un clima di condivisione autentica. Un dettaglio che ha restituito alla manifestazione una dimensione umana intensa, lontana dalla retorica e vicina invece al senso più profondo della solidarietà sociale.
La nuova intitolazione della villa comunale non rappresenta soltanto un gesto simbolico o amministrativo. Quel nome inciso all’ingresso diventa un presidio morale permanente, un richiamo quotidiano alla necessità di non abbassare mai la guardia davanti alla violenza criminale e all’indifferenza culturale.
Marzano Appio ha scelto così di trasformare uno spazio pubblico in un luogo della coscienza collettiva, affidando alla memoria di un bambino innocente il compito di parlare soprattutto ai più giovani.
Perché le mafie prosperano nel silenzio e nell’oblio, mentre ogni gesto capace di custodire il ricordo delle vittime innocenti riesce a restituire forza alla parte migliore della società.

